Espellere una bionda dal proprio sistema

Storia veloce,  senza fronzoli, scritta di getto e sticazzi.

E’ a tutti gli effetti uno sfogo.

Devo scrivere di questa ragazza che non ne vuole sapere di uscire dal mio sistema.

So che ho fatto la cosa giusta… No via… Credo.

Insomma spero di capirci di più quando sarò arrivato in fondo a questo pezzo.

 

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Contesto pt.1: qualche tempo fa ho partecipato ad una trasmissione televisiva e ho vinto un viaggio a Madrid. Non voglio dare più dettagli di così.

Contesto pt.2: parto da solo, all’avventura. In fondo, cazzo, se sono così figo, non c’è verso che non riesca a divertirmi in SPAGNA, cazzo quella nazione è fatta apposta! Quindi niente Tinder, niente couchsurfing, niente Yelp. Niente mappe.  NIENTE cazzo. Zaino in spalla e mi catapulto nel centrocittà. Vediamo cosa succede.

 

 

 

5:00 AM

Salgo sulla navetta per andare all’aeroporto quando una ragazza con una borsa fucsia e una mano insanguinata mi chiede aiuto.

Si era appena tagliata, con un pezzo di metallo che sporgeva dalla rastrelliera porta trolley.

Per puro caso, ho del disinfettante e dei cerotti mummificati nel beauty.

La aiuto.
Si chiama Paula.
E’ messicana e sta per volare a Madrid per il weekend, come me.

A differenza mia, però, Paula non viaggia da sola.

Mi presenta la sua amica, rimasta seduta sul fondo del bus.

Mi siedo davanti a loro e le guardo meglio.

Classico esempio di amica carina con amica bruttina. Solo che sticazzi, io sono uno zombie, non mi lavo da due giorni e devo ancora prendere il caffè.

Durante il tragitto, chiaccheriamo poco.

Non che non ci sia interesse, ma non sono proprio in condizione.
Arrivati all’aeroporto, scendo e vado al check-in da solo.

Sento i loro tacchi che mi seguono per un po’, poi il suono  svanisce in lontananza. Non penso che forse non conoscono l’aeroporto. Non penso, che potrei semplicemente voltarmi ed offrirmi di accompagnarle. Voglio partire da solo e arrivare da solo. E poi, sono bionde entrambe.

Mi raggiungono al check-in.

Le ignoro.

Mi raggiungono al bar.

Siamo accanto al bancone.

L’amica di Paula mi chiede se voglio sedermi al tavolo con loro. Macheccazzo. Ok, vabbè, accetto l’invito.

Iniziamo a chiaccherare e, nonostante io sia totalmente disinteressato, dopo un tot mi rendo conto che, con quella carina, un girettino me lo farei volentieri.

Inizio a fingere interesse, tanto manca ancora un’ora al decollo.

La conversazione si sposta da temi noiosi (geografia del Messico, meteo di Madrid, musei di Madrid) a temi più interessanti (relazioni sentimentali, esperienze passate, locali di Madrid).

Scopro che torneranno a Firenze, che resteranno altri 5 mesi in città, che non hanno amici italiani e che vorrebbero tanto averne, per smetterla di uscire sempre negli stessi posti.

Questi sono chiari segnali.
 

Li ignoro.

Dopo un altro caffè è l’ora di imbarcarsi.

Ci mettiamo in fila.

L’amica bruttina mi chiede chi io conosca a Madrid.

Nessuno.

Loro invece hanno tanti amici spagnoli e messicani. Dovrei proprio uscire con loro. Dovremmo proprio scambiarci i numeri.

Vabbè, numero più numero meno.

Scrivo il numero. Aspetto… No, non mi viene proprio in mente. Sono costretto a richiedere il nome ad entrambe. Non che volessi fare lo stronzo di proposito, ma proprio non me lo ricordavo, non mi interessava, e quando ho dormito poco il mio livello di odio verso il genere umano tutto è over 9000.

 

Saliamo sull’aereo. Le perdo di vista. Atterriamo a Madrid. Di loro, nessuna traccia. Vado in albergo e dormo fino alle 7 di sera.
 

Quando mi risveglio, sono una persona nuova. Mi rendo conto di essermela tirata a dei livelli inauditi e di aver raccattato il numero di due ragazzine piene di amiche che non faranno altro che uscire a bere, ballare e sbronzarsi per tutto il weekend.
 

Medito un secondo sul fatto che in realtà volevo conoscere gente direttamente sul posto, ma in fondo che cazzo me ne frega, poi mi ricordo che attenersi ai piani invece di godersi gli imprevisti è una cosa stupida, specialmente quando gli imprevisti sono piacevoli come in questo caso.

