Ragoût de Vulvà

d7298a09ac02b4d113c4034bb68aae18

Giovedì 18 ottobre 2017.
Quartier generale di Victor.

– Uhhhhhh, questa brucia, Cheffai ti ha inculato!
– Merda. No aspetta, ci dev’essere una soluzione.

In pratica è successo che un mio collega, il malvagio Lord Cheffai, ha fatto una mossa vincente sulla scacchiera della nostra guerra professionale.

Da settimane avevamo iniziato a fare a gara a chi ce l’ha più lungo davanti ai clienti, sul gruppo facebook aziendale, con una discussione su una roba nerd a cui ho tempo di dedicarmi solo perché mi sono licenziato e faccio il freelance depresso che esce a bere tutte le sere.

Fatto sta che il suo ultimo post mi mette in una posizione difficile e – come insegna Schopenhauer ne “L’arte di ottenere ragione” – devo reagire immediatamente e con forza.

– Qual è lo smacco più grande per uno che fa il vostro lavoro?
– Penso sia farsi fottere il proprio nome a dominio.
– Eh?
– Tipo su internet tu puoi comprare qualsiasi sito ti venga in mente e una volta che l’hai preso è tuo per sempre. Quindi se è libero puoi comprare nomecognome.com di chi ti pare e sputtanarlo nei peggio modi perché hai il pieno controllo della sua immagine pubblica.
– Fallo.
– No, è una cosa troppo malvagia.
– Siete in guerra o no? Fallo!!

Controllo. Non ci posso credere, il dominio di Cheffai è libero.
Lo compro. È mio!

Mi metto a scrivere un sito CV totalmente assurdo dove il mio collega racconta la sua storia, dichiarando il suo amore per me e tante altre cose ridicole che lo perseguiteranno per sempre, poi lo pubblico su facebook [lo puoi vedere qui] ed esco a celebrare la mia vittoria.

Ho appuntamento con un’americanina che da piccola si era fatta assaggiare da un rottweiler e ha una piccola cicatrice sulla fronte.

La cosa che adoro delle americanine della west coast è che sono décomplexés.

Voglio dire, come fai a crescere complessata quando hai il sole, la montagna, l’oceano, le noci di cocco verdi e fresche, Trump, lo snowboard, il porto d’armi, la marijuana legalizzata, la sabbia, Hollywood, lo spring break, le tazzone oversize di caffè da Starbucks, un sacco di soldi e l’Adderall?

Non puoi.

Almeno questo è quello che mi ripeto mentre cammino verso di lei.

Hai presente come ti senti quando hai tutte le tue cose in ordine?
Famiglia, amici, polmoni, lavoro, stomaco, casa, banca, i neuroni incastrati come blocchetti di tetris che fanno svanire ogni problema?

Nella condizione originale dell’uomo, imperturbabile e centrato, poche cose costituiscono un problema, meno che mai le donne e i loro slanci emotivi.

Se invece ti licenzi, abbandonando il posto fisso a favore di una partita IVA nello stato più inculatasse d’europa con un padre che disapprova, una famiglia che per vari motivi ha bisogno di te e non sai come aiutare, un compagno di vita che se ne va a Londra, una donna – l’unica su cui hai sempre saputo di poter contare – che sembra molto più felice senza di te che con te, e va a finire che tutte queste cose – tutto sommato piccole e gestibili – ti lasciano con una generale incapacità di ordinare le tue giornate, aggravata dalla consapevolezza che si tratta davvero di cose tutto sommato piccole e gestibili, e allora ti ritrovi a svegliarti alle nove del mattino ma alzarti dal letto alle dieci, a lavorare male di notte, a perdere il passaporto, a dimenticarti gli appuntamenti con gli amici, a non riuscire a mettere i punti, a bere decisamente più di quanto tu abbia voglia e a scopare più di quanto sia necessario con ragazze che poi non vuoi più vedere non per colpa loro ma perché sono lo specchio di tutti i tuoi casini interiori, beh, a quel punto anche il più piccolo dettaglio fa la sua parte, e visto che stai camminando verso una trombata inutile almeno speri che l’americanina della west coast sia tranquilla e che non abbia troppa voglia di lamentarsi della vita e che le piaccia il vino rosso.

