Once you go black…

coverblack

Parigi, agosto 2018.

Sono in isolamento per finire il libro Veni Vidi Victor.

Provo, per la prima volta nella vita, cosa significhi essere un vero scrittore, cioè non avere un cazzo da fare tutto il giorno se non riempire quelle pagine di vita.

Sperimento su me stesso le routine dei miei scrittori preferiti.

Bukowski iniziava a scrivere alle 18:00, orario a cui staccava dall’ufficio postale. Buttava giù una ventina di pagine prima di collassare per l’alcol. Il giorno seguente, da sobrio, buttava via quello che c’era da buttare via e ripuliva le frasi che gli piacevano.

Ho provato per una settimana, ottenendo solo di spendere un botto di soldi in Bordeaux e sminchiarmi lo stomaco.

Non scrivo come Bukowski e non scrivo bene da ubriaco. Tutti quelli che cercano di imitarlo dovrebbero prima rendersi conto che la sua vita era una merda.

Victor in pellegrinaggio a casa di Bukowski a Los Angeles. La casa è come la sua vita.

E poi l’alcol mi fa venire voglia di scopare.

Chissà se Bukowski avrebbe avuto il tempo di scrivere tutti quei romanzi se avesse avuto Tinder.

Aggiungo un po’ di tipine e inizio a chiacchierare con una ragazza angolana. Un’esperienza nuova, certamente degna di una vacanza parigina. Quando uno cresce, c’ha sempre l’idea che andare a letto con un nero o una nera sia un’esperienza “diversa”. Sarà vero o son minchiate colonialiste?

La tipina, che chiamerò Bukka, è super scialla e ha voglia di uscire per aiutarmi a rispondere alle mie domande.

La sera stessa andiamo a mangiare vicino alle Halles, l’unica parte brutta del centro di Parigi. È piena di giovani e costa poco.

Lei è una francesina Doc: vino bianco e insalata; magra, tettine e pelle color Carlo Conti. Ha un vestitino, illegale negli anni ’50, che le lascia scoperte le gambe scolpite da anni di atletica leggera.

Ma soprattutto le labbra… Le labbra! Sono giganti.

Enormi.

Tipo due canotti gommosi.

— Le voglio ciucciare la bocca.

— accob al eraiccuic oilgov el.

«Scusa, ti devo fare una domanda.», le dico.

«Dimmi.»

«Ma le tue labbra sono vere?»

«Ahahah, ma ti sembra una domanda da fare ad una ragazza al primo appuntamento?»

«Sono un uomo impulsivo. Non resisterei fino al secondo senza saperlo.»

«Sono vere, non mi sono mai rifatta niente. Prima o poi forse mi rifarò le tette.»

«Ah sì? Aspetta, fammi vedere… Mmmmh, a me paiono decisamente proporzionate.», dico, mettendole le mani sui fianchi per far aderire il vestitino e poter dare un parere professionale alle sue tette, che inizio a fissare con lo sguardo consumato da chirurgo estetico.

«Ti sconsiglio di farlo adesso, ho detto a mio fratello che uscivo con un amico.»

«Tuo fratello?»

«Ciao Bukka.», fa una voce dietro di me.

«Ciao Black Machine!»

«…»

Davanti a noi si materializza una montagna di muscoli grande quanto Thanos che mi guarda con gli occhi cupi dell’omicidio premeditato. Io, cagandomi sotto, sorrido amichevolmente.

«Ecco le chiavi, ci vediamo a casa!», dice Bukka a suo fratello.

«Torna presto, non mi va di aspettarti sveglio per aprire la porta.», emette in modo gutturale Black Machine, afferrando la testa di un cameriere di passaggio e facendola esplodere in segno dimostrativo, senza mai distogliere lo sguardo dalla mia faccia.

Io con la baguette in bocca che faccio finta di niente

«Piccino tuo fratello.»

«Mi ha salvata tante volte.»

«Ti cacci nei guai spesso?»

«No, ma sai, quando c’è la guerra…»

La guerra.

Bukka mi racconta cosa significa essere cresciuti in Angola negli anni ’90, in piena guerra civile.

Sua madre era nell’esercito, perché lì anche le donne combattono, e avevano la casa in una zona sicura, ma il cibo scarseggiava sempre, quindi Bukka e suo fratello andavano a rubare frutta, galline, qualsiasi cosa, e spesso venivano scoperti, o qualcuno cercava di sparargli.