 

Scrivo ad entrambe, sia a quella che mi piace che all’altra. Tanto so che hanno parlato di me e che hanno già deciso tutto.

Mi risponde quella carina.

Bah, m’è pure andata di culo.

 

Vengo invitato ad una festa a casa di una loro amica. Taxi. Arrivo. Mi perdo. Scende a cercarmi e ci ritroviamo, di notte, a 2000km da dove ci eravamo visto per la prima volta, anche se sono passate poche ore, penso che la cosa abbia un ché di romantico.

Insomma, non capita tutti i cazzo di giorni.

 

Salgo in casa e c’è pieno di figa. Viene scattato un selfie ogni 0,33 secondi. La ventola del router gira a tutta forza per non farlo surriscaldare mentre 10 pischelle vestite da sera cercano invano di intasare i server di Instagram. Ovunque mi giri, vedo bocche a culo di gallina, sigarette, bottiglie scrause di alcolici pro-sbronza pre-serata e calze a rete.

Mi attacco alla bottiglia.

Giochiamo ad un gioco “di società” dove in pratica devi bere ogni 3 secondi e rispondere a domande imbarazzanti. Solo che io non ho il senso del pudore e dico sempre la verità, mentre quando tocca a me e chiedo alle ragazze se hanno mai tradito tutte fanno NOOOooOoOOoOoooOO in coro.

Solo Paula mi dice che certo che ha tradito, e che le altre mentono solo per darsi un tono.

Mi piace.

Brindo con lei alla sincera accettazione delle proprie cazzate.

Toc toc.

Chi è?

 

 

polizia

La polizia.

 

Le ragazze vanno nel panico, iniziano a starnazzare e perdere piume ovunque mentre sbattono l’una contro l’altra.

Non si capisce chi cazzo sia la padrona di casa.

L’unico altro uomo oltre a me è gay e si chiude in bagno.

Apro io.

Mi escusas, gentilissimos policiottos, ah s’è già fattas le unas? E chi se ne entiendes?? Eh no, avetes ragiones. Oras l’abbozziamos. No, io no abla espagnol.

La gallina leader del gruppo, vedendo che i poliziotti sono uomini e che non ci stiamo capendo, viene a darmi una mano prima che loro decidano di manganellarmi.

Usciamo tutti, siamo giusto in tempo per prender l’ultima metro e andare a ballare.

In metro, faccio amicizia con tutte le ragazze presenti.

Una veramente brutta mi si accolla come una patella sullo scoglio.

Entriamo nel locale e con una piroetta alla Roberto Bolle, approfitto di un momento di distrazione della patella per nascondermi dietro ad un muro di gente. Ho quasi rischiato di lussarmi un ginocchio, ma ne è valsa la pena.

Devo pisciare.

Uscendo dal bagno, becco Paula.

Non le dico niente, la prendo per mano e me la porto a bere.

In discoteca in Spagna ci entri gratis, però cazzo i drink costano 16€. Glielo offro io, sento di avere qualcosa da farmi perdonare.

Beviamo, ridiamo, le altre ci mollano da soli, chissà se le donne comunicano in modo telepatico e non ce lo dicono.

Poi parte una canzone dei Buena Vista Social Club.

 

disco

 

Non ci penso neanche per un istante, le prendo la mano e gliela sollevo, Vuelta, Dile que No, Enchufla.

Chi non balla la salsa non può capire, ma quando sei un tronco di frassino con i piedi, come me, e sai fare 5 figure in croce, ci dev’essere una speciale alchimia con la ragazza.

Se non fossi bruciato dal cinismo, potrei definirla magia.

Ci sono alcune donne con cui non devi conscere la tecnica, con cui non pensi ai passi, con cui non pensi a niente. Senti solo la musica e semplicemente vi capite, e inizi a giocare con le note, con le sue mani, col suo corpo e potresti continuare per tutta la notte.

Con Paula è successo proprio questo.

Abbiamo ballato penso per due ore di fila (Dio benedica quel DJ) e per tutto il tempo non avrei voluto essere da nessun’altra parte e con nessun’altra persona.

In questo momento, con lei, tra una giravolta e l’altra, mi sentivo veramente felice.

C’era tutto.

Un’intesa fisica perfetta. La magnifica casualità del nostro incontro. La giusta quantità di alcol nel corpo. Un flirt sottile ma penetrante.

Io le piacevo, lei mi piaceva, i nostri corpi si sfioravano e si allontanavano a ritmo, eravamo sudati e i suoi capelli le finivano davanti al volto in un modo che non posso che ricordare come incredibilmente sexy. E quel modo, che aveva, di puntare i suoi occhi da cerbiatta, dritti nei miei…

 

 

bacio

Ho sete.

