La Cometa di Halley [feat. Volpe]

Questa storia proviene da un’epoca precedente a Tinder, quindi ad occhio e croce possiamo dire che ha avuto luogo fra il regno di Tarquinio Prisco e quello di Servio Tullio.

Gli attori di questa vicenda sono:

– Lei, detta Volpe. (che è anche l’autrice di questa storia del cazzo. n.d.pdv)

– Lui, che chiameremo Halley

– L’Amico, conosciuto come Testa di Cassio (TdC)

Volpe e Testa di Cassio si conoscono da anni, molti anni. Contatti persi e poi riallacciati con discontinuità. Volpe in qualche uscita con TdC ha pure pensato di dargliela, ma TdC non ha mai dato particolari segni di interesse, quindi bon, si rimane amici e amen.

Sarà l’ennesima volta che un rapporto non viene consumato perché entrambe le parti non si sono mai decise a dire una parola chiara, quando era il momento di parlare chiaro. Capita. Ma non è questo che voglio raccontarvi, voglio narrare una storia diversa, una bella, nonostante tutto.

Un giorno TdC dice: “Uè, ce ne andiamo tutti al mare?” Raccogliendo pareri positivi quasi da tutta la brigata, si va al mare.

TdC : “Ah, c’è anche un mio carissimo amico che è tornato dall’America, forse te lo ricordi stava in classe con me.”

Volpe: “Ma chi Halley? Quello che fa il dottorato in Ingegneria di Interstellar o roba simile?”

TdC: “Sì, lui, brava. Sta un po’ triste perché Zozza (la sua ragazza storica) l’ha appena mollato per un altro”.

Volpe: “Ah…”

Volpe si ricordava di Halley a malapena, quindi bolla tutta la vicenda con una cinica scrollata di spalle, incurante dell’asteroide che stava per cadergli addosso di lì a poco.

La bellezza dell’acqua verde melma della ridente Focene era pari solo alla lucentezza della sabbia piena di mozziconi, sabbia che nel mese di luglio si narra sia capace di raggiungere temperature in grado di forgiare l’acciaio.

Volpe procede a grandi passi roventi verso il luogo dell’incontro sulla spiaggia dove trova Tdc e Halley.

TdC “Oh sei arrivata finalmente! Lui è Halley.”

Volpe: “…”

TdC: “C’era traffico?”

Volpe: “…”

TdC: “Pronto?”

Volpe incurante delle ustioni ai piedi se ne stava immobile a fissare Halley.

Una fedele rappresentazione di Volpe che guarda Halley sulla sabbia rovente

 

Mannaggia alla puttana, quanto è bello. Qua finisce male…

Halley : “Ehi Volpe! È un sacco che non ci vediamo, ti trovo bene! Carino il costume!”

Mannaggia alla puttana.

Halley: “Ma sei dimagrita?”

Bastardo, la frase magica no, non vale!

Volpe: “^___^ Grazie… il costume ah, boh non ricordo quando l’ho comprato. Sì… boh… mi trovi più magra? ^__^ Ahahahah! Grazie. Ahahah.”

Donna, datti un contegno! Mica sei ad un concerto dei Backstreet Boys, sù.

Testa di Cassio segue lo scambio di saluti con l’aria di chi forse, forse, ha capito che la possibilità di trombarsi Volpe è appena svanita per sempre. Non ci aveva mai pensato, fino ad un secondo prima lei non gli interessava affatto, ma ora che il Dio della Friendzone è apparso improvvisamente a mettergli una mano sulla spalla si sente un pochino coglione.

La giornata prosegue un po’ strana con TdC che fa delle facce un po’ meh e Halley che sfodera tutto l’armamentario dell’abbordaggio facile.

1 – la storia del cuore spezzato per colpa di Zozza.

2- nerdaggini varie per via del dottorato in Universi, Supernove and stuff (gli altri umani normalmente la chiamano Fisica Astronomica).

3- complimenti random.

4- occhi di un azzurro dichiarato illegale in almeno 18 paesi che ti si piantano dentro e non se vanno più.

Volpe nonostante le ovaie in fiamme non ci crede. Halley è troppo bello e pure Zozza infatti era una ragazza molto molto bella, quindi non crede che possa provarci con lei.

