Il delirio di onnimpotenza (parte due: il preservativo della verità)

Parte due: un preservativo non è mai abbastanza quando c’hai l’uccello che si crede una sbarra del Telepass

Un paio di giorni dopo il nostro ultimo appuntamento, mando un messaggino a G. per chiederle come sta.

Mi dice bruscamente che è impegnata, al ché chiudo la conversazione senza tante cerimonie.

Un’ora dopo mi scrive per chiedermi se mi va una cena alle 20:30.

Certo che mi va.

<<Però verrei in treno, puoi riaccompagnarmi a casa dopo?>>

<<Certo che posso, con piacere>>

Sei mia, penso.

 

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La accolgo con pesce ai ferri e salade niçoise. Lei mi saluta con un bacio e una bottiglia di vino.

Ceniamo in 3, assieme a Coinquì, e io inizio ad avvertire un leggero risucchio nello stomaco – ma questo non è certo il momento migliore per lanciarmi in una riflessione introspettiva alla ricerca dei miei pensieri inconsci – quindi snobbo questa sensazione attribuendola al fatto che sto mangiando come una ballerina anoressica a dieta.

 

Dopo il dessert Coinquì, essendo un uomo d’esperienza, fa come Baglioni (si leva dai coglioni) e ci lascia soli in salotto.

Io e G. ci spostiamo in scioltezza dalla tavola al divano. Lei si siede, molto compostamente, con la schiena dritta e le gambe accavallate, io mi distendo accanto a lei e le dico:

<<Cosa ci fai lassù? Vieni qui>>, e poi la tiro giù, facendola sdraiare con la testa sul mio petto.

(cosa possibile solo perché in salotto c’è un divano a L, scelta tattica condivisa da me e Coinquì quando abbiamo arredato casa come una coppietta gay).

 

Lei pigola, ma si sdraia. A questo punto siamo in perfetta posizione bacio, ma io rimango fermo come un geco al sole. Con lo sguardo trasognato e puntato verso l’alto, continuo a chiaccherare con lei come se non volessi fare altro, finché la tensione nell’aria non raggiunge livelli elettrici.

 

Mi piace questa sensazione.

 

Quando non ce la facciamo più, con un tacito accordo lasciamo che la conversazione si consumi e diventi silenzio, subito infranto dal suono dei nostri corpi che si incontrano e si riscoprono.

 

Ora, c’era una cosa che mi ero dimenticato di G.

Lei non si fa scopare; è lei che scopa te.

L’avvinghiamento, il denudamento, le carezze bacileccate e le palpate passionali avvengono dove, quando e come decide lei.

 

Mi sento come un tappo di sughero in mezzo al mare in tempesta: sto a galla, ma senza controllo.

Ma io sono ossessionato dal controllo: voglio sentirmi parte chiavante e non parte chiavata.

 

La sensazione di risucchio di prima si è ormai trasformata in una vera e propria esperienza di suzione ad alto tiraggio, che aspira tutte le mie buone intenzioni e le scarica chissà dove.

 

Percepisco un segno di cedimento da parte di Victor, ma penso che sia un sottile filo di ansia che si trasformerà in estasi appena l’avrò infilato.

Prendo un preservativo e inizio a srotolarmelo sull’asta.

 

– Un preservativo, con lei? Ti sei rincoglionito?? La conosci, è pulita, l’hai fatto altre volte senza!

– Rimane incinta pure lei mi sa, non ho notato sostanziali differenze biologiche rispetto alle altre ragazze.

– Basta venire fuori come si è sempre fatto. Questa cosa non ha senso!

– Ha senso perché te devi abbozzarla di essere così refrattario e devi viverti meglio l’uso del preservativo.

– Ah, quindi vorresti darmi una lezione? Fossi in te non lo farei. Non lo farei proprio.

– Cosa vorresti fare, rinunciare ad una scopata? Ahahah, non ci credo nemmeno se ti vedo!

– AH SI EH? Beccati questa, stronzo.

