Cosa succede (davvero) ad una festa goliardica?

covergoliardiavictoriana

Brodino Vegetale, a.k.a. l’Ispanico Princeps, Sovrano Gran Maestro del Sovrano Commendevolissimo Ordine Goliardico di San Salvi, ha organizzato le sue ultime feste matricolari in data 17, 18 e 19 maggio 2019.

Potevo forse mancare? Certo che no, e con me dovevano presenziare dei Victorini in rappresentanza di Storie del Cazzo.

Quello che segue è dunque il racconto sciallo di questa tre giorni di alcol ed eccesso di testosterone, che ho deciso di controbilanciare usando solo gif di tette per introdurre i vari capitoli.

Pronti?

Via.

Venerdì pomeriggio: i preparativi per festa

Ore 18:00

Power Ranger Rosa arriva a casa mia mentre ero in compagnia della tipina brasiliana.

Appena Power Ranger Rosa la vede, inizia a battere le mani e urlare: “Sciò, sciò!”, facendola starnazzare e perdere piume ovunque mentre svolazza fuori dalla porta.

«Che schifo la figa.»

«Ben arrivato.»

«Sono il primo?»

«Sì, gli altri arrivano.»

Dopo poco la casa è piena di Victorini, tutti con una fascia verde al braccio per indicare che sono degli ospiti, non goliardi.

Dopo aver spiegato a tutti le regole base di sopravvivenza comportamento in goliardia, gli prometto solennemente che nessuno li avrebbe bullizzati, poiché erano sotto la protezione dell’Ordine Sovrano di Firenze.

Ore 20:30

Arriviamo da Pizzaland.

Davanti alla porta ci sono un uomo vestito da cazzo gigante, una donna vestita da diavolo e una moltitudine di altri esseri umani. Sono tutti coperti da mantelli o feluche a cui sono appesi reggiseni conquistati sul campo di battaglia, tappi di bottiglie bevute alla goccia e spille ricevute in occasioni speciali.

Un uomo vestito da guerriero medievale arriva su un carrello della spesa trainato da sei alleati e accompagnato un bardo che schitarra canzonette sconce.

Ci sono anche uomini e donne anziani – che si fanno portare da bere dai giovani a suon di ordini e calci in culo.

I Victorini sono un po’ spaesati

Brodino spunta da un cespuglio e gli fa un discorso motivazionale:

«Ragazzi, divertitevi e ricordatevi, quello che vorrei che voi faceste per me è dimostrare, in generale, che i Victorini valgono qualcosa, che siete qualcosa. A chi piacerà, potrà entrare a far parte del nostro mondo. Non deludetemi.»

E se ne va.

Alessandro XXI sente il discorso e ci butta il carico: «E io darò 50 € al primo di voi che tromba!», poi se ne va pure lui, ridendo, perché le uniche donne presenti al momento sono uomini travestiti da puttane vichinghe.

— CHALLENGE ACCEPTED! Stasera qualcuno scopa!

— Yeeeeeeeeeeee

— Non parlavo di noi.

— Perché no scusa?

— Un Victorino deve scopare, di modo che nessuno abbia più a dubitare della bravura dei miei uomini. Noi abbiamo scopato oggi pomeriggio apposta! Fammi stare coi ragazzi per una sera.

— Ho capito ma scusa se tanto scopano loro perché noi no?

— Solo uno di loro deve scopare. Cosa non si sa, ma un pene finirà in un buco e vincerà quei 50 pippi.

— Vabbè, stai solo attento che la combo non sia il pene di Power Ranger Rosa col tuo culo!

Dentro al ristorante c’è una cena “Pizza all you can eat, Vino all you can drink”. Fiumi di alcol e taglieri di pizza rovente vengono portati ai tavoli da cameriere che il giorno dopo chiederanno un aumento.

Sui tavoli ci sono gli uomini del Podvs che cantano canzonette sporche.

Sotto ai tavoli ci sono le matricole bullizzate.