Dal canto suo Halley è misterioso come un oggetto dello spazio profondo e per guardarlo negli occhi a lungo servono i vetrini neri come durante un’eclissi di sole.

Si fa ora di cena. Il gruppo decide di mangiare fuori ad un ristorante sulla spiaggia.

Halley: “Si però prima passate un attimo a casa mia che ci togliamo la sabbia e il sale di dosso”.

A casa di Halley c’erano anche i genitori, entrambi con gli occhi dello stesso punto di blu.

Era evidente che era una famiglia frutto degli ultimi esperimenti genetici del terzo reich.

(Non fate quella faccia, era un’epoca precedente alla fondazione di Roma, tutti vivevano con i genitori!).

In macchina verso il ristorante TdC si lamenta che ultimamente le tipe non gliela danno, Halley lo consola in modi buffi poi aggiunge: “Vabbè, io intanto chiedo il numero a Volpe”.

Volpe che era sul sedile posteriore pensa “*_>*é*>___xxxyy*** ma tanto poi non me lo chiede davvero. Oddio e se poi invece me lo chiede? nah… e se poi? nah… e se? maddai… oddio”. Eccheccazzo Volpe calmati!

Al ristorante Halley si siede vicino a Volpe.

Halley: “Ci andiamo a fumare una sigaretta fuori?”

Volpe: “Okay…”

Fuori c’erano comunque altri tavoli, con quelle famiglie dove i padri hanno la canotta e le mogli sono brutte.

Halley: ”Lo sai che pianeta è quello?” indicando un puntino colorato nel cielo che non era ancora del tutto notturno.

Volpe: “Ehm… al momento non mi sovviene.”

Halley: “Venere, si riconosce per questo e per quest’altro motivo.”

Segue una piccola lezione di astrofisica di cui le esatte parole sono andate perdute.

Dai, te la giochi sporca così, con i pianeti e le stelle? Pensi che possano funzionare dei mezzucci banali come questi? Hai ragione, funzionano infatti. Mannaggia alla puttana.

Halley a sorpresa, spegne la sigaretta, fa lo sguardo assassino e con un unico gesto felino tenta un bacio.

Volpe si impanica: “Che fai?”

Halley: “Vorrei baciarti.”

Volpe: “Qui? Ora?”

Halley: “Perché? Non è bellissimo questo cielo? C’è anche Venere!”

Volpe: “Ma ci sono anche Gino e Maria Peppa che mangiano i calamari a due metri da noi!”

Halley: “E allora? Vuoi un altro posto?”

Volpe: “Sì, qui non c’è l’estetica adatta.”

Halley ride: ”Va bene, penserò a portarti in un altro posto.”

Volpe: “… ok”

Halley: “Adesso rientriamo allora.”

 

Oddio, ho sbagliato, avrei dovuto baciarlo. Chi se ne frega di Gino e Maria Peppa. Magari adesso non ricapita più. Non so nemmeno quando torna in America. Mannaggia alla puttana.

Halley diventa l’anima della festa ma rimane abbastanza sulle sue. Volpe manda in loop nella sua mente la scena appena accaduta, un po’ rimpiange ma un po’ no. In ogni caso non valeva la pena sprecare un bacio in quella situazione. Staremo a vedere che succede.

Se mi devo incasinare in una situazione che tanto di sicuro mi sfugge di mano pretendo almeno di non avere Gino, Maria Peppa e i calamari come spettatori.

La serata si conclude, si torna alle macchine.

Halley: ”Allora me lo dai il tuo numero?”

Volpe: “Ok è questo.”

Halley: ”Ti chiamo per uscire in questi giorni, tu rispondimi eh!”

E come diavolo potrei non risponderti maledetto?

Passano un paio di giorni, Volpe un po’ va in ansia ma si trattiene, anche perché le domande strane di TdC fanno pensare che qualcosa bolle in pentola.

TdC: “Oh ho visto che hai fatto amicizia con Halley…”

Volpe *poker face*:” Uhm… sì… simpatico”

TdC: “Poraccio sta giù perché Zozza gli ha messo le corna e non gliel’ha detto. Cioè gli ha messo le corna con quello per cui poi l’ha mollato. Eh sta tanto tanto giù.”

