Come non chiedere il numero di telefono ad una ragazza

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Nel gruppo faccialibro di SdC, Cianciolla ha chiesto di raccontare com’è andata a LA, ma non sono ancora pronto per farlo per motivi molto seri quali jet lag e depressione post-rientro.

Però posso raccontarti come la prima cosa che ho fatto rientrando in Italia è stato prendermi un due di picche nei denti da una ragazzina di 21 anni, ben consapevole di tutti gli errori da principiante che ho compiuto.

Ecco com’è andata…

Los Angeles – Amsterdam – Parigi – Bologna – Firenze

28 ore di viaggio, per arrivare a casa verso l’ora di cena, farmi una doccia e andare a letto per recuperare il ritmo…

Questo è quello che avrei dovuto fare, in teoria, in pratica invece Bro è venuto a prendermi in stazione e siamo andati a bere.

Fanculo il jet lag, siamo nella stessa nazione solo per 48 ore, poi lui ripartirà per la Francia, e di certo non sono ore da sprecare dormendo.

A cena ci raccontiamo le nostre ultime avventure, ricche di dettagli che non potranno mai essere riportate nero su bianco e verranno tramandate solo per via orale, principalmente a causa della loro natura illegale o immorale.

Dopo cena entriamo in un bar che spara gli Offspring dalle casse, spilla birra e cambia vili banconote in preziose monetine da 50 per il calcino.

Problema: siamo solo in due.

Soluzione: ci sono due tipine al bancone con un amico.

«Hey ragazzi, ci mancano due per il calcino, vi va di giocare con noi?»

«Giocate? Che figata, siamo venuti qui apposta!», dice una delle due tipine.

Le ragazze sono inaspettatamente brave. Il livello di competitività cresce facendo a gara con quello alcolico.

Dopo un’ora abbiamo bruciato almeno 10 € nel calcino e trasformato la saletta di legno in una fornace. Il calore e il gin hanno sparso le nostre cose in giro per tutto il locale: uno i vestiti, l’altro la riservatezza. Da che eravamo tutti bardati e timidi siamo finiti in canottiera ad insultarci come camionisti polacchi. Sono tutti e tre molto simpatici e di compagnia.

Una delle ragazze è bellissima. Si chiama Sveltina, ha 21 anni e studia psicologia. Io sono sempre piaciuto alle psicologhe, forse perché gli piace studiarmi in quanto caso umano – una ha pure messo questo blog in tesi – e per questo motivo ho sempre pensato che fossero tutte pazze.

“Toccala”

“Non ho voglia.”

“È splendida.”

“Senti ho scopato ieri per l’ultima volta con Azizibib, dammi tregua un secondo.”

“Ah no, no no no. Non te lo permetterò. Non puoi ora entrare in una delle tue fasi depressive del cazzo dove ti chiudi in camera ad ascoltare musica triste e pensi a quanto ti manca. Scavarti nello stomaco per trovare falde di malinconia sotterranea non ti rende più nobile o migliore, solo depresso. Ci sei passato tipo trenta volte da questa fase, e sai già come va a finire. “

“Come va a finire?”

“Che passa.”

“Che schifo.”

“Provaci-con-Sveltina!”

“No”, penso, e me ne vado dal locale, dopo aver abbracciato Bro ed avergli augurato buon viaggio.

Questo è quello che avrei fatto se fossi un uomo che riesce a stare a contatto con le sue emozioni. Invece ho iniziato ad avvicinarmi a Sveltina, a sfiorarla… a flirtare.

“Vedi? Ti ci sta, devi sempre ascoltare Victor!”

È vero, lo sento. Lei si tocca i capelli, sorride, ci guardiamo dritti negli occhi. La compagnia di una donna non può curare la nostalgia di un uomo, ma può sicuramente corromperla, e io dovrei – secondo la sacra dottrina della trombata sportiva – prenderla da parte, farci due chiacchiere senza gli altri amici di mezzo e chiederle il numero.

“Portala al bancone a bere.”

“Mmmmpffff.”

“Maremma maiala, ancora non l’hai capito che quando sei triste devi fare quello che ti dico io perché a te piace renderti inutilmente depresso da solo? Fatevi uno shot insieme ho detto!”

Intanto lei…

Ogni uomo con un minimo di sensibilità lo sente, quando deve fare qualcosa con una ragazza: quando deve dirle che gli piace, quando deve prenderle la mano, quando deve baciarla. Lo sai, quello è il momento e ti serve solo un briciolo di coraggio.

Basta uno sguardo di lei, un silenzio, un climax nella conversazione, un segnale inconscio che non sai registrare ma che improvvisamente ti scalda, e se sei un ragazzo con un po’ d’esperienza, sicuro di te e bello come il sole a cui è sempre andato tutto bene, sai esattamente cosa fare:

«Sei stata una bella sorpresa, è raro trovare una ragazza che sappia giocare ai giochi da bar come un vero uomo. Vieni con me, ho voglia di bere una tequila bum bum con te.»

«Ahahah che voglia particolare!»