Sedute sulle sedie ci sono ragazze, goliarde oppure ospiti, che vengono contese e spostate da un tavolo all’altro in una specie di gioco dell’oca tettona.

Quelli del Chiavaccio si aggirano per il locale con sguardi famelici in cerca di bicchieri di vino incustoditi in cui pucciare il cazzo.

Tre ragazze, con microfono, batteria e chitarra al seguito, cantano a squarciagola …

“Com’è che m’interrompi… Che numero sei?

Ti senti un pezzo grosso, che numero sei?

Cos’hai tu di speciale, che numero sei?

Dov’eri tu nel giugno dell’ottantaseeeeeiii?

Che numero seeeeeei

Nanana na na.”

… pareggiando di più i sessi in quel ristorante di quanto abbia fatto il movimento femminista in Italia negli ultimi cinque anni.

Ce la faranno i Victorini a provarci con le goliarde, o si faranno mangiare vivi?

Qualcuno deve trombare, non possono deludermi.

Pietro XX, manager del ristorante, inizia a placare gli animi dell’orda di goliardi versando montagne di peperoncino calabrese sulle pizze di alcune vittime prescelte, che perdono prima l’uso della lingua, e poi del culo.

Un Victorino, che ha avuto la pessima idea di farsi dare “Nduja” come nome goliardico, si ritrova costretto a mangiare una marinara al sapore di lava e rimpianti.

“Non vi bullizzerà nessuno” – cit.

Nduja cerca di non mostrare segni di debolezza, ma quando gli viene offerto del vino per buttare giù il peperoncino, una lacrima virile rivela tutta la sua sofferenza interiore.

Thug Life (Victorino e falso amico di Nduja) lo abbandona nel momento del bisogno per avvicinarsi ad una goliarda, ma commette l’errore di guardarla negli occhi troppo a lungo e si ritrova con un pisello di rossetto in faccia.

Non faccio in tempo a sfotterlo che mi ritrovo lo stesso rossetto sulle labbra. La mia trasformazione in francese metrosessuale è completa.

«Questo rossetto è antipompino! Buona fortuna!» dice lei, ridacchiando.

Brodino spunta da dietro una tenda e interroga a sorpresa i Victorini s’una tradizione goliardica. Sbagliano quasi tutti. Gesù è l’unico a sapere la risposta, quindi riceve l’insegna (un cordone nero e verde con la medaglia dell’ordine di San Salvi) che lo nomina a Responsabile dei Victorini.

Un ragazzo passa fra i tavoli col cazzo di fuori, interamente adagiato su una fetta di pizza margherita, offrendo generosamente la prelibatezza ai commensali.

In quel momento, approfittando del delirio generale, MIGNOLO, il più niubbo di tutti i Victorini, quello che si è imbucato all’ultimo, quello che ha comprato Veni Vidi Victor mezz’ora prima di andare da Pizzaland, quello che non era mai venuto a nessuna festa di storie del cazzo e non conosceva davvero nessuno, si avvicina a sorpresa ad una goliarda, col passo titubante del chiurlo arrapato.

Io trattengo il fiato.

Nell’aria volano madonne e particelle di testosterone libero.

La goliarda lo squadra.

Sorprendentemente non lo bullizza.

Dopo cinque minuti stanno limonando.

Dopo dieci se ne vanno in hotel.

— Sì! Grande Mignolo!! Missione compiuta.

— Ebbrava la giovane cappella purpurea, ha saputo portare in alto il mio vessillo!

— Oh, s’è guadagnato contemporaneamente un pompino e 50 €, cosa non comune per un uomo.

— Guarda se c’avessi le nacchere al posto dei coglioni gli farei un applauso.

Ma, mentre Mignolo andava in paradiso, Gesù sprofondava all’inferno.

In pratica, andando a pisciare, si era tolto l’insegna con la medaglia di San Salvi, per non so quale motivo, dimenticandola nel cesso.