Volpe: “Beh non poi così tanto dai…”

TdC: ”LA AMAVA TANTO”

Volpe: ”Eh ma che esagerazione dai, mo’ addirittura…”

Un pomeriggio non distante da quella giornata al mare arriva a Volpe un sms (sì, ancora si mandavano gli sms).

Halley: “Ciao, andiamo a cena stasera?”

Non mi dilungo sull’ovvia risposta che ne è derivata e sugli accordi tecnici del dove e come.

Francamente poi il tempo ha creato un piccolo buco di memoria cancellando i momenti che hanno preceduto un altro momento semplicemente magico, stupidamente poetico, degno di essere raccontato.

I Fori Imperiali di notte, se li guardi bene, hanno un’aria diversa da qualsiasi altro monumento, parlano con la voce di tutti quelli che ne hanno ammirato la maestosità nel corso dei secoli, e ti fanno sentire insignificante e potente contemporaneamente.

Sono capaci, come un disco in vinile, di incidersi con le immagini che li circondano e di fissare quasi per sempre, un ricordo, una sensazione, un brivido che altrimenti sarebbero fuggiti via in un lampo.

Ed è in quello scenario che Volpe si trova, con Halley, a vivere il bacio più bello e intenso della storia dei baci, tanto che ciò che l’ha portato ad essere, la cena, il vino, la passeggiata e le stelle, devono lasciare spazio nella memoria solo per quel ricordo.

Ma un semplice bacio può essere davvero così dirompente? Sì, può esserlo ed è secondo solo ad un’altra esperienza fisica.

Halley: “Sei diventata più epidermica ora?”

Volpe: “Ehm? che vuoi dire?”

Halley: “Ti stai lasciando andare a sensazioni più di pelle, meno mentali?”

Seh… Volpe non smetterà mai di essere mentale se non per brevi estatici momenti.

Volpe: “Sì, sto diventando più epidermica come dici tu.”

Tutti i momenti vissuti con Halley avevano una cosa in comune, cioè la sensazione che erano veramente qualcosa di irripetibile, perché il tempo concesso dal fato era pochissimo, una manciata di giorni, poi Halley sarebbe ripartito.

Una corsa contro il buon senso, contro una gestione razionale della situazione, una miccia che si consuma scoppiettando, dei fiori che si sforzano di non appassire dentro un vaso.

Se vi sembra tutto un po’ confuso è perché in effetti lo è, e il tempo passato ha trasformato le ore in attimi ed è difficile tenere a mente tutti i pezzi.

Un altro pezzo, quello più dirompente, riguarda un paio di sere successive. Volpe e Halley sono sul divano assieme ad altri a vedere un film. Come ci sono finiti sul divano non conta, contano le occhiate di Halley, i bisbigli “Spero che vadano tutti via presto”, le carezze date quasi di nascosto.

In Nymphomaniac di Lars Von Trier, l’amica della protagonista sussurra ad un certo punto:

“L’ingrediente segreto del sesso è l’amore.”

Non lo intende in una chiave sdolcinata, ma al contrario scaglia questa frase come un macigno, come uno schiaffo di ovvietà. Perché l’amore non ha nulla di sdolcinato nè di rassicurante, è un maledetto bastardo che ti colpisce con violenza alle spalle quando sei distratto, lo stesso bastardo che non si fa vedere quando lo cerchi con insistenza.

Nell’antica grecia Eros era rappresentato nelle forme più arcaiche da un masso quasi informe e granitico, una cosa “pesante”, corporea, più che terrena, una cosa contro cui si perde quasi sempre.

Halley: “Mi vuoi?”

Volpe: “Sì.”

Terrena come quelle mani e quella bocca da cui era difficile staccarsi e meno che mai resistere. Perché resistere? Per proteggersi? Troppo tardi, certe cose non si possono evitare, sono inesorabili, dolci e amare. Dolci perché per la prima volta Volpe ha sperimentato che il sesso poteva essere qualcosa di davvero estatico, che la soddisfazione può verificarsi in una magnitudo molto più ampia di quella che aveva conosciuto fino a quel momento.

E qual era l’ingrediente segreto? Cosa davvero faceva la differenza al di là di una qualche tecnica amatoria? Quella singola persona, era la sua specificità e quella forma di amore che aveva suscitato così in fretta e così inesorabilmente a rendere quelle notti così diverse da tutte le altre.