A tredici anni è rimasta appesa per i jeans sulle picche di un’inferriata metallica e un tizio voleva prenderla a bastonate mentre era lì, appesa come una pignatta, ma il fratello lo ha trasformato in un budino.

— Ovvio. Ottimo. Fra tutte le ragazze che ci sono a Parigi proprio con la sorella di Terminator dovevi uscire.

— Vabbè oh, mica andrà in giro a menare i tipi che si scopano sua sorella.

— Certo che lo fa, ma l’hai visto? Guarda, basta che ti fai prendere a labbrate in faccia e non nei coglioni e siamo a posto.

— Non ho intenzione di lasciarmela sfuggire.

La guerra è durata fino al 2002.

Bukka non è più una bandierina, è una sopravvissuta, abituata al rumore delle esplosioni, che sa puntare un’arma e scuoiare un agnello.

È diversa da qualsiasi donna che abbia mai frequentato prima d’ora.

Ha tanto da insegnare ad un fragile europeo come me, che ha come massimo problema il decidere se deve o meno mettersi una sveglia al mattino per scrivere un libro che parla delle avventure libertine del suo pene.

Provo un misto di affetto e desiderio, che si condensa sulle sue labbra. Non è il momento giusto per baciarla, quindi è il momento perfetto per dirglielo.

«La tua storia mi ha fatto venire voglia di baciarti. Pensi che sia strano?»

«Ahahah, un po’ sì, però sei carino!», risponde lei.

Ci baciamo un’ora dopo, alla fermata della metro.

Ha le labbra più morbide dell’universo. È un po’ come baciare due wurstel pieni di memory foam. Bagnati.

Mentre stiamo pomiciando come due liceali davanti alle scalette che scendono nelle viscere di Parigi – scena assolutamente comune nella città dell’amore – lei mi salta addosso stringendomi le gambe sulla vita tipo presa di brasilian jiu-jitsu e io davvero me la tromberei contro un lampione, ma alla fine la lascio tornare a casa da Black Machine, che sicuramente l’aspettava con un bazooka carico e pronto all’uso.


Mi ha scelto lei. Devo solo evitare di fare cazzate. Ha già deciso. Se non cambia idea ha già deciso.

Secondo le mie statistiche in Italia questa cosa capita una volta ogni 47 appuntamenti.


Solitamente le ragazze che hanno voglia di farsi una trombata si trattengono e cercano di far passare il ragazzo attraverso le 12 fatiche di Asterix prima di dargliela e se lui si rompe le palle prima dell’ultima prova che solitamente consiste in un romantico pomeriggio passato all’Ikea a comprare paralumi, allora se la razionalizzando dicendo cose tipo: “Lui non mi meritava”, oppure: “Era solo un fuck boy che voleva scoparmi e sparire”, senza fermarsi a riflettere sul fatto che se la smettessero di rendere il sesso un trauma forse i ragazzi avrebbero voglia di scoparle pure una seconda volta e magari anche una terza e così via.


Insomma, due giorni dopo io e Bukka usciamo di nuovo. Non le ho scritto il giorno dopo perché ho pensato che dedicare una notte alla scrittura e una alle donne fosse un compromesso accettabile.

Comunque più che un’uscita è un’entrata, visto che vado a fare aperitivo da lei.

Black Machine non c’è.

Nessun bazooka in vista.

Io sono venuto armato di una bottiglia di Sancerre blanc.

Lei ha preso un pacchetto di patatine e delle olive.

Sicuramente non siamo lì per mangiare.

— Che meraviglia, Parigi.

— Perché?

— Perché qui le ragazze vivono il sesso come gli uomini e gli uomini sono gay e quelli etero non rompono il cazzo a nessuno.

Iniziamo a baciarci sul divano del suo studio, un piccolo appartamento ficcato in una veranda vicino alla Tour de Montparnasse.

Bro mi ha detto che la sua ex non gli faceva i pompini perché le nere non fanno i pompini.

Devo verificare questa informazione.

— Ok, è il momento.

— Ah-ha.

— Dai, duro.

— Sì, un attimo.

— Pffffffh, va bene.

La prendo di peso dal divano e la lancio sul letto. È tutta un fascio di muscoli, dura come la pietra.

Ci spogliamo, le bacio le tette, la pancia, le cosce. Poi mi viene da farle il morso del ciuco senza motivi particolari.

Lei urlicchia e mi tira una ginocchiata nelle costole. Faccio finta di essere stato colpito a morte e crollo con la testa fra le sue gambe.

— Ma come sarà, una figa nera?

