Il paradiso fa male

paradiso fa male

– Signore, cosa desidera bere? 

– Ehm, non saprei cosa posso ordinare, avete un menù?

– Signore lei può ordinare qualsiasi cosa desideri. Abbiamo acqua, tè, caffè, succhi di frutta in bottiglia, spremute fresche, cocktail alcolici e analcolici, vino bianco e rosso, oltre ad una selezione di vodka, rhum, gin e whisky locali e d’importazione. 

– E io posso ordinare quello che voglio? 

– Certamente signore. 

– Tutte le volte che voglio? 

– Sarà mio piacere servirla. 


3 spremute di mango, 6 gin tonic, enne bicchieri di vino, un pessimo whisky locale e 4 ottimi caffè turchi dopo mi sento depresso.

Sono le nove di sera. Accanto mia stanza d’albergo c’è una scala che scende praticamente in spiaggia. Vado a fumare una sigaretta.

Distendo lo sguardo sul mare, nero e calmo, cercando di fare la stessa cosa con i miei pensieri, ma questi non si distendono affatto, anzi fanno, come al solito, il cazzo che gli pare: nascono senza alcun desiderio di concepimento, si ammucchiano e muoiono fugacemente, prima che sia riuscito a dare un senso alla loro apparizione. 

– Fanculo. Guardare il mare ti fa stare bene solo se stai già bene di tuo. Non ti restituisce niente che tu non sia in grado di dargli per primo.

– È come una donna.

– Hm?

– Prova a metterti con una perché ti senti giù e vuoi compagnia, per distenderti e rimettere in ordine la tua vita. Ci vediamo all’inferno, dopo che vi siete comprati un cane.

– Già.

Distolgo lo sguardo. L’immensità quieta del Mar Rosso cede il posto ad una piazzetta artificiale di recente costruzione, con le mattonelle in cotto, un DJ con i capelli lunghi e radi portati all’indietro e sei coppie di vecchi che ballano il liscio. 

Sono venuto al Sunrise Romance Resort di Hurghada: il più costoso Resort All Inclusive di, penso, tutto l’Egitto. 

Sono fuori stagione e fuori età.

Quelli di trent’anni come me stanno lavorando per accumulare denaro da usare come garanzia per accumulare un debito ventennale sotto forma di mutuo, per poi trovare una compagna con cui accumulare soprammobili,
quadri,
litigate,
macchine (due),
cenette romantiche,
un impianto dolby surround,
un cestino per la spazzatura di design,
un cane e due figli, un maschio e una femmina (il sesso del cane non ha importanza).

Una volta ottenuto tutto ciò, possono finalmente liberarsi del mutuo, dei figli ormai grandi, mettere le macchine in garage, soffiare settanta candeline e godersi una meritata pensione in posti come il Romance Resort di Hurghada, in cui farsi viziare da camerieri sorridenti e ultra precisi – più per timore di essere sbattuti nella periferia della dittatura militare egiziana che per un autentico desiderio di servire col sorriso tutti questi vecchi grassi e pieni di dermatite.

Li guardo ballare il liscio e vorrei vomitare (principalmente perché ho mangiato troppo).

Sono stato viziato oltre ogni mia possibile immaginazione. Qualsiasi cosa abbia chiesto mi è stata letteralmente portata su un piatto d’argento. Non ho chiesto pompini, ma probabilmente si sarebbero attrezzati anche per quello. 

Quando per un breve ed artificiale lasso di tempo hai tutto e comunque non sei felice, due domande te le fai. 

Belle le piramidi eh, bella la tomba di Ramses, bellissimo dare un brofist a Coinquì sul fondo del mare in tuta da sub. Ma il mio piano non funziona. 

Volevo viaggiare per 10 anni e vedere, ogni anno, una delle meraviglie del mondo. Le piramidi, il Taj Mahal, la grande muraglia cinese eccetera.

Ma è un piano che va bene per instagram: il viaggio rende felici brevemente.

Nel libro La possibilità di un’isola, Michel Houellebecq dà per scontato che l’unico modo di essere felici sia quello di provare amore incondizionato.

Il suo protagonista ci prova, comprandosi un cane con una moglie da cui non desidera avere figli. Inutile raccontare come sia andata a finire.

Io, perdendo Sbrìnci, ho perso la certezza adolescenziale di poter essere felice semplicemente “amando una donna in modo incondizionato”, e questo è un bene ; ‘sta puttanata dell’amore eterno per il proprio partner – a prescindere dai cambiamenti naturali che occorrono in entrambi nelle decadi trascorse insieme – non riesce più ad aggrapparsi alle nostre vite moderne, libere, salottiere e francamente egoiste.