«Potrebbe essere solo la prima di una serie più lunga, seguimi.»

Questo è quello che le avrei detto se fossi stato un surfista californiano biondo e spensierato con i capelli lunghi e mossi come le onde dell’oceano.

Peccato che io non sia mai stato uno di quei ragazzi e, nonostante abbia trombato più di loro,
non faccio,
assolutamente,
niente.

Così ma con meno carisma

Lei mi dà più di un’occasione: chiede agli amici di restare quando dicono di voler andare. Facciamo un’altra partita. Poi ci mette molto, moltissimo, a rivestirsi quando loro sono già pronti.

Si trattiene, insomma.

Non ha capito che sta gravitando attorno ad un corpo perso nel cosmo.

Dopo un po’ dice che deve andare e la lascio andare via esattamente come avrei fatto quando non sapevo come si chiede il numero ad una ragazza. Un tempo per timidezza, ora per malumore.

“Ti odio. Ora starai male lo stesso, e poi starai ancora peggio quando ripenserai a questa sera e al fatto che te la sei bruciata come una fava secca.”

“Forse.”

«Accidenti quant’era carina.», dico al muro.

«Sì, ho visto che ti piaceva.», risponde Bro.

«Da cosa, non ho fatto nulla!»

«Ma io ti conosco, vecchio maiale. Si vedeva da come la guardavi e da quanto le stavi vicino.»

“Se se n’è accorto un maschio, figuriamoci lei. Hai fatto la figura del senzapalle, complimenti. Se avessi le mani ti farei una medaglia con i peli del culo.”

Sveltina si è portata via tutto il calore del locale. L’aria ora è gelida. Io e Bro conveniamo che sia arrivata l’ora di fare come Baglioni.

Usciti dal locale, li ribecchiamo alla fermata dell’autobus.

«Oh ma che siete ancora qui, vi si mancava così tanto?», gli dice Bro a presa di culo.

«Ahahah no stiamo aspettando l’ultimo autobus!»

“Ho un’altra chance!”

“Ma cosa, ormai te la sei bruciata.”

“Pffft, tu mi sottovaluti.”

«Vabbè ragazzi è destino. Sentite, io mi sono divertito un botto stasera, vi va se ci scambiamo i numeri fra tutti, così ci rivediamo per un’altro torneo di calcino?», dico a Sveltina e ai suoi due amici.

Questo è quello che avrei detto se il mio spirito fosse stato allineato a Victor e alla mia lingua. Avrebbero detto ovviamente di sì, e poi avrei scritto solo a Sveltina. Ma il mio spirito al momento era più allineato al buco del culo, quindi ho fatto la seguente cosa:

«Tu penses che je devrais lui demander le numéro?», dico a Bro in francese.

«Mais oui, pourquoi pas.», dice lui.

“Ma che cazzo fai, parli in codice con i tuoi amichetti come un quattordicenne? Madonna gli schiaffi.”

«Ma che dicono?»

«Secondo me ci stanno prendendo per il culo.»

«Scusate ragazzi, ve la rubo un attimo. Vieni con me.», dico prendendo Sveltina sottobraccio dal nulla.

La porto tre metri più in là e cerco di recuperare i miei errori.

«Mi sei piaciuta, ti voglio rivedere. Lasciami il tuo numero così torniamo a giocare di nuovo.»

Ma il numero va chiesto in un momento caldo.

«Scusa, ma non posso, io mi sto già vedendo con qualcuno…»

“Ma come osa?”

“Sei un pirla. Hai sbagliato tutto lo sbagliabile. Non si rimedia a freddo ad una mancata manifestazione di palle. Divertiti, io mi ritiro nelle mie stanze.”

Victor si ritrae con disappunto.

Io conosco la risposta corretta: «Ahahah, manco ti conosco e già mi parli dei tuoi problemi personali!» – ma sono troppo permaloso per darle la risposta corretta. Rispondo in modo standard alla sua scusa standard e la riaccompagno dai suoi amici. I permalosi non scopano.

«Allora, fatto?», chiede Bro mentre ci allontaniamo.

«Mi ha detto che si vede con un altro.»

«Cioè non te l’ha dato?»

«Già.»

«Ahahahahah no cioè scusa, fammi capire, te fino a ieri stavi a chiavarti una figa milionaria a Los Angeles e appena rimetti piede a Firenze ti fai dare un due di picche da una pischella così?!»

«Che vita di merda.»

«AHAHAHAHAHAH»

«Ho commesso tutti gli errori di cui ho sempre scritto.»

«AHAHAHAHAH Che capolavoro, vieni, andiamo a bere, te lo meriti!»

Entriamo al One Eyed Jack e ordiniamo due shot di Latte di Suocera.

Brindiamo e fumiamo, come da tradizione.

70° di liquore e una boccata di fumo si tuffano nello stomaco a dare manforte a quella parte di me che sta ancora scavando alla ricerca della malinconia.