— Come tutte le altre, credo. Non è che le cinesi ce l’abbiano tanto diversa dalle brasiliane.

— Sì ma… Vabbè, fammi sapere.

— Oh ma che c’hai?

— Nulla, nulla, vai avanti tu.

Le tiro le mutande di lato e inizio a leccargliela.

Una vagina nera è… nera. Fine. Non cambia nulla tranne il colore: dentro è rosa fosforescente.

— Contento?

— Sì sì, bene.

— E allora perché non sei duro?

— Eh no vabbè, tu continua a leccargliela.

— La smetti di prendermi per il culo?

Bukka si gira sul letto e allunga una mano per prendermi la minchia.

— Ahhhhh fermala fermala fermala!

Non voglio che senta che non ce l’ho duro, allora mi appiattisco tutto sul letto e cerco di allungarmi come se fossi un incrocio fra una sogliola e una giraffa senza cazzo.

Questa cosa regge per cinque minuti, poi lei si tira su.

— Non riesco a prendere più tempo di così.

— Leccagliela meglio!

— No mi sa che vuole proprio conoscere te.

— No no no no-

Bukka mi leva le mutande. Guarda Victor un po’ interdetta, poi me, poi Victor, poi dice: «Ah ma tu…», e io non rispondo. Guarda Victor, guarda me e dice: «Vuoi che…?», ma io non rispondo. Allora mi fa un pompino.

Annoto mentalmente di ricordarmi di sfottere il mio migliore amico per tutti i suoi pompini mancati e poi mi concentro su quello che effettivamente sto ricevendo.

Le labbra al memory foam sono effettivamente spaziali, credo di avere un fetish. Victor si risveglia.

Quando raggiunge la consistenza desiderata, Bukka si ferma, caprioleggia e apre le gambe.

Questo vulvar display of power intimidisce Victor che si ritira come le acque del Mar Rosso.

— No no no no no no.

— Ma cristo cosa stai facendo?!

— Eh oh, non ce la fo’.

— Ma come sarebbe a dire?

— Boh, non ci riesco.

— MA SEI RAZZISTA?

— NO.

— Oioiiii, ma che c’ho il cazzo razzista…. non ci posso credere.

— T’ho detto di no!

— Sei lo spirito del cazzo di Salvini che si è impossessato di Victor?

— Abbozzala!

Bukka mi guarda e non favella. Poi chiude gli occhi si immobilizza tipo lucertola al sole, aspettando che io faccia qualcosa.

— Non lo vedi che mi stai facendo passare per un bianco molliccio e impotente? Ridammi il mio pene, spirito malvagio!

— Sono io! Idiota. Non mi va e basta.

— Non puoi essere razzista, lo sai vero che sei per un quarto nero e che tuo nonno c’aveva gli afro?

— Grazie! Farmi pensare al mì nonno morto, era proprio quello che mi ci voleva ora. Sei proprio da laurea ad honorem in psicologia!

— MA TI RENDI CONTO CHE SE NON SCOPIAMO ORA LEI PENSERÀ CHE SONO RAZZISTA? È UNA FIGURA DI MERDA INACCETTABILE, RIZZATI!

— NON CI RIESCO.

«Scusa, non è ancora il momento.», ringhio guardando il mio uccello con odio.

«Va bene.», dice lei.

Torniamo in salotto a guardare le TV, bere vino e mangiare patatine. Siamo nudi sul divano, coperti solo da una copertina che nasconde il vorticoso turbinare dei miei coglioni; mi girano così tanto che il mio corpo è diventato una fonderia: il vino mi evapora in bocca e il fumo esce dalle orecchie. Sono sinceramente incazzato con me stesso e mi sento una merda umana.

— Spiegami. Cosa cazzo. È successo.

— È nera.

— QUESTO LO SAPEVAMO GIÀ DA TINDER FACCIA DI MERDA CHE CAZZO DI MOTIVO SAREBBE? Io non posso essere razzista a letto, mi rifiuto, va contro il mio cuore, la mia famiglia, la mia identità, va contro tutto, cazzo. Non possiamo essere così diversi io e te. Io non ci posso credere.

— Non è quello. Che me ne frega del colore della fica, manco ce li ho gli occhi io! Il problema è che ‘sta tipina è troppo tonica, troppo perfetta, fisicamente superiore in tutto a te e a me, ha sicuramente preso peni giganti nella vita e io le farò dire solo “meh” e mi sentirò inutile e sconfitto.

— Cioè sei in ansia da prestazione?

