Una festa sobria ed elegante

«Allora, senti. Cosa più importante di tutte: l’hai fatto o no il threesome?», mi chiede Bro al telefono.
«No.»

Non è potuto venire alla festa di Storie del Cazzo perché l’università gli ha piantato un rendez-vous al Parlamento Europeo di Bruxelles.

Chissà che rituali Voodoo ha praticato la sua ragazza per cambiare la chimica dell’universo e far confluire i due eventi nello stesso giorno.

«Ti sei fatto almeno sei Victorine nell’arco della serata come ti avevo detto?»
«Nemmeno.»
«La nostra conversazione finisce qui.»

Non mi ha riattaccato in faccia ma poco c’è mancato.
Poi gli ho raccontato tutto.

In effetti ‘sta festa non è stata nulla di che.
Non c’è stata nessuna orgia, ad esempio.
Non ho fatto nessun triangolo.
Potrei effettivamente aver dovuto buttare via un paio di boxer perché avevano perso le loro proprietà di confortevole aderenza ai miei glutei, ma son cose che capitano. Nessun boxer è eterno.

Se fossi sotto giuramento dovrei anche confessare che sì, c’era qualche stripper. Qualcuno potrebbe definire una o più di quelle otto ragazze come angeli scesi dal cielo, ma io voglio tenere le parole per terra.

Mi è parso di scorgere qualche lingua, qua e là, qualche coppietta che si è formata in modo pudico e romantico sotto la luce della luna nel prato fuori dal locale.

Qualcuno è entrato per sbaglio in bagno insieme, ma siamo onesti, a chi non è mai successo dopo qualche bicchiere di vino di voler accompagnare la propria damigella in bagno e di non ricordarsi di dover entrare nell’altra porta?

Nessun problema comunque, i buttafuori hanno gentilmente fatto notare l’errore e la cosa si è risolta.

In generale, i Victorini si sono comportati da signori, e non era raro che uno di loro invitasse una Victorina a seguirlo nel privé, accompagnati da uno di quegli angeli, per poter discutere amabilmente alla maniera di F. Scott Fitzgerald, che disse: “Mi piacciono le feste grandi. Sono così intime. Alle feste piccole non c’è nessuna privacy.”

Dei signori, dicevo.

Addirittura, quando le strippers si avvicinavano troppo, la reazione dei ragazzi era esattamente quella che ci si potrebbe aspettare in una situazione del genere.

chiari segnali

Non vedi che stiamo parlando di Schopenhauer?

Poi, come ad ogni festa su cui si erano venute a creare molte aspettative, sono stato informato di alcune leggende metropolitane che sono nate nei giorni successivi.

C’è chi asserisce di possedere il video di un gluteo pallido nella notte, ritmicamente semovente tra le frasche, mentre viene illuminato dai fari di una BMW. – Che ho messo la bandierina su un paese nuovo lo dici? C’è chi afferma di aver visto Coinquì cercare di vendere una victorina alle strippers per uno spettacolo, in cambio di una bottiglia di prosecco, e riuscire nel suo intento. – Oh, ma devi dare più dettagli! Un victorino potrebbe avere involontariamente sfondato non una, ma ben due sedie nel romantico tentativo di far accomodare sulle sue gambe una cameriera, vista la penuria di sedie libere. Una victorina potrebbe aver trovato l’amore, un’altra i rovi, un’altra Victor. Qualcuno potrebbe dire che abbiamo sfrattato le ballerine dai pali, trasformando il locale nella nostra discoteca privata. Il proprietario del locale potrebbe essersi lamentato del fatto di non essere minimamente riuscito a rimetterci a sedere dopo l’antipasto, cosa che ha complicato non poco il servizio delle portate della cena.  – La smetti di ignorarmi? C’è chi dice di avere una foto di me perizomato alla Borat che cerco di trovare dei vestiti sul corpo di una ragazza con le braccia protese nella mia direzione. Un’altra storia narra il triste epilogo di un victorino, tutto contento perché una victorina l’aveva accompagnato in albergo e aveva lei stessa chiesto se poteva usare il bagno della camera, ma nulla… Doveva davvero solo usare il bagno. – Vuoi darmi un po’ di importanza?! C’è anche chi sostiene di aver trovato simpatico Brodino, cosa impossibile che fa legittimamente dubitare di tutto quello che hai appena letto. Infatti io nego tutto. – Stronzo!