Nei momenti di grande caos l’uomo allunga la mano verso la sfera della sua vita che più di ogni altra può ridargli stabilità. C’è chi si butta nel lavoro, chi torna per un po’ dai genitori, chi riscopre la propria spiritualità. Io esco con 3 studentesse americane a settimana.

Il re dei coglioni.

 

 

Ho cercato anche di approfondire il rapporto con alcune ragazze che mi piacevano più del normale. È stato come cercare di appoggiarsi ad un muro di pastafrolla.

Saperlipopette è andata a vivere a Fanculoland e tutte le promesse di rivedersi sono svanite nell’arco di dieci giorni. A nulla è valsa la mia proposta di andare a Fanculoland con lei. Libera. Vuole essere libera, con un altro ovviamente.

La ragazza dell’acqua, che vedo spesso e vedrei molto volentieri ancora più spesso, mi ha detto che si vuole trombare Brodino. Bene ma non benissimo. Comunque di lei scriverò più avanti.

Un’altra brasiliana figlia di Narcos che volevo vedere un sacco e che credevo mi volesse vedere un sacco è sparita nel nulla, cosa che non mi era mai capitata dopo una conversazione come quella che abbiamo avuto noi due, così personale e quasiprofonda. Ennesima prova che, prima del sesso, ogni forma di rapporto con una donna è pura illusione.

– Ma puttana la miseria ladra, ne troverò una normale prima o poi.
– Sono normali. Sono esattamente come te. Pure tu fino all’altro ieri volevi essere libero, trombare chi ti pareva, una tipa e la sua amica. E la tipa zitta perché non vi siete promessi niente. Pure tu sei sparito. Quante cazzo di volte sei sparito?
– Sì, ma non l’ho mai fatto con le ragazze importanti.
– Non sei tu a deliberare della tua importanza agli occhi di qualcun’altro.
– Voglio bere.

Saluto la tipina della west coast e inizio a seguire il protocollo per le deportate da casa Trump che sta tenendo in vita Victor.

Finta degustazione.
Autoironia su quanto sono scarso come sommelier.
Risate.
Seconda enoteca, secondo giro.
Battute stupide.
Da qualche settimana ho collegato tinder all’account instagram di storie del cazzo, quindi tutte le tipe vedono le foto e sanno del blog prima ancora di parlare con me.
La tipa trova il coraggio di chiedermi di storie del cazzo.
Spiego.
La tipa improvvisamente si chiede se scopo così tanto perché non le mostro segnali di interesse.
Le chiedo se è mai stata baciata da un francese in un’enoteca italiana.

«No.», mi risponde.
«Che grave mancanza, dobbiamo porre rimedio.»

La bacio.

– Bravo soldato. Il tuo addestramento è servito a qualcosa.
– Non so nemmeno quanti anni ha.

Ne ha 20.
Gliene davo almeno 25.
È vestita molto bene, di classe. Io sembro un clown e sono spettinato. Sta seduta perfettamente dritta perché sua madre le piantava uno spillo nella schiena quando si ingobbiva a tavola. Ha fatto danza classica e ne riporta le movenze nel modo in cui prende il bicchiere e lo porta alla bocca. Non tocca neanche un’oliva di quelle che ci hanno messo sul tavolo.

– Ti piace, non venirmi a raccontare cazzate.
– Sì ma non mi interessa… È una ragazzina di 20 anni che sta qui per due mesi a studiare e a sbronzarsi, che me ne faccio?
– Te ne fai che la smetti di essere una fighetta e fai divertire me!
– Non chiedermi di fingere interesse, non ne ho voglia.
– Mai chiesta una cosa simile.