Cinque minuti dopo Trottolino (un goliarda del Chiavaccio) l’ha presa gridando: “Uccellata!”

Povero Gesù, ancora non sa quale pena dovrà scontare…

Ore 01:00

Il ristorante ormai sembra un campo di guerra.

Il bagno è stato strippato a 360°, Nduja è ancora a terra rantolante che spara cureggie di fuoco, i vecchi goliardi stanno bullizzando più o meno tutti, gli altri sono dispersi chissà dove, io ho il rossetto sulle labbra e i denti scuriti dal vino, quindi sembro un puttanone slavo.

È il momento giusto per andare in discoteca.

Arriviamo allo Space Club, già teatro di molte Storie del Cazzo, e Fiasco, da buon padrone di casa, ci fa subito entrare.

Un numero imprecisato di goliardi invade la pista ballando male, bevendo troppo e conquistando femmine americane, almeno credo… a quel punto ero troppo sbronzo e non mi ricordo cosa stavano facendo gli altri.

Ricordo solo che ho parlato con una tipina a cui ho chiesto il numero e, visto che se la tirava, le ho detto: «Ven via su, dammi un numero, uno a caso! Io ora ti scrivo un SMS, così non posso sapere se ti arriva o no. Se il numero è il tuo, saprai cosa ti ho scritto, altrimenti no e amici come prima.»

Ha funzionato, da riprovare.

Alle quattro mi ricordo che sono vecchio, quindi recupero Afrodite, i Power Ranger Rosa e Giallo, che dormivano da me, e facciamo tutti come Baglioni.

Sabato 18 maggio 2019: dove cazzo sono le alcolimpiadi?

Allora, il sabato è storicamente il giorno delle alcolimpiadi, momento di grande giubilo in cui mi sono sempre divertito.

Quest’anno no.

Quest’anno no perché Stronzoló, nuovo capo della Lira, che doveva occuparsi di organizzare i giochi, se n’è altamente battuto le palle, rovinando il consueto giubilo del sabato pomeriggio.

In compenso però, il Podvs, gruppo incaricato dell’approvvigionamento alcolico, ha costruito, come regalo per le ultime matricolari di Brodino, un motherfucking castello nel piazzale dell’università.

Non scherzo, hanno tirato su a forza di martellate e bestemmie un vero castelletto di ferro e compensato, con una porta verticale azionata da una carrucola e una finestrella per foraggiare vino.

(il fortino aveva anche il nobile scopo di servire da bar, nascondendo il vino alla vista e aggirando il divieto di servire alcolici in università.)

In questo pomeriggio privo di alcolimpiadi sono successe svariate cose:

  • Afrodite è stata rapita dagli uomini del Podvs e trascinata dentro al castello insieme ad un numero imprecisato di altre ragazze. Lo scopo del pomeriggio è diventato ovviamente quello di sfasciare il castello per prendersi le femmine.
  • In un complesso gioco politico però, nessuno voleva assaltare il castello prima che fosse finito l’alcol. Per bere dovevi mettere una mano nella finestrella e indovinare cosa ti facevano toccare. Gli indovinelli erano facili e l’alcol gratuito. Io ho toccato un gomito, qualcuno una tetta maschile o femminile. Nessuno ha avuto il coraggio di metterci le palle, ma Coinquì è abbastanza sicuro di aver palpato un culo peloso in cambio di un bicchiere di vino.
  • Gesù, reo di essersi fatto uccellare l’insegna da Responsabile dei Victorini da Trottolino la sera prima, viene crocefisso al castello.
  • Un goliarda anziano, in un momento di noia, decide di trasformare i Victorini in una piramide umana a difesa del castello, coi bicchieri di vino tenuti fra i denti (ovviamente è finita in un disastro di corpi ammassati disordinatamente a terra e vino rovesciato ovunque).
  • Coinquì prende, in fede, la feluca di Brodino e insieme cospiriamo per fare un po’ di danni (se sei un goliarda: cantare il gaudeamus con la feluca del Gran Maestro in mano), ma veniamo sgamati e finiamo tutti quanti a bere in mutande.
  • La Dea della Guerra, simpatizzante di Stronzolò e nemica di Brodino, mi uccella l’insegna goliardica e inizia a bullarsi con tutti. La rincorro per recuperarla, prima di finire come Gesù.
  • Brodino e il Pontefice di Torino si siedono in cerchio con i Victorini, spiegandogli che se volessero essere bullizzati un altro po’, le porte per loro erano aperte, perché si erano dimostrati in grado di stare al gioco. In 6 accettano con gaudio: Firenze e Torino avranno nuove matricole.