 

 

Di una cosa però sono sicuro.
La vecchia storia del tenere le aspettative basse per non rimanerci male non fa proprio per me. Io mi aspettavo grandi cose da questa festa, per il semplice fatto che ci tenevo talmente tanto che qualsiasi cosa fosse successa sarebbe stata come un’iniezione in vena.

Potevo ritrovarmi ficcata nel braccio una siringa di sfiga, litigi, rotture di cazzo a sfare, gente che si comporta male e victorine sfavate.

Se non mi fosse piaciuta la mia gente penso che avrei chiuso tutto. Infatti nel periodo prima della festa ho scritto pochissimo perché ero troppo in ansia.

E invece è stata una trasfusione di fiducia talmente forte che ora sto guardando il piccolo mondo di Storie del Cazzo con occhi nuovi.

Tipo così

È piccolo perché di gente figa ce n’è poca in giro. Il livello dei victorini e delle victorine è altissimo, hanno superato ogni mia più folle immaginazione per una cena sobria ed elegante dove non è successo nulla di che come quella che abbiamo fatto.

Non dimenticherò mai quello che ho provato quando finalmente ho iniziato a rilassarmi, subito prima della gara di tombola, tipo verso l’una di notte, dopo essermi assicurato in maniera maniacale che tutto andasse bene per il ritrovo, le liste, i posti a sedere, la consegna del regalo […]

Tutti i presenti hanno ricevuto una lettera da parte del loro amatissimo leader
(Victor, non io)

[…] Insomma dopo che tutto era andato bene e non avevo più nulla di cui preoccuparmi in maniera ossessiva, ho guardato verso quella schiera di sorrisi felici, perfettamente mischiati e amalgamati, che discutevano di arte e filosofia come argilla viva. Non so come spiegare ‘sta cosa ma ci provo.

Hai presente quando fai una festa anche solo con 20 persone e si formano i gruppetti coi soliti quattro stronzi che stanno assieme in un gruppo chiuso e nessuno fa conoscenza con nessun altro? Ecco adesso immaginati l’esatto opposto.

I Victorini si sono comportati come se si conoscessero tutti da una vita, saltando da una persona all’altra con una libertà pazzesca, scomponendosi e ricomponendosi come uno di quei personaggi dei cartoni animati che anche se li fai a pezzi tornano insieme. Ti assicuro che su 50 persone questa cosa faceva davvero impressione e nessuno nel locale poteva pensare che quella fosse la nostra prima festa tutti insieme.

Alle tre di notte, in un pieno momento di emotività alcolica durante il torneo di briscola, ho sentito un legame davvero forte con i miei victorini e victorine.

Lo avranno sentito anche loro? Boh.

Il motivo per cui son così contenti non troverà spazio fra queste righe. Rimarrà per sempre nelle parti di memoria non cancellate dall’alcol dei presenti. Chi è curioso, la prossima volta si sbrigherà di più a prendere il biglietto. Tipo tra un anno, forse.

Io, dal mio canto, non dimenticherò mai, mai finché campo o finché mi viene l’Alzheimer, che – anche se solo per una notte – sono riuscito a radunare 25 ragazzi e 25 ragazze col cazzo! Col cazzo, capisci!? Letteralmente!! Incredibile.

 

Nella vita, a parte i disastri emotivi e le crisi spirituali e le insicurezze profonde e gli squarci familiari, devo dire che le cose mi sono sempre andate benino. Sono riuscito a fare più o meno tutto quello che volevo, ma questa, questa è senza ombra di dubbio la cosa più bella che abbia mai realizzato.

Ormai sono affezionato ai miei victorini come se fossero un piccolo prototipo di famiglia o di comune o di esercito con cui realizzare grandi cose.

Questa è dedicata a voi.

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