 

Mi sento letteralmente risucchiare l’anima via dall’interno delle palle per poi essere sputata fuori da me, svuotata e sprecata nel nulla cosmico.

 

Cazzo.

 

Devo recuperare tempo mentre cerco di far ragionare il mio pene, allora mi lascio scivolare verso il basso per leccargliela, ma G. non ne vuole sapere.

Mi anticipa, scivolando sotto di me, e mi afferra saldamente l’uccello con la mano destra per metterselo dentro.

 

<<Non sono ancora pronto!>> esclamo, con una tonalità vocale che non riesce a mascherare la vergogna.

 

– Ciao ciao virilità! Insegna agli angeli a scopare col preservativo!

– Sappi che ti odio.

 

Leggo la delusione negli occhi di G. e accuso il colpo di brutto.

La mia temperatura corporea sale a 38° e non riesco più a pensare lucidamente. Tutto ciò che posso fare è appellarmi a quelle risorse che ho acquisito anni e anni fa e che ormai sono ancorate in profondità dentro di me, immuni ai transitori temporali dell’animo.

 

Nessuna donna si lamenterà mai se non la scopi, ma gliela lecchi per mezz’ora. – Jacopo Fo

 

Così mi è stato insegnato. Così faccio.

Prima però mi levo il preservativo, tanto ormai non serve più.

 

– Vedo che stai iniziando a ragionare.

– Taci, giuda.

 

Dopo 5 minuti, mi rilasso e sento rinsavire la mia stupida appendice.

 

– Oh, adesso si che va meglio! Ahhhhh, senti come respiro!

– TU NON CE LI HAI NEMMENO I POLMONI!

– Era una metafora, quanto sei ignorante.

– Senti, ok, hai vinto. Ora però scopiamo.

– Ok, mi guardo un po’ intorno e poi ti so dire

– MA COSA CA– Ahahah dai, scherzavo! Diamoci dentro!

 

Con lo stesso orgoglio di un wrestler che si rialza da terra dopo il quattordicesimo supplex, quando tutti lo davano ormai per spacciato, riemergo dalle profondità delle sue gambe e gliele spalanco come una vongola, ma si vede che nella vita precedente ero un militare delle SS perché c’ho proprio un karma di merda.

 

<<Hai un altro preservativo?>> mi chiede.

 

 

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Merda.

 

 

Le mie sinapsi percepiscono la richiesta e so di avere circa un decimo di millisecondo prima che il segnale scorra lungo la mia spina dorsale e venga intercettato dai bassifondi.

Non è molto tempo per prendere una decisione.
<<Si.>>

 

– Brutto traditore figlio di puttana!

– Tanto ci metti almeno 30 secondi a sgonfiarti, appena sarai dentro non ci penserai più, tranquillo.

– Preparati ad intrattenerla con la danza dell’elicazzo moscio, faccia di merda!!

 

00:30s – Vorrei tanto fermarmi a riflettere sul perché finisco in queste situazioni, ma ora non ho tempo: è iniziato il conto alla rovescia.

 

00:16s – Come un vero professionista, ho già scartato e srotolato il Durex al 70%. Avverto i primi segni di cedimento strutturale dei corpi cavernosi.

 

00:10s – Sono pronto, le vado sopra, abbondantemente in anticipo.

 

00:09s – A sorpresa, lei mi toglie la mano d’appoggio con una mossa alla Van Damme e mi fa rotolare sul fianco finché non mi ritrovo schienato. Sono sceso al limite fra il duro e il barzotto.

 

00:03s – G.  mi sale sopra, mi infila la lingua in bocca e inizia a ravanare alla cieca per acchiapparmi il brostolo. Io trattengo il fiato e invoco silenziosamente la madonna.

 

00:00s – Mi prende il ravanello in mano, ma ormai il tempo è troppo tardi. Lei mi guarda l’uccello e non ci crede, io idem.

 

 

– LA SMETTI DI FARE LA SBARRA DEL TELEPASS?

– Sei tu che hai cercato di fregarmi, ti sta BENE!!

– Ma non ti rendi conto che se fai così ci perdiamo in due??