—Sì.

— Perché lei è nera e fa sesso con i neri che ce l’hanno gigante e tu non ti senti all’altezza?

— Tu la sapevi ‘sta cosa! È lo stesso motivo per cui non guardiamo mai i filmini di Blacked!

— Ahahahahahaha che pivello!

— Vaffanculo!

— Ma si può sapere che te ne frega? Il tuo ragionamento non ha senso: una qualsiasi ragazzetta fiorentina può aver preso minchie giganti, ma tu non te ne preoccupi.

— Perché non mi viene da pensarci, e poi oh non è che tu me la renda facile. Porca eva, sei andato in paranoia perché pensi che lei potrebbe pensare che sei razzista solo perché non ti si rizza, come se non succedesse a tutti gli uomini del mondo con tutte le donne del mondo. Ma quanto sei contorto?

— Se tu almeno fossi dritto mi bilanceresti.

— Muori impotente allora.

— No, no scusa, dai era ‘na battuta. Vino. Ci serve vino.

L’unico modo per farselo tornare duro dopo che hai fatto cilecca è passare rapidamente attraverso tutte le fasi dell’elaborazione del lutto (Diniego, Rabbia, Contrattazione, Depressione, Accettazione) e arrivare a pensare che, anche se oggi non scopi, pace.

Nella tranquillità che segue l’accettazione di un’ammosciata improvvisa si cela il segreto per l’erezione redentoria.

Io e Bukka beviamo, chiacchieriamo, io sbollisco e inizio a vederla per quello che è: una ragazzina super sportiva di 23 anni con tanta voglia di Victor.

Improvvisamente, Victor si risveglia, timidamente. Nella paura che uno spostamento dal divano alla camera possa turbare il suo fragile equilibro, inizio a scoparla direttamente sul divano.

— Ci sei, non ci sei più, ci sei, non ci sei più, ci sei, non ci sei più!

— Smettila di fare il coglione.

Il contrasto della nostra pelle rende ancora più evidente la disparità fra le nostre abilità a letto: Bukka si muove meglio di me, in modo molto più sensuale. Io sembro un picchio a molla, lei è fuoco vivo.

Non penso di averla particolarmente soddisfatta.

Faceva “ahh” ogni tanto, ma niente di trascendentale, allora l’ho fatta squirtare e grazie al cielo m’è venuto bene.

Sicuramente si poteva fare meglio di così, ma io non ne sono stato capace.

Abbiamo riprovato nei giorni successivi e, francamente, andare a letto con lei è stato un po’ come imparare a scopare daccapo.

Avevo trovato la mia metà Parigina.

Peccato che abbia rovinato tutto.

Peccato che sia andata a cercarmi su Faccialibro senza dirmi nulla, per studiarmi.

Peccato che abbia salvato sul suo telefono una foto di me e Azizibib che ci baciamo sotto alla Tour Eiffel. Una foto a cui tengo molto.

Peccato che me l’abbia mandata a presa di culo, 5 giorni dopo il nostro primo appuntamento, con tanto di manine che applaudono e faccine che ridono chiedendomi se avessi dimenticato di dirle che ho una fidanzata.

Le ho risposto che siamo stati insieme, ma che lei ormai era partita e viveva in America, quindi abbiamo una relazione aperta.

Le ho anche detto che il mio profilo è pubblico e poteva chiedermi qualsiasi cosa prima di saltare a conclusioni affrettate e farmi sentire controllato e sotto accusa.

È un po’ come se io fossi andato a guardare nel suo passato per poi interrogarla sulla sua vita, 5 giorni dopo averla conosciuta.

Peccato che a quel punto Bukka abbia reagito come fanno tutte le tipine standard:

Ore 9:57 – Cercare di avere ragione: Ma che ne so io se non me lo dici, poteva essere ancora la tua fidanzata.


Ore 10:14 – Il bluff: La tua vita privata è privata, non mi volevo intrufolare e mostrarmi intrusiva. Amo le persone oneste tutto qui. In bocca al lupo per la scrittura del tuo libro.


Ore 17:04 – Foto di appello alla clemenza del cazzo.


Ore 19:48 – Supermarket Tenerezza: Mi tieni il broncio?


Ore 22:46 – Le scuse: Ti presento le mie scuse per prima, non volevo essere scortese nei tuoi confronti.

— Dio santo quanto è pissera e prevedibile. Domani t’arriva la foto in doccia sicuro come l’oro. Poi te che sei una fava ci esci di nuovo finché non ti ricomincia a rompere il cazzo, magari perché sei ancora su Tinder.

