Una lettera d’invito a casa di Victor

Titolo originale:

Una lettera per una ragazza che viaggia molto,
con lo spudorato scopo di invitarla un weekend a Firenze

Sono le 8:30 di un sabato mattina,
ma non un sabato qualsiasi.

È il 10 giugno, esattamente fra sei giorni.
Sei in stazione e ti chiedi cosa ci fai lì e come accidenti ho fatto a convincerti a venire a Firenze con questa lettera.

Quando hai preso il biglietto eri assolutamente convinta di quello che stavi facendo ma, nonostante tu pensi di averne fatte tante nella vita, quando ti trovi di fronte ad una situazione completamente nuova, le farfalle nello stomaco sbattono le ali come se avessero appena imparato a volare.

Nel mondo, ogni giorno, 1,4 miliardi di ragazze accettano un invito galante da parte di un uomo che gli piace.
Nel mondo, ogni giorno, 2,7 miliardi di ragazzi fanno un invito galante ad una ragazza che gli piace.
La disparità fra questi due numeri è la misura dei nostri cuori infranti.

Queste statistiche le ho appena inventate, ma mi servono per dirti che tu – solo tu – stai ricevendo questa lettera da me, che non ho mai scritto niente del genere per nessun’altra e che, allo stesso modo, nessuna ragazza al mondo oggi riceverà un invito da parte di un libertino che ha cercato su internet perché parla col suo pene in un blog.

Questa cosa è solo nostra e se ogni storia deve avere un buon inizio, direi che mentre sali i gradini del treno per entrare in carrozza, non ti stai facendo mancare proprio nulla.

Il discorso che ti ho fatto mercoledì sera, sul fatto che non aveva senso che venissi io perché fra viaggio albergo e cena sarebbe stato un corteggiamento così sfigato da annientare completamente ogni nostra possibilità di piacerci mi hai detto di averlo capito, ma ora che ci ripensi non ne sei così sicura.
Fa niente.
Te lo spiegherò di nuovo.

Le porte del treno si chiudono.
Ti chiedi come sono.
Il fantomatico Proprietario di Victor…

E se non ti dovessi piacere?
E se Victor fosse tutto storto?
E se fosse tutta una maledettissima messa in scena?

Sono le 8:40, io sto ancora dormendo, ma quando mi sveglierò mi farò delle domande molto simili.
Non ho mai fatto la follia di decidere di invitare una ragazza mai vista prima a passare due giorni nella mia città.

Da follie del genere nascono solo emozioni fortissime: giramenti di coglioni così cataclismici da far tremare la terra, oppure storie talmente belle che non vuoi farle finire e notti di sesso meravigliose che ti ricordi per tutta la vita.
Non ci sono vie di mezzo.

Il treno vola come se avesse infranto i limiti di velocità per portarti più velocemente in toscana.
Scendi dal treno con la mente lucida e il cuore che batte veloce.

Mi vedi quasi subito, perché sono lì che ti aspetto all’ingresso del binario.
Sono un po’ più alto di quello che ti aspettavi, e anche un po’ più magro.
Ti guardo negli occhi e ti saluto senza imbarazzo, tu fai lo stesso e nessuno dei due sa cosa stia pensando l’altro.

Una parte di noi vorrebbe chiedere, ma è presto e siamo sobri. Andiamo da me ad appoggiare le cose e vedi che non ti avevo mentito, che ho davvero una camera per gli ospiti dove puoi dormire indisturbata, e ti rilassi.

Ce ne andiamo in giro per stradine di Firenze che non hai mai visto e ti porto in posti segreti, piccoli e nascosti ai turisti per chiacchierare in santa pace mentre ci raccontiamo un po’ di noi e iniziamo a mettere alla prova le aspettative che ci eravamo fatti.

Stiamo bene insieme.
Le nostre chiacchiere scorrono lungo i bicchieri del brunch, le opere di Bill Viola e le rive dell’Arno.
Ti avevo detto che saresti stata mia ospite e che ti avrei portata a cena in un posto speciale in cui non vado da molto tempo, quindi ti sei portata un vestitino da sera, la cui bellezza stona decisamente con l’estetica della Spassocar.

E così ti ritrovi in macchina con i capelli al vento a ridere mentre ti prendo in giro per le tue scelte avventate da femminista indipendente.

Arriviamo al castello.
Eh sì, un motherfucking castello medievale con i muri in pietra, i bastioni e le feritoie, che domina le colline del Chianti e dove possiamo mangiare ai piedi della torre, all’ombra di un albero che avrà come minimo duecento anni.

Non friggo mica con l’acqua io.
Prima di ordinare però ti prendo per mano e ti porto in cima alla torre, senza chiedere nulla a nessuno che poi magari non ci fanno salire.

Allora iniziamo a inerpicarci per una scaletta in pietra strettissima e molto ripida, in cui io mi perdo fra le varie stanze perché non mi ricordo com’è fatta, finché non ci ritroviamo in cima.

La vista ti lascia senza fiato, ti appoggi fra due merli di pietra per guardare la vallata che si apre sotto di te, e io ti indico una casetta in lontananza, che è la casa dove viveva la Beatrice di Dante, la donna per cui lui ha inventato Inferno e Paradiso.

Siamo vicini.
Siamo soli.
Siamo sopra al resto del mondo.

Ci guardiamo negli occhi, in silenzio.
Tu ti aspetti un bacio, ma io continuo a guardarti.

Voglio cercare di capire cosa sta succedendo dentro di te, ma i tuoi desideri sono troppi e sono tutti mescolati.
Tu mi guardi la bocca e le nostre labbra si toccano e capiamo che avremmo potuto farlo molto prima.

Non potevo immaginare baciassi così bene.
Cerchi di mordermi la lingua, io ti accuso di essere un vampiro.

Poi ti giro un braccio intorno alla vita e ti stringo forte.
Rimani un attimo senza fiato, con gli occhi chiusi, unita a me, incollata a me, con il vestito così aderente alla mia camicia che sembra vogliano fondersi insieme con il calore del sole e dei nostri corpi, per poi diventare polvere e cadere a terra.

…Ma hey, questo è solo un sogno!

Nulla di tutto questo è ancora reale.
Manca ancora una settimana prima che possa diventarlo, io sto tornando dalla Svizzera a Firenze e tu stai tornando da [Ululì] a [Ululà].
Le nostre strade non si intrecceranno a meno che tu non lo decida adesso.
Questa lettera è il mio invito, e a meno che tu non lo accolga resterà una fantasia.

Tornerai al lavoro domani e continuerai a fare le tue cose eccetera.

Oppure puoi decidere di lasciarti convincere da me a cliccare su trenitalia.it e a venire da me sabato prossimo.

Solo due come noi possono vivere un’avventura del genere.
Per il resto del mondo è un sogno.
A me i sogni piacciono un sacco.
A te?

PS
Ho scritto sabato, ma in realtà in base ai tuoi impegni potresti venire anche prima, io da mercoledì sono libero, non so se tu puoi lavorare alle tue cose anche fuori sede. Domenica invece ho il compleanno di un amico al mare, a cui ovviamente potresti venire anche tu, però solo se ti piace la compagnia e la carne alla griglia.

PPS
Non l’ho riletta, l’ho scritta di getto sul treno verso Firenze.
Chissà… Forse è lo stesso su cui salirai tu.


 

Questa è la lettera che ho mandato ad una ragazza speciale con cui mi sentivo da un po’.
Il discorso sull’investimento è lungo e lo spiego solo se interessa a qualcuno.

Mi ha risposto ieri.
Secondo te viene?

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