Amori larghi 1000 metri e profondi 10 centimetri si consumano ogni giorno, evaporando come pozze d’acqua sotto il sole. Raramente riusciamo a costruire qualcosa di indelebile insieme all’altra persona ; qualcosa di interno alla coppia, che non riguardi una roba esterna come una casa, un figlio, un cane, un business o una qualsiasi delle cose che fanno due amanti quando oramai non si bastano più.

Io e Sbrìnci ci siamo aiutati a costruire la nostra identità. Cosa potrei mai fare con un’altra donna?

La maledizione della mia generazione sembra quella di trovare più facile rinunciare all’amore romantico che al proprio individualismo.

– Ma che cazzo stai dicendo? Non significa nulla ‘sta cosa.

– Sì invece, vuol dire che continuiamo a cercare la persona giusta, l’incastro perfetto, pur sapendo che non esiste, perché non siamo disposti a cambiare una virgola di noi stessi per costruire qualcosa con chiunque altro.

– Maiala che depressione ciccio. Senti, sei solo sfavato perché hai scelto di andare in vacanza in un paese in cui non si chiava e sei in astinenza da dieci giorni. Parli di cose che non sai, poi magari fai un figlio e diventi il babbo dell’anno. Ven via, vai a letto.

Forse Victor ha ragione. Forse mi sento depresso per colpa del whisky cattivo, unito al senso di solitudine che un occidentale può provare in uno stato islamico e al dispiacere che ho provato oggi quando un cameriere gentilissimo è stato redarguito perché avevo chiesto una spremuta di mango senza ghiaccio, ma lui ce l’aveva messo, distrattamente, trovandosi costretto a buttarlo via dopo un ordine diretto di un suo superiore che lo stava osservando, nonostante le mie ripetute richieste volte a sminuire la faccenda e a bere quel cazzo di succo di mango col ghiaccio dentro, per non sentirmi neanche minimamente responsabile di una sgridata, o peggio di un licenziamento, di un povero ragazzo egiziano che ha iniziato a lavorare in una struttura dove lo standard minimo è la perfezione e si è trovato in difetto perché io, che differisco da lui solo per il fatto di essere nato in un paese con una moneta che vale venti volte la sua, avevo un leggero e vagamente infondato sentimento di sfiducia verso i loro cubetti di ghiaccio, dovuto alla delicata composizione del mio intestino da europeo viziato e figlio di puttana.

Guardando quei vecchi che ballano, mi trovo a metà strada fra il desiderio di chiedergli come abbiano fatto a restare insieme così a lungo, se sono felici, se provino amore incondizionato, e la paura di diventare quel tipo di persona che va a ballare il liscio alle nove di sera con i sandali e una camicia hawaiana, a fine ottobre, in un resort all inclusive. Un vecchio, insomma.

Ho paura di diventare un vecchio.

Avendo ormai superato l’età in cui poter semplicemente bere, discotecare, trombare, dimenticare e ricominciare, in comodi cicli di vita di sette giorni che ripartono ogni lunedì mattina, mi sembra, al momento, di avere solo 3 opzioni per decidere cosa cazzo fare della mia vita:

  1. Sposarmi, comprare un cane, aprire un mutuo, suicidarmi. 
  2. Partire per il Sudan a fare volontariato, sperando che salvare cento bambini dalla guerra civile mi faccia provare questo famoso amore incondizionato e non limitato ad un singolo individuo, oltre che conferirmi un certo senso di direzione e utilità che trascenda l’egoismo da cui è stata caratterizzata fino ad oggi la mia vita.
  3. Usare la scrittura per creare un senso alla mia vita che unisca lavoro, amore e un qualche tipo di utilità umana.

La seconda è leggermente ipocrita, la terza è da definire, la prima mi fa venir voglia di salire in camera d’albergo e saltare giù dal balcone.

Non l’avrei mai detto, ma il Paradiso fa male. 

busta150

La Posta del Pene

Una mail al giorno, dal lunedì al venerdì, per allietare le tue pause al cesso.

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Il mago di Aloz

Verrà il giorno in cui vorrai essere vecchio, davvero. E sarà bellissimo ciò che oggi ti terrorizza.

Biondina

Cavolo, che storia… Non so nemmeno bene come commentare, è come se tu stessi scoprendo chi sei, dopo anni molto frivoli,, come li hai descritti… E mi ci rivedo tanto, nemmeno io ho una soluzione,, ma sono contenta che tu scriva anche di queste cose più serie, ti prego non smettere mai

Cipcip

Adesso il Prozac mi serve davvero

Mukkadiprato

Un pezzo bellissimo. Si sente l’odore triste del mare. Questa è Letteratura, mon ami.

Cianciolla

Vivere il presente. Viverlo senza farsi pensieri e paranoie sul futuro e su come andrà la vita. Il futuro è futuro e quel che sarà lo si affronterà quando sarà diventato a sua volta presente.