— Dovrei scusarla, non ha fatto niente di così grave.

— Lascia perdere. Ti ha dato il motivo perfetto per terminare una relazione senza futuro con una ragazza gelosa, impulsiva e insicura.

— Ma è da stronzi… e poi scusa, tu che mi dai questi consigli? Non ha senso, di solito è il contrario.

— Sei stronzo con lei solo se non le spieghi perché non la vuoi più vedere, e sei stronzo con me se in un mese a Parigi esci solo con una tipina. Te ne vai fra due settimane, la smetti di cercare moglie?!

È così facile, oggi, chiudere la cover del cellulare e lasciare aperta una relazione, aspettando che muoia di sete nel deserto di una chat vuota.

Ho dato ragione a Victor.
Ho salutato Bukka e poi ho smesso di risponderle. Non ci siamo più rivisti.

Nell’ultima storia ho scritto le regole per cui una donna dovrebbe mollare un uomo all’inizio di una relazione.

Beh, valgono anche al contrario.

busta150

La Posta del Pene

Una mail al giorno, dal lunedì al venerdì, per allietare le tue pause al cesso.

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Bro

Ah… Le nere, Facebook, le insicurezze… Tu prêche à un converti mon ami ^^

Brodino Vegetale

Io comunque confermo che le ragazze di colore fanno i pompini…e che pompini poi!(mi dispiace per quanto ti riguarda, bevici su, sotto, di lato, dentro) Hanno pure le labbra grosse più delle mie (cosa non semplice) e se lo gustano in un modo troppo sensuale (almeno per le mie esperienze).
Detto tutto questo, in parte vero ed in parte esagerato solo per romperti le palle. Quando vieni?

Bro

Quando…. Appena riesco ad avere un vero fine settimana ^^ Tu piuttosto, quando sali?

Cianciolla

Dovevi resistere il tempo necessario per vedere se avevi ragione sulla foto dalla doccia! Ti davi una pacca sulla spalla e ti vantavi di saper leggere il futuro. XD

Scherzi a parte, è molto interessante rendersi conto (ogni volta) del cambio di prospettiva che si ha nei confronti di una donna quando la si mette su di un piedistallo e dopo averla tolta dal medesimo. Cioè lei in realtà è sempre la stessa, ma come un uomo la vede, e si comporta di conseguenza, cambia del tutto. Discorso che naturalmente vale anche al contrario, anche se con alcune differenze.

Brodino Vegetale

Beh, l’ansia da prestazione è una brutta bestia psicologica non da poco. Io ultimamente me la ritrovo nella masturbazione pensa te. Sono talmente tanto preso male per una cosa che nemmeno le seghe riesco a farmi :D
Ritornando alla storia, questo:

Ore 9:57 – Cercare di avere ragione: Ma che ne so io se non me lo dici, poteva essere ancora la tua fidanzata.

Ore 10:14 – Il bluff: La tua vita privata è privata, non mi volevo intrufolare e mostrarmi intrusiva. Amo le persone oneste tutto qui. In bocca al lupo per la scrittura del tuo libro.

Ore 17:04 – Foto di appello alla clemenza del cazzo.

Ore 19:48 – Supermarket Tenerezza: Mi tieni il broncio?

Ore 22:46 – Le scuse: Ti presento le mie scuse per prima, non volevo essere scortese nei tuoi confronti.

È un metodo diffusissimo(sia in uomini che in donne) e non c’è cosa al mondo che riesca a farmi incazzare di più di quando qualcuno si comporta così.
Una persona che fa le cose non perché le vuole, non perché effettivamente le pensa, ma solo per vedere le tue reazioni e sapere se il suo “copione” era quello giusto. Perché ormai si è fatto il suo filmino in testa di come devono o debbano essere o andare le cose punto e basta. E continuano con un tira e molla tra ti voglio/non ti voglio che distrugge la persona alla quale lo fanno, magari senza volerlo.

Condom

Le nere.
Che donne.
Che sensualità.

Che performance.

Dio, che esperienze, le nere.

Però è così, quando ti liberi dal bisogno, ti liberi dalla necessità di appianare tutto.
E per un po’, per parecchio, anche, è
bellissimo non risentire più di quei piccoli grandi drammi del dopo scopata. Sai già che ci sarà un’altra e poi un’altra e non tra settimane o mesi ma probabilmente domani o dopodomani. Quindi non ci provi più nemmeno, finche un giorno non ti ritrovi a pensare che la tua vita sarà una lunga, lunghissima serie di emozioni sempre più brevi donate dalle nuove conoscenze, e scopate su scopate con visi che in pochi giorni non ricorderai più; e poi muori.