– Fottesega. Così, con me, non ci trombi. Fatti trapiantare il cazzo di qualcun altro.

– Stai attento ai suggerimenti che mi dai, potrei pensarci davvero…

 

Questo dialogo è avvenuto mentre una ragazza alta 1,78cm, mora, con due gambe lunghissime e il culo più bello che mi sia mai scopato, se ne stava sopra di me disperatamente cercando di infilarsi il batacchio nella vagina.

 

Penso che l’unico modo per uscire da questa situazione sia una morte purificatrice.

Non vedo alternative.

 

 

Rifletto sui vari modi in cui potrei suicidarmi all’istante senza doverle dare spiegazioni, ma non ne trovo nemmeno uno attuabile.

 

<<Scusa, ma non sono tranquillo>> le dico infine.

<<Ho notato, forse dovevamo restare sul divano!>> risponde lei.

(sul divano ce l’avevo di marmo e avevo creato delle ottime aspettative)
Mi sfilo il (secondo!) preservativo e la abbraccio, esausto.

Poi G. – che è evidentemente una di quelle persone caparbie che quando vogliono qualcosa la ottengono, punto, e che da grandi diventeranno capi di multinazionali o di interi battaglioni di soldati d’assalto della marina militare – trova comunque un modo per servirsi del mio capricciosissimo pisello.

 

In pratica si sdraia sopra di me e struscia il clitoride sulla cappella come se fosse un cuscinetto.

Sembra che si diverta, io penso ancora al suicidio ma mi sento meno inutile.

Dopo 10 minuti di questa cosa, sta per venire, sta inequivocabilmente per venire, e la cosa mi arrapa di brutto.

 

– Insomma che si fa, si scopa?

– Ma mi stai PRENDENDO PER IL CULO?!?

– No perché? Scopiamo?

– MA PD SON 40 MINUTI CHE CERCO DI SCOPARE! Hai disertato per DUE VOLTE di fila e te ne vieni fuori con una roba del genere COME SE NIENTE FOSSE?

– Hai cercato di fottermi, te la sei cercata. Comunque quando hai finito di fare l’incazzato e ti va di scopare fammi un fischio.

– ADESSO! SCOPIAMO ADESSO!!!! Ma non smetterò di essere incazzato. La scoperò con odio!

 

Aspetto di sentirla venire e glielo metto dentro, il ché provoca una cascata di eventi piuttosto piacevoli, sia per lei che per me.

A questo punto cavalco l’onda e vado diretto di bombata a pistone in tutte le posizioni dello scibile umano compatibili con le peculiarità della bombata a pistone, col grado di flessibilità dei nostri corpi (limitato) e al mio grado di resistenza allo sforzo (livello criceto obeso con l’asma) in quella che è stata indubbiamente la chiavata più distruttiva per la mia camera da letto.
Quando i vicini di casa iniziano a battere sul muro giudico di essere soddisfatto e mi ricordo di non avere il preservativo, stavolta.

Faccio il salto della quaglia con un tempismo perfetto.

La guardo.

Sono soddisfatto della mia opera.

 

Sipario.

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7 Commenti su "Il delirio di onnimpotenza (parte due: il preservativo della verità)"

 

Bella storia!

Proprietario di Victor

Grazie :)

Victor

Se di lattice son ricoperto, tu lo sai, non mi diverto!

Proprietario di Victor

Te devi farti curare.

Keran92

Victor c’ha ragione dai, col preservativo ti senti “senza l’aria”

stima infinita per victor che ha lottato fino alla fine credendo nei suoi nobili ideali ù_ù

Proprietario di Victor

E’ stata dura ma ce l’abbiamo fatta :)
Stasera G. viene a cena da me, le ho promesso che non le avrei fatto rimpiangere il giro in moto a cui ha rinunciato per liberarsi proprio stasera che era la mia unica sera libera.

Speriamo bene!!

Eudes-Conrad

“Mi sento come un tappo di sughero in mezzo al mare in tempesta: sto a galla, ma senza controllo.” <— Poesia

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