Nel presente ha senso fare ciò che fa stare bene, ciò che rende felici. Che sia viaggiare per il mondo e ogni sera avere un’avventura amorosa diversa, oppure tornare a casa tutte le sere per giocare con il cane insieme alla donna che si ama.

Vivi il momento, vivi ciò che ti rende felice (adesso) e se in futuro qualcosa dovesse cambiare allora ti adatterai.

Il cambiamento è incluso nell’equazione della vita, fa parte del gioco.

Quando tra qualche anno quello che sarà il tuo presente non ti piacerà, allora lo cambierai. Ma perché preoccuparsene adesso? Perché inquinare il presente con le paranoie per il futuro?

Vivere il presente ed essere disposti al cambiamento, questo è il punto.

Power Ranger Rosa

Quanto cazzo è brutto quando hai tutto, sei nella situazione migliore in quel momento, ma gli unici pensieri che si accavallano e sgomitano nel tuo cervello sono tristi e negativi! E’ orribile, una cosa che odio, ma che puntualmente si ripresenta. Tipo: sentire di non meritare un pezzetto di felicità nel momento nel quale la si sta provando.
Good work, brain.

Babbo dell'anno

Nel ruolo del marito ho incontrato insormontabili sofferenze, ma il ruolo di padre (rigorosamente di una femmina e di un maschio) è senza ripensamenti l’avventura più bella della mia vita.

Squattesque

Guardare il mare ti fa stare bene solo se stai già bene di tuo. Non ti restituisce niente che tu non sia in grado di dargli per primo.

B R I V I D I

Bro

La 2, decisamente la soluzione n°2 . L’andata per il Sudan te la pago io!

Faccia da Schiaffi

Se questo è il PdV in un resort à la Briatore, mi chiedo cosa possa essere il PdV nella valle sacra del Perù a braccetto con un lama a farsi spaccare di Ayahuasca da uno sciamano di tradizione secolare. Magari va meglio, la mettiamo come numero 4?

Scatgirl

Mi e’ arrivata la notifica della tua mail, mentre guardavo questo video. https://youtu.be/_6PoLLuzsSo . Il caso non è mai davvero a caso. Mi aspettavo il racconto di un’avventura più intrigante. Ci hai abituati ad alti livelli di suspence. Grazie al tuo blog ho imparato a non sentirmi più in colpa per avere la capacità e la voglia di godermi un’altra essere umano. Non mi manca nulla eppure trovare un compagno aggiungerebbe completerebbe il puzzle , ma allo stesso tempo sono sempre più consapevole di quanto io più mi evolva e più ciò sia difficile per lo stesso motivo citato da te sopra: poca predisposizione a cambiare noi stessi per condividerci con qualcun altro. Allora penso che la soluzione sia nel trovare una persona che condivida il nostro stesso percorso attuale, e sia disposto a percorrerlo insieme a noi. Percorso di crescita personale, se non che di scoperta di posti nuovi, di avventure, libri, artisti mai sentiti nominare, e qualsiasi cosa che tenga in vita la nostra curiosità. Le persone esistono nella nostra vita fin quando c’è un dare e avere. Non proprio come nel conto economico, ma quasi. Non importa se il dare e avere sia reciproco o a senso unico, ma finché ciò succede la relazione che sia essa amorosa o d’amicizia, continuerà ad essere alimentata. Quando questo scambio cessa, a volte succede che le persone si aggrappino ai calzini l’un dell’altro per continuare a tenere vivo qualcosa che sta andando in putrefazione. Altre volte ci si lascia semplicemente andare. E si prosegue nell’impare o insegnare finché si trova la persona che ha tanto da imparare quanto noi abbiamo da insegnare e viceversa.

Condom

I feel your pain bro, ma so che troverai la tua strada. Semplicemente lo so.

P-value

Io mi sento anziana a 24 anni e sto da 10.
Burraco selvaggio a ogni pausa.
Non scopo più causa papilloma.
Cucino tutto il cucinabile per i miei amici.
Se non è serenità questa.

Ranza

Ok letto. Grazie. Vai a pigliarlo nel culo. :D

bù bà

“La maledizione della mia generazione sembra quella di trovare più facile rinunciare all’amore romantico che al proprio individualismo”.
Da quel poco che ho osservato di te, sembra la tua maledizione, non quella degli altri.
Scrivi tantissime storie di quanto quella sia scema e quell’altra pretenziosa, mentre pare che tu ti ponga pochissimo come persona che accoglie.
Certo, non dico di accontentarsi di una a caso, ma per poter avere la minima possibilità di innamorarsi si dovrebbe accogliere l’altro, per permettergli di mostrare il suo vero sé. Così condividete le parti più profonde, belle e marce di voi, per capire se è possibile la nascita di un amore.
Ossessionato da Sbrìnci, non sembri ancora pronto a farlo. (Inoltre modellarsi il proprio “io” a vicenda è naturale e spontaneo nell’adolescenza, cosa che però tu e le tue possibili partner avete superato. Dopo ci vuole impegno e corggio).
Anche se non ci credi, sono molte le persone meravigliose. Basta osservarle davvero.