Reclamo Ufficiale: Mignolo ha passato il pomeriggio a cercare Alessandro XX per reclamare i suoi 50 €, ma non l’ha trovato da nessuna parte. Che venga messo agli atti.

Il pomeriggio si conclude quando un gruppo di goliardi assalta il castello per recuperare la figa intrappolata al suo interno, armati di accendini per sciogliere le fascette che tengono insieme le mura.

I valorosi guerrieri del Podvs e i Priori di San Salvi rispondono con gavettoni di vino e sputi, ma incredibilmente gli assalitori vincono la loro battaglia, facendo crollare le mura del castello.

È giunta l’ora di andare a teatro.

Può essere l’operetta goliardica meglio dei Golden Globe?

L’operetta è una fusione teatrale di cultura e prese per il culo. Si chiama “Elisa di Vallombrosa”, per trollare la serie TV di Rivombrosa, ambientandola in Toscana.

Al teatro Puccini ci sono 650 persone, è completamente sold out.

Tra battute e frecciatine, ti fai due risate e vedi i tuoi amici vestiti da donna sul palco.

Gli ingredienti sono: giochi di parole, campanilismi, balletti fuori sincrono, luoghi comuni, satira e veramente un botto di autoironia. Nessuno si salva: tra fatine porche, alberi erotomani, troie russe e omosessuali dall’ego smisurato a causa di recenti successi editoriali (ciao Franco) ho riso tanto, ma il clou della serata è stato vedere Brodino Vegetale vestito da Duchessa, sbarbato e con la parrucca.

Quando Brodino arriva sul palco, Stronzolò urla: “TROIA!”, ammettendo pubblicamente di avercelo piccino. Dal pubblico si leva un “FORZA GRAN MAESTRO!”, mentre Coinquì, non avendo idea delle faide interne alla Goliardia, urla un sonoro: “MAIALA!”, che ci sta sempre bene.

Insomma, andare all’operetta non è come andare a vedere uno spettacolo di teatro normale. Penso che questa sia l’unica serata dove si possa andare a Firenze per vedere un po’ di ironia toscana vera e maiala, che rende omaggio al Monni e al Ceccherini dei tempi d’oro.

(Della stessa opinione non è A.C., immortalato mentre dormiva sui gomiti durante l’operetta, sia messo agli atti anche questo).

Dopo lo spettacolo avviene uno sketch deleterio con una biondina che m’ero trombato tempo addietro e che ho rivisto lì al Puccini, ma è fuori tema rispetto alla storia quindi magari lo racconto con una mail.

Di base, visto che non avevamo fatto altro che bere dalla sera prima… dopo l’operetta ci facciamo un ultimo giro.

Al bar una ragazzetta americana completamente sfasciata di alcol si getta tra le braccia di Power Ranger Rosa, che la lancia fra i cespugli e si mette a chiacchierare con l’amichetto gay che l’accompagnava.

Quando finalmente arriviamo a letto sono così sfatto da non riconoscere più la trama del mondo che mi circonda. Per farti capire, immagina la scena… Afrodite (donna) è nel mio letto e sta parlando con Cicciolina (uomo), che si toglie le lenti a contatto.