Arriva il giorno in cui Halley riparte per l’america, dopo due settimane che sono durate anni.

La sera prima è preceduta da una cena in cui si sentivano nitidamente tutti i rintocchi dell’orologio che indicavano ormai che il tempo era finito.

Volpe: “Hai uno sguardo diverso stasera…”

Halley: “Sì, lo so. Voglio farti una foto. Voglio poter guardare questi occhi bellissimi quando sarò lì.”

Che parole potevano essere dette ancora? Volpe non poteva seguirlo in america e Halley non poteva rimanere.

Passano i mesi, skype aiuta a colmare la distanza che inevitabilmente non è solo geografica ma diventa anche dell’anima.

Volpe cerca di dimenticare, di uscire con altri, di scalzare quella persona dalla testa, ma perde miseramente ogni stupida battaglia.

Ogni volta che Halley digita su skype “Hey ciao” il cuore perde dei battiti e ogni sforzo fatto per allontanarsi si azzera in un nanosecondo.

Halley: “Mi manca fare l’amore con te”.

Volpe: “Anche a me”.

Non immagini quanto. Lo sapevo che questa cosa mi sfuggiva di mano.

Mannaggia alla puttana. Non sei una Volpe, sei una stupida con una cotta grande come una gigante rossa.

Testa di Cassio nel frattempo diventa strano, molto strano.

Un giorno invita Volpe fuori. È una sorpresa dice. Per qualche motivo perverso decide di portare Volpe al Planetario, dove ogni singola fottuta cosa fa pensare ad Halley.

Cosa diavolo volevi fare TdC?

Una volta tornati a casa inizia a farfugliare cose.

TdC: “Devo parlarti.”

Volpe: “Dimmi.”

TdC: “Mi sono innamorato di te.”

Eros ancora tu infame bastardo? Perché sbagli sempre mira con quelle frecce del cazzo?

Arriva dicembre, arriva Natale, Halley ritorna. Un’altra volta il cielo stellato smette di essere freddo.

Halley: “Sono qui, oggi vengo da te.”

Quante volte Volpe ha immaginato quell’incontro? Innumerevoli.

Lo faccio entrare a casa prima o lo spoglio direttamente sul pianerottolo? Ce l’ho la presenza di spirito di arrivare fino al letto o vedo di mettere qualcosa per ammorbidire gli angoli del tavolo della cucina?

Quando Halley è vicino di fatto è come se la forza gravitazionale terrestre si alterasse.

Ma come diavolo funziona? È una cosa bellissima e terribile contemporaneamente.

Il campanello fa sobbalzare Volpe come quando la sveglia ti tira via da un sogno.

Aprire la porta ed avere Halley davanti dopo tutte quelle settimane è straniante. Imbarazzante.

Allora non sei una mia allucinazione dovuta all’abuso di zuccheri, non ti ho sognato, esisti in carne ed ossa? Fottutamente bello e profumato.

Proust sul potere che hanno odori e profumi ci ha costruito una fortuna. Ma qui non si tratta del profumo di un dolcetto, qui c’è l’alchimia perfetta di un profumo che si mischia con quello della sua pelle, dei suoi vestiti, delle sigarette.

Halley: “Sei sempre bella.”

No, al letto non ci si è arrivati. C’era troppa sete, troppa nostalgia, troppa necessità.

Il divano non è poi così scomodo, anche se credo di averci lasciato un pezzetto di anima. L’orologio si resetta e inizia un nuovo maledetto countdown.

Volpe: “Non ce la faccio, mi devo allontanare, è doloroso.”

Halley: “Lo capisco, ma non posso offrirti altro.”

Volpe: “Lo so.”

Ci sono voluti molti mesi perché la cosa si esaurisse, perché perdesse di mordente. Perché graffiasse di meno. Perché apparisse qualcuno che potesse insidiare almeno un po’ il primato di Halley e lo riposizionasse come un affetto meno invadente.

A distanza di anni poi, le notti di nostalgia si dimenticano e si ricordano solo quelle notti dove Halley dormiva accanto a Volpe, quando tutto il mondo scompariva.

Una cosa così Volpe non la dimenticherà mai e la rivivrebbe altre mille volte. Lo fa già nella sua mente, e sorride quando succede.

I momenti perfetti esistono, sono stati vissuti per davvero, non conta nient’altro.

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