«Senti, adesso hai due scelte.»
«Ah, solo due?»
«Sì, solo due. O ti riaccompagno a casa, e nulla, ti ho riaccompagnata e basta, oppure vieni da me, stiamo insieme ancora un po’ e magari ci beviamo qualcos’altro e fra un’oretta ti riaccompagno io in macchina. Cosa scegli?»
«Beh, io domattina ho lezione, ma visto che non mi voglio perdere niente dell’Italia, e tu rientri in questa definizione, scelgo la seconda.»

Solo una ragazzina senza complessi della west coast può dare una risposta del genere ad un ragazzo complessato italiano.

Andiamo verso casa. Lei, da brava americana, è già nuda, quindi le metto la giacca sulle spalle. In casa lei magari si aspettava di essere sbattuta sul letto, invece metto su la musica, mi verso un gin e fumo una sigaretta.
Vorrei quasi che fosse lei a trombare me.

– Ma Cristoiddio che checca che sei! Ma la vuoi trombare poverina che questa è venuta in Italia apposta e non aspetta altro?

Ci siamo incontrati alle nove e mezza, a mezzanotte eravamo in camera. Sarà la quinta serata così in due settimane. Mi servono dei dettagli per notare differenze. Ad esempio, questa ragazza aveva la pelle più morbida che io avessi mai accarezzato in tutta la mia vita. Sembrava di far scivolare la mano su una distesa infinita di crema ammorbidente Dove perfettamente assorbita da una specie di tessuto magico. Era talmente morbida che non riuscivo a non affondarci le dita dentro, per sentire i muscoli, i tendini e lo ossa sotto e ricordarmi che era un corpo vero.

Unico problema: ha il ciclo. «Una perdita moderata», dice lei, senza che le avessi chiesto di specificare.

– Porca puttana ho cambiato le lenzuola stamattina…
– COSA CAZZO HAI DETTO?
– Dai, le devo rilavare da capo, e piglia lo smacchiatore, e fai la lavatrice a 90°, e rimetti lo stendino in salotto, cheppalle!
– TI STACCO LA TESTA SE PENSI ALLE LAVATRICI QUANDO C’È DA SCOPARE

Boh ormai mi scocciava dirle di no e avevo abbastanza voglia di scopare quindi alla fine trombiamo e la cosa migliore di lei era davvero la pelle. Ad metà della nostra avventura però la metto a pecora e in pratica il suo culo è un po’ come se avessero fatto esplodere un petardo dentro un melograno. La chiappa destra sembra dipinta da Tarantino.

 

– Eh la madonna! Mi sa che le ho stappato qualcosa dentro.
– Ti stai forse lamentando?
– No no, è solo che ci puoi fare il ragù con tutta questa roba!

A una certa finiamo e le dico: «Vado a nascondere il preservativo in camera di Coinquì.» e esco dalla stanza per andare il bagno.

Nel corridoio mi ricordo che devo assolutamente dirle di non mettersi a sedere sul letto perché mi sa che non si è resa conto che ciò comporterebbe la morte delle mie lenzuola perfettamente bianche quindi faccio un 180 e torno in camera.

Si è già messa a sedere sul letto.
Immagino un boeing 747 che atterra su una distesa di pulcini.
Faccio un altro 180 e torno in corridoio.

Immagino un elicottero che accende le pale in un recinto di giraffe.
Quando torno, lei si è rimessa le mutande.

«Ma ti sei già rimessa le mutande?», dico fra il basito e lo sconcertato.
Lei si alza e mi viene incontro.
«Sì, ma si possono togliere facilmente se vuoi…», dice, e mi dà un bacio.
Immagino di fare scarpetta col perizoma.

– Urgh, che schifo! Che schifo fottuto!
– Ahahaha tosta lei, peggio di quando Sbrìnci ti disse che c’aveva il ciclo tipo fegatini di pollo.
– Maremma maiala ma come ti salta in mente di rivestirti tutta piena di mestruo senza essere andata in bagno bleeeueueuhaha.

Sento i muscoli della faccia che si tirano verso il basso mentre le sopracciglia si contorcono come se volessero nascondersi dentro la faccia per la vergogna.

Le dico che ho sonno che devo andare a letto che lei domani ha lezione e che dovrebbe fare altrettanto. Cerco una enjoy e non c’è, cerco una car2go e non c’è, cerco un taxi e c’è.