E dopo la criticona, passiamo ai complimenti: mi è piaciuta molto questa storia. Potrebbe essere lo spezzone di un film: crisi, pensieri, sentimenti inadeguati… È la rappresentazione della vita di ogni essere umano.

Beer&Wine

Ti voglio tanto tanto tanto bene.

She.ela

Brividi. Molto ben scritto, ho visto tutto. Grazie

Dhampir

L’amore non esiste, il cameriere è costretto a una vita di stenti in ogni caso e quei vecchi si sopportano complice l’assenza di ormoni e sfogando i loro vizi con un’immeritata pensione che noi ci sogniamo.
Ciao.

Dhampir

Ah, in ogni caso bel pezzo

Boh

Tutto questo per non aver trovato da trombare

CHELONIA MYDAS

Fuori da noi non c’è un cazzo.
Tutto quello che ti passa davanti è un mezzo per portarti “dentro” di te.

Ci affanniamo a perseguire ciò che c’è fuori per non dover fare ciò che realmente ci tocca: guardarci dentro e dopo aver preso coraggio con due dita, infilarci il braccio fino al gomito in quell’abisso.
Fisting dell’anima.
Idealizziamo pure le persone per avere un totem di sale, morto e consumato verso cui tendere le mani invece che concentrarci su noi stessi: è’ morto, passato, non risponde ai lamenti o alle invocazioni e questo ci dà la scusa per poter stare li come degli ebeti ad aspettare da fuori una risposta che è solo dentro.

Ogni distrazione verrà a noia finché avremo due sole opzioni possibili:
1. Ritenere che sta vita sia una baracconata squallida e triste quanto lo sbiadito Luna Park di Connie Island e decidere che anche BASTA
2. Dare a noi stessi un’opportunità e pensare che magari non facciamo così cagare da dover essere realmente evitati persino da noi stessi.

Sta sega mentale è dovuta al fatto che ciò che hai scritto mi pare esattamente ciò che sto vivendo io.

Io ho scelto di darmi un’opportunità che significa che sto cercando di capire COME si sta con se stessi in modo che incida sulla qualità della nostra vita.
Ho iniziato con il crearmi attorno il silenzio e fuggire tutti gli schiamazzi a me cari.
Meno di tutto di quello di cui mi sono “nutrita” finora. Tanto ho capito che non soddisfa i miei reali bisogni.
Non sono gli “altri” o un ideale “altro” che dobbiamo cercare e che ci deve completare o rendere felici.

Dobbiamo matchare noi stessi.

Cartizze

Era tanto che non ti leggevo e devo dire che mentre prima erano pensieri di un ragazzo messi giù squisitamente, ora c’è una maturità artistica non indifferente. Sono i pensieri di un uomo adesso e la forma è più pulita, meno rude. Ci sono dei passaggi bellissimi.
E posso dire che va bene anche un po’ di infelicità a volte.
È la forma che troviamo per poter sopravvivere e lenire il senso di colpa di fronte a quello che hai vissuto
(E poi ti fa esprimere così bene essere triste devo dire…)

Concordo con chi ha scritto prima in merito al suggerimento di dover provare ad accogliere. Noi stessi e l’altro. È l’unica via.
E allora stare assieme avrà un senso

Infine, se posso, ti racconto un pezzetto di me… Magari potresti scorgere un ‘affinità con la tua situazione
Con il mio uomo sono passati anni per poter trovare il momento in cui eravamo pronti per stare assieme.
C ‘era sempre qualcosa che non andava.
In noi, nelle circostanze, nella volontà
Eppure il legame che ci univa era ed è inspiegabile.
Ed è tanto inspiegabile quanto forte.
Va oltre noi due.
Nonostante i compromessi ed il rimodellamento dei nostri stessi limiti.
Ma il sentirlo addormentarsi a fianco a me la sera finché gli accarezzo i capelli, è la risposta ad ogni mia domanda.

dreck

Non so se è perché mi ritrovo molto specie in alcuni passaggi. Ma sei fottutamente lo scrittore più sottovalutato che io stia leggendo (vabbè, non troppi però dai…). Ogni volta mi sorprendi. Anzi no, ogni volta mi emozioni. E sì, purtroppo per te sono un uomo, però complimenti veramente.

eliss

la depressione perché una modellina non ti caga… che palle

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Oh, ho trovato questa cosa da farti leggere: Il paradiso fa male! Questo è il link: https://storiedelcazzo.com/il-paradiso-fa-male/