Tutti gli uomini che tornano il sabato sera a casa da soli dovrebbero chiedersi non cosa hanno sbagliato con la tipina di turno, ma rispondere a domande più elevate, tipo se c’è qualcosa di più importante e profondo che li sta tenendo lontani da come si comporterebbero se fossero realmente felici, sbronzi, spensierati, con i capelli lunghi e mossi come le onde dell’oceano.

Io ad esempio non dovrei star seduto sul divano a guardare Netflix,
dovrei rimettere in vendita il mio libro, o inventare qualche nuovo strano approccio da mettere nella Tinderciclopedia.

Ma non diventerò certo un martire per colpa della depressione post-rientro,
mi raderò la barba entro la fine di questa settimana,
uscirò e re-imparerò a socializzare,
scriverò di Los Angeles,
e cercherò di capire perché tutte le mie storie mi danno il tormento.

Metterò a frutto questo cervello medio,
scriverò finti testi sacri per trovare verità soggettive,
mi iscriverò a pugilato e firmerò petizioni a favore dei movimenti per i diritti delle donne in modo che si sentano libere di inventare scuse più fantasiose e divertenti.

Non faccio promesse che non posso mantenere,
per questo non prometto mai.
E quando scriverò delle lettere alle mie ex fidanzate, questo sarà il titolo.

Vorrei non essere mai partito, e poi mai ripartito,
vorrei che Bukowski avesse scritto più libri e si fosse spiegato meglio,
vorrei che vedere la sua casa non mi avesse messo così tanta tristezza,
vorrei che le mie paure non avessero un fetore putrido e penso che dovrei avere dei muscoli più grandi.

Stavamo guidando verso l’aeroporto,
lei ha iniziato a piangere,
forse, se sapessi scrivere meglio, mi preoccuperei meno della complessità delle mie storie.

Sai, a volte balbetto,
A volte m’incastro,
A volte vorrei essere molto più bravo con le parole,
Altre volte mi sento il Maestro del cablaggio dei perizomi.

Le mie ambizioni si neutralizzano, ma, in un periodo più o meno lungo so di poterle realizzare tutte.

Nel futuro la rivedrò ma non sarà uguale,
mi arrenderò all’ansia,
sarò passivo-aggressivo,
rispetterò le tradizioni,
sarò corrotto dalla donna sbagliata,
sarò Beigbeder in Italia,
mi pentirò di non aver fatto abbastanza sport da giovane,
e poi me ne sarò andato, prima della fine del mondo.

Diventerò un granello di polvere nella stringa dei quozienti che turbinano nella metafisica infinita, regalando al vuoto le storie dei miei amori e dei miei due di picche, forse senza mai sapere se avrei potuto fare qualcosa di meglio, in questi anni da turista su questa Terra.

Stavamo guidando verso l’aeroporto,
hai iniziato a piangere, e ho pianto anche io un po’.

Forse, se sapessi scrivere meglio, mi preoccuperei meno della complessità delle mie storie,
ma possiamo continuare a guidare, con deboli accorgimenti.

busta150

La Posta del Pene

Una mail al giorno, dal lunedì al venerdì, per allietare le tue pause al cesso.

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VerremoInsieme93

Questa è stata la mia prima lettura.

Mi è venuta voglia di andare su tinder e rimediare qualche uscita per sabato sera.

Ma più probabilmente accenderò la play, perché devo diventare Platino su R6S.

Spartaco

Oh senti, magari sarò scemo io a scrive sto commento, però checcazzo. Io capisco che quella era na sorca de quelle che ponno fa gira pure Gesuccristo, capisco che magari a posteriori ce ripensi e te chiedi ndo avevi lasciato i cojoni e tutto er solito segone mentale, magari stai pure a rosica peggio de Zampa quando Schick fa cazzate, ma secondo me alla fine hai fatto bene. Aoh ma ce potrà pure sta che non stai ner mood o nno? Io do raggione a te e no a Victor a sta botta. Pe carità, tromba è mportante, nun se discute, però a volte devi pure fa quello che te senti de fa. Anche perchè poi se t’a porti a letto quando non te va, magari te pija a male e tutto er resto, che c’hai guadagnato? Pe me non te la saresti goduta appiena, sarebbe stato no spreco. Confida ne riceve la luce dalla tua stessa nerchia e che t’a faccia rincontra. Allora sfoderereai le tue abilità e lei te cadrà ai piedi.

Milf di turno

“Diventerò un granello di polvere nella stringa dei quozienti che turbinano nella metafisica infinita” è bellissima. Non dirmi che hai assemblato a caso un insieme di parole e in realtà non significa niente perché io ci ho visto un senso I❤️U

BumBum

Eh, la fine non me la aspettavo :))
Bentornato

FataMorgana

La prossima volta 1/3 latte di vecchia 1/3 latte di suocera 1/3 assenzio. Ka-boom!

Eudes-Conrad

Perché ho un erezione?

MILANESE

Questa è da inviare alle scuole… Da far leggere ai ragazzetti di 13 15 anni…

entrata in polifica

“stavamo guidando verso l’aeroporto, hai iniziato a piangere, e ho pianto anche io un po’ ”
quanto mi rappresenta sta frase oggi non lo sai!..

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