La vorrei invitare a documentarsi sulle buone pratiche da seguire in seguito al sesso in generale ma soprattutto al sesso con ciclo o al sesso anale o a qualsiasi tipo di sesso dove non possiamo fare altro che essere grati all’inglese Thomas Grill per aver inventato i rubinetti nei primi anni dell’800, ma lascio perdere, la saluto e la bacio.

1:40 am. Quartier generale di Victor.
Sono solo.
Controllo il letto.
Posso dormire solo nella metà ovest del materasso.
L’altra metà sembra una scena di guerra.
Noto un’ironica somiglianza con la mia vita vera.
La cosa più intelligente da fare sarebbe sistemare subito la cosa e mettere a lavare tutto subito, ma chissenefrega.
Spengo la luce.
Mi occuperò di tutto questo casino domani.

busta150

La Posta del Pene

Una mail al giorno, dal lunedì al venerdì, per allietare le tue pause al cesso.

53
Lascia un Commento

18 Comment threads
35 Thread replies
6 Followers
 
Most reacted comment
Hottest comment thread
32 Comment authors
celiacaefelice

Come ci si sente ad aver dormito accanto a una scena del crimine segna di CSI ?

La Molestatrice

È difficile commentare questa storia.
Ti posso dire solo che anch’io sono in un periodo del genere, anch’io penso di avere a che fare con cose infondo piccole e gestibili ma lo sono davvero o mi sto solo imponendo io di credere che lo siano? Come se sminuirle mi desse ancora una volta una scusa per sminuire me stessa che non riesco a gestirle perché infondo è più comodo pensare così. Ma la verità è che i cambiamenti intimoriscono tutti, un amico che va via ti destabilizza, un lavoro che abbandoni, anche se lo hai deciso tu, è comunque uno shock e il sesso ti anestetizza, ti permette per una mezz’ora di non pensarci. Ma quello che fa più paura sono i cambiamenti interiori, o semplicemente le prese di coscienza, perché puoi passare anche tutta la vita a pensare “si, ok, me ne occuperò più tardi” ma prima o poi i conti con te stesso dovrai farli, che sia riflettendoci per davvero, parlandone con qualcuno o semplicemente scrivendolo su un blog che si traveste da diario di un pene di nome Victor (che comunque amiamo tutte……tutti!). A me farebbe piacere sapere che c’è qualcun altro che un pochino forse si sente come me, incasinato, esausto, confuso e quindi te lo scrivo, ma non per la cazzata del “non-sei-solo-bro” perché tanto un po’ solo ti ci sentirai comunque, ma per non sentirmi completamente sbagliata, per sentirmi un po’ normale, nonostante tutto.

Poi magari non ci ho capito un cazzo, il commento serio è fuori luogo e l’immedesimazione ha preso il sopravvento, in ogni caso porgi un saluto a Victor che in questa storia è stato piuttosto saggio per essere un pene. :)

Elethestrange

questo racconto trasuda decadenza, ragazzo mio mi hai trasmesso una tristezza incredibile!
*lo abbraccia*
fai i tuoi errori, ma se ti rendi conto del fatto che ciò che fai non è terapeutico né ti porta da nessuna parte e non ti senti nemmeno felice nel processo di perdere la strada, allora magari magarino qualcosa devi cambiarla.

Un po’ sono invidiosa per le 3 studentesse americane a settimana, capitasse anche a me. Ma vivo in provincia, quindi chimesencula.