Le guardo le labbra.

La bacio.

 

 

 

 

Cazzo è stato il bacio più brutto della storia.

No cioè.. DAVVERO. Secco, rigido, BRRRR.

Lo ignoro, balliamo ancora, la ribacio. Stessa scena, una mezza bacileccatura a stampo. Rinsecchita. Avvizzita.

Non ha senso.

Forse sono sbronzo. Forse è sbronza lei, o magari non vuole farsi vedere dalla amiche.

Forse non le piaccio affatto, le ho strappato un bacio con la forza mentre voleva solo ballare. Forse dovrei starci un po’ dietro, ai segnali, invece di andare a diritto per la mia strada e basta.

Sono le 4:30 del mattino.

Io e Paula ci eravamo conosciuti esattamente 23 ore prima, lo stesso giorno.

E’ anche ora di andare a letto.

Prendiamo un taxi.

La ribacio sul sedile, con calma, lontani da occhi indiscreti (il tassista non conta).

Niente, nein, kaput.

Sono talmente stanco che l’idea di dovermi sforzare per scopare è troppo distante da me. La accompagno a casa dell’amica che la ospita e torno in albergo con lo stesso taxi.

Provo sensazioni miste.

Da un lato, sono deluso dall’epilogo sfigato della serata, dall’altro, mi ero divertito davvero tanto, avevo passato una serata splendida e la mia autostima, già esageratamente grande, era cresciuta di almeno 2 cm.

In fondo ho preso un aereo, sono partito da solo per una città dove non conoscevo nessuno e in meno di 24 ore avevo già conosciuto una decina di persone, mi ero sbronzato con loro, avevo negoziato in maniera improbabile con dei poliziotti e avevo ballato per tutta la notte con una ragazza senza davvero aver fatto alcuna fatica.

Madonna quanto sono diventato figo rispetto a come ero un tempo.

Il giorno dopo la chiamo. Devo capire. Ieri magari eravamo disidratati dall’alcol, so’ na sega.

No, proprio no.

Stessa IDENTICA cosa. Baciare Paula è come baciare un’Havaianas.
 

havaianas

Leccami tutta.

 

Ora, io ho una teoria sui baci, che  è anche piuttosto semplice:

Se il bacio non funziona, non funzionerà neanche il sesso.

E’ una mia teoria.

Mi sono scopato ragazze che non mi piaceva come baciavano e non mi hanno mai dato le stesse soddisfazioni che mi hanno dato donne con cui si sentiva che c’era chimica fin dal primo scambio di saliva.

Fino a qualche tempo fa (poche settimane) me ne sarei fregato e l’avrei scopata lo stesso.

Ma ora no. Sto sviluppando una strana sindrome da collezionista e non la voglio incoraggiare.

Quella sera la lascio andare a casa, non mi faceva voglia.

O mi stupisce con qualcosa che mi faccia venire voglia di stare con lei, o passo.

Il mattino seguente, le mando una foto su whatsapp:

 

colazione

 

Mi risponde “scusa ma io sono inesperta, certe cose non le faccio”.

 

SCUSA SONO INESPERTA

virgola

CERTE COSE NON LE FACCIO.

 

Non ci voglio credere.

La chiamo, questa cosa non è possibile.

 

“Hey scusa ma figa come sei, nessuno te l’ha mai leccata? Davvero?

Ah scusa, sei con le tue amiche? Eh vabbè… Mi hanno sentito? Peccato. Avresti potuto sentire il loro parere.

Vabbè dai, ci sentiamo.”

 

Ci siamo sentiti.

Ha avuto solo 1 fidanzato.

In Messico sono molto cattolici e fanno le cose alla vecchia.

Io sono stato troppo diretto, dice.

 

Ora, probabilmente la prossima frase mi costerà un testicolo, ma vabbè.

Al momento sto uscendo con 3 donne che rappresentano il 30% della mia donna perfetta, che sanno chi sono, sanno del blog e c’hanno i cazzi loro per la testa e le cose vanno bene e davvero non ha senso per me andare a fare casino con altre di cui non mi importa.

Non ho tempo, non ho energie e non ho voglia.

 

Paula è tornata a Firenze pochi giorni dopo di me.

Mi manda messaggini dolci.

Per un attimo ho pensato di invitarla a cena.

Poi ho deciso di espellerla dal mio sistema, scrivendo.

 
 

1934 parole.
Tempo di scrittura: 40 minuti.
Tempo di revisione: 0 minuti, spero di aver messo tutte le h.
Ora me ne vado in palestra.

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