Io le prendo e scatto questa foto:

In quel momento, guardando la foto, giuro che il mio cervello ha prodotto questo pensiero: “Wow, Cicciolina mi ha dato i suoi occhi, ed è venuto tutto sfocato nella foto, perché non ha più gli occhi e non ci vede bene!”

È proprio il caso di andare a letto.

Domenica relax

Ultimo pranzo di saluto con i Victorini. Faccio un paio di autografi al libro e il weekend a questo punto potrebbe dirsi concluso… non fosse che alle due ricevo un messaggio: “Stasera da me, serata tranquilla, champagne e caviale, porta due ragazze.”

Il messaggio arriva da un Goliarda Misterioso di cui non dirò un cazzo, se non che (ovviamente) ho accettato il suo invito.

Io, Afrodite e La Ragazza Di Medellìn arriviamo a casa sua per le sette. Per le undici abbiamo prosciugato una piscina di champagne e Dio solo sa quanto caviale.

Ormai non sono più in grado di valutare il mio livello alcolico, sto fluttuando dentro il mio stesso corpo.

Sospetto di non essere più tanto sobrio quando Il Goliarda Misterioso esclama: “SPARIAMO AI PICCIONI!”, sul tavolo appare una pistola (a gas) e iniziamo a sparare con nonchalance dalla finestra.

Colpiamo tendenzialmente le nuvole, un po’ perché nessuno voleva davvero far male ai piccioni nonostante siano animali di merda, un po’ perché provaci tu a mirare dopo che bevi da 72 ore.

Poi nulla, il padrone di casa deve scappare al lavoro e rapisce Afrodite, che lo segue in ufficio.

Prima di uscire mi lancia lì un vago: «raggiungeteci», che io interpreto come un: «Non ti azzardare a raggiungerci. Tu chiavi qui, io in ufficio. Non sfasciarmi la casa.»

Mi rendo conto che la mia interpretazione del “raggiungeteci” sia piuttosto soggettiva, anche perché a dirla tutta lui ha detto: “raggiungeteci, l’ufficio è molto bello, mi piacerebbe farvelo vedere“, ma ormai credo di avere una comprensione dell’animo umano abbastanza sviluppata per saper leggere fra le righe.

O forse ero solo sbronzo e avevo voglia di scopare.

Comunque sia, nulla, inizio a sfottere la Ragazza di Medellìn perché è colombiana e quindi narcos, Pablo Escobar, pistole eccetera.

In risposta alle mie frecciatine lei inizia a minacciarmi con ‘sta pistola di merda allora io la prendo e la scopo – in bagno, ovviamente, l’unica stanza dove sia rispettoso chiavare in casa altrui senza aver ricevuto istruzioni diverse.

L’unico problema c’è stato quando la pistola è cascata nel lavandino facendomi cagare addosso, ma a parte quello tutto bene.

Alla fine, non sapendo dove venire, ho usato la tecnica di Coinquì, basata sull’ipnosi conversazionale, che consiste nell’urlare a sorpresa:

«GIRATI GIRATI VELOCE GIRATI!»

Funziona ogni volta.

Ma quindi,
Goliardia sì o no?

Ricordo che, alla fine dell’operetta Goliardica, dal palco i ragazzi hanno iniziato a gridare: “La Goliardia non è morta!”

No che non è morta, però si nasconde di brutto, quindi io vorrei concludere questo pezzo mettendo in luce quello che secondo me è il suo aspetto più interessante.

Vedi, c’è un problema, all’università.

Quando un ragazzetto di 18 anni penetra l’ateneo, viene formato culturalmente, ma non c’è nessuno che si preoccupa di fargli crescere pure le palle, oltre al cervello.

Quindi magari esce dall’Uni col massimo dei voti, ma:

  • nel gruppo di amici vale meno di zero perché è il classico secchione smidollato che tutti si sentono liberi di prendere per il culo;
  • fa cacare a qualsiasi colloquio perché non regge la pressione dell’HR che gli mette ansia con domande scomode;
  • si fa mettere i piedi in testa da chiunque in ufficio e continua a fare lo stagista porta-caffè per centosessanta anni.