E quando arrivi a riflettere su questo non ti serve più nemmeno ricordare quando non eri capace di avere un appuntamento nemmeno piangendo in greco o quanto ti hanno fatto rodere il fegato gli psicodrammi pre e postcoitali.
L’unica cosa che vorrai sapere è se c’è un’alternativa; non un alternativa in generale, un’alternativa per te.

Un abbraccio

Caesar

questo avviene perché serve ricaricarsi anche di affetto dall’altro sesso, non solo di sesso
tutti praticamente attraversiamo quella fase, ma nessuno impara a superarla
quindi nessuno la insegna
qualcuno forse c’è ma non ne conosco e probabilmente sono meno delle mosche bianche
è un problema culturale
perché là dove la comunità e unita e interconnessa, allineata, ognuno consapevole del ruolo che ha nel gruppo
succede che i ragazzi perdono naturalmente la verginità a 10 anni, donne più grandi corteggiano i giovani, i maschi non studiano modi innaturali per piacere alle femmine
perfino gay e lesbiche si inseriscono nel tessuto senza fare notizia

ecco quando il sesso succede, ma per davvero, non che dobbiamo fare piani e poi far finta di niente o sostenere il contrario
senza che esterni si intromettano con giudizi o peggio

in quelle occasioni (molte indirette) non ho mai visto qualcuno lamentarsi o sentirsi giù per il sesso

quindi secondo me il problema non è il sesso
è il processo per ottenerlo
fa sentire tutti i generi sbagliati
se vogliamo generalizzare è la cultura
e quindi chiaramente non tutti riescono a riadattarsi
l’alternativa per sé esiste nel momento in cui concediamo a un’alternativa di esistere, anche se ci viene presentata con parole antipatiche o aliene
la si comprende solo dopo averla attuata, inutile pensarci prima o durante
il processo è piacevole quando le varie parti non cercano di danneggiarsi e sanno quali punti forza sviluppare per dare vero valore alle altre creando armonia e scambi reciproci

spesso passa l’insegnamento che il sesso costa, ha valore commerciale, quindi lo si usa come baratto, scambio per un tampone emotivo, attenzione, soldi
oppure che bisogna farlo solo in circostanze surrealmente perfette

è complesso anche solo per il singolo
ma non impossibile imo
per brevi attimi a volte ci si riesce
ma poi vince la cultura
la vera difficoltà è restare empatici e continuare a dare valore nel proprio tessuto sociale

fratellomaggiore

Ma sei un tenerone…
Ad ogni modo le africane, per quanto abbiano la pelle bellissima, la bocca da sogno e siano fisicamente, come diciamo dalle mie parti, delle prete, a livello di gelosia sono delle scassacazze di prima categoria…

Luigi Di Maio

Mi manca un ragazza “Carlo Conti”

Grammarnazi

Cui con la q all’inizio del racconto

Banana33

Grande bandierina
Focalizzandosi sulla prima trombata viene da pensare alla regola aurea di una sega alla settimana
Magari ci fossi andato stracarico di testosterone tutte le pippe mentali sarebbero state eliminate dallo spazio-tempo da un Victor esplosivo a prescindere da ogni circostanza?
Sembra una cagata ma in realtà apre parecchi scenari discorsivi, imho.
Che poi magari ci eri già andato carico e ho parlato a vanvera.
Vi va di confrontarci sul tema? Please

cipcip

Anche Morgan Freeman in requiem for a dream dice che le nere non fanno pompini! 😂 devi sfottere anche lui!

Banana33

Grande bandierina
Focalizzandosi sulla prima trombata viene da pensare alla regola aurea (generica e spoetizzante) di una sega alla settimana
Magari ci fossi andato stracarico di testoterone tutte le pippe mentali sarebbero state eliminate dallo spazio-tempo da un Victor esplosivo a prescindere da ogni circostanza?
Sembra una cagata ma in realtà apre parecchi scenari discorsivi, imho.
Magari poi ci sei già andato carico e ho parlato a vanvera
Confrontiamoci sul tema

Banana33

Sorry per il post doppio ho fatto caciara col cell

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Spargi il seme di Victor!

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Oh, ho trovato questa cosa da farti leggere: Once you go black...! Questo è il link: https://storiedelcazzo.com/once-you-go-black/