Insomma una vita di merda.

Se invece lo stesso ragazzetto decide di entrare in Goliardia, ecco che qualcosa cambia.

Una schiera di uomini e donne dai 18 ai 100 anni si offrono generosamente di bullizzarlo nei peggio modi e al contempo educarlo alla discussione intelligente e non violenta.

Vedilo un po’ come un Fight Club che allena intelletto e astuzia.

Ogni vittoria dialettica e ogni abbattimento delle sciocche fobie sociali che imprigionano la vera personalità della matricola vengono premiati affinché il ragazzetto impari a vivere e a comportarsi liberamente, facendo valere le proprie ragioni con chi è “più alto di rango” senza cagarsi sotto ogni volta.

Dato che in Goliardia succedono cose che sono tendenzialmente illegali in qualsiasi ufficio del mondo, quando esci dall’università, se hai fatto un po’ di “carriera” lì dentro, non dovresti più aver problemi a trovare amici, lavoro e figa.

Questo è secondo me l’aspetto più utile, e nascosto, della Goliardia, che potrei definire come “un giardino in fiore con fiumi di birra nascosto dietro un muro di cemento su cui sono disegnati un sacco di piselli”.

Quindi per me, se hai l’età giusta e ti è piaciuto il mio weekend, cerca i goliardi nella tua università e digli che ti mandano San Salvi e il Proprietario di Victor. Prometto che non verrai bullizzato.

PS.

Non so se quello che ho scritto creerà o meno problemi diplomatici dentro al mondo goliardico, ma chissenefrega, se vogliono mi trovano in piazza.

busta150

La Posta del Pene

Una mail al giorno, dal lunedì al venerdì, per allietare le tue pause al cesso.

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Nick

Una specie di servizio militare, ma si lavora e marcia di meno, si scopa un po’ di più e si beve moltissimo di più. Forte sta goliardia, averlo saputo a tempo debito… Vabbè, magari mi iscrivo all’università della terza età…

Spaturno

Sì ma senza gli idioti che danno ordini.

Danno ordini.

Ma se sono nella posizione di farlo non sono idioti, salvo rari casi.

Power Ranger Rosa

Aspettavo con ansia questa storia: finalmente anche io nelle Storie del Cazzo! Mmm, per come mi hai descritto forse era meglio non esserci ahahah
E’ stata un’esperienza incredibile, la goliardia è davvero un mondo incredibile e sono onorato di aver avuto la possibilità di conoscerlo!

Mignolo

Victorini 1 Goliardia 0

No in realtà non è così, in questi due giorni e mezzo è stato un crescendo di emozioni e nuove amiczie.
Finalmente ho conosciuto il grande PdV (persona eccezionale) e gli altri personaggi delle storie del cazzo.

La goliardia ed il Gran Maestro dell’Ordine di San Salvi mi hanno dato qualche bella lezione che porterò sempre con me.

PS l’insegna con la medaglia dell’ordine l’ho recuperata io grazie all’aiuto del gran maestro!

Spaturno

Madonna, che botta di nostalgia. Gaudeamus!

Mary

Ok, ma io faccio l’università cattolica

giustoL'odore

meglio ancora allora

Pseudonimo Improbabi

Stasera via Giovanni Pascoli 15, ore 20 e 30, ristorante Crono

bunga bunga

Un sorta di servizio militare ma senza violenza fisica, quello che ci vuole per venire su bene…per chi entrera’ in giovane eta’ avra’ le sue soddisfazioni…peccato aver passato il tempo a giocare alla play a 18 anni D

Unoqualsiasi

Tanta invidia per non esserci potuto essere, spero nel prossimo anno!

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Spargi il seme di Victor!

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Oh, ho trovato questa cosa da farti leggere: Cosa succede (davvero) ad una festa goliardica?! Questo è il link: https://storiedelcazzo.com/cosa-succede-davvero-ad-una-festa-goliardica/