FataMorgana

” I bidet non sono presenti in tutti i paesi europei: sono comuni solo in Grecia, Spagna, e soprattutto in Italia e in Portogallo, paesi nei quali l’installazione di un bidet fu resa obbligatoria nel 1975. Secondo un sondaggio francese del 1995, è l’Italia il paese in cui il bidet è utilizzato più di frequente (97%), seguito dal Portogallo al secondo posto (92%) e dalla Francia al terzo (42%); in Germania il suo uso è raro (6%) e in Gran Bretagna rarissimo (3%)

I residenti di paesi in cui il bidet domestico è raro (come gli Stati Uniti d’America e il Regno Unito, ad esempio) spesso non hanno alcuna idea di come usarlo quando ne trovano uno all’estero. Gli statunitensi hanno visto per la prima volta il bidet nei bordelli francesi durante la seconda guerra mondiale e ancora collegano questo sanitario all’idea che le prostitute lo usassero per lavarsi i genitali in seguito ai rapporti sessuali[15]. I pregiudizi sono comuni tra gli abitanti di questi paesi, che a volte considerano il bidet un oggetto strano e anche sporco; ciò fa parte dei tabù legati all’igiene personale.” ( Fonte: Wikipedia.)

E ho detto tutto -_- -_-

Benzodiazepine

Ed ecco risolto il mio dubbio amletico su come facciano gli americani a farsi la doccia tutte le volte che cagano.
Fiera di rientrare in quel 97%

Nick

E pensa che se non avessi imparato l’arte del rimorchio ti sarebbero rimasti solo vino scadente (chi lo beve il vino costoso quando è solo?) e seghe.
Cheers!

Pietro

Fidati che se hai problemi e chiavi I problemi restano. Se hai problemi e non chiavi hai un problema in più

Brodino Vegetale

La pagina del Cheffai è, in due parole” IM – PRESSIONANTE !” cit.
hahahaha immagino troppo la tua faccia nel tornare in camera e vederla già seduta :D meraviglioso
La ragazza dell’acqua arriva in ritardo, sono in pensione ormai… ma possiamo presentarle il mio giovane Padawan… Più bello, più simpatico, più snello e piano piano impara le tecniche a letto, anche se gli manca un po di pratica

P.S: Ci vediamo domani checca isterica <3

Tuo tutorato

Sei un uomo Aplha non c’è niente da dire

Brodino Vegetale

Ma quale uomo Alpha… é una checca isterica

Vagiullo

Ho visto la pagina di Cheffai.
Sono stata così cretina da aprire ogni volta il link proposto.
Ho maledetto PdV.
Mi sono distesa sul mio letto con lenzuola color amido.

Wondermess

Sappiamo che gli americani hanno incontro brutto rapporto con il bidet, del resto!

L\' anziana

Sono morta dal ridere, grazie!

vanCock

Leggendo questa storia, ti ho immaginato andare all’incontro con il desiderio inconscio di essere travolto. Senza troppa importanza di chi o da cosa. “Investito” dalla ragazza in bicicletta della porta accanto, che ti faccia dimenticare dell’appuntamento, e che ti faccia ubriacare con le sue risate, e le storie cosi fuori dal comune da chiederti se le stia inventando perché ti fanno ridere a crepapelle, fare sesso e vederla uscire dalla porta di casa senza esservi scambiati il numero. Lasciando tutto al caso. E ripercorrere lo stesso tratto, il giorno dopo, alla stessa ora, sperando di rivederla, perché se succedesse, sarebbe un segno, e allora vorresti sapere dove abita e quale sia il suo vero nome.

Maia.Le

Sono Maia Carven -alias Giuseppina- e questa è la mia storia. Non avrei mai permesso che Michel la inviasse via mail, a voi, domani. Senza il mio consenso, contro la mia volontà. Non avendo alcun mezzo a mia disposizione per impedire tutto ciò e terminate le suppliche ho deciso che se avete da sapere, lo farete prima per mano mia! (sempre che vi interessi, certo..)
Ha preferito voi, ha perso me.

-La mia storia inizia in Brasile, paese dove sono nata e dove è nato anche mio padre. Mia madre invece è italiana, cresciuta in un paesello sperduto tra le vette, ai confini con la Svizzera. La sua famiglia era molto povera, generazioni di contadini che tiravano avanti a pane e formaggio. Io non li ho mai conosciuti, proprio per questo non sento di farne parte. Lei era bellissima, non saprei trovare immagini per descriverla, forse perché non lo voglio. Lassù, in montagna, l’unica cosa che le dava conforto erano i libri, presi in prestito dall’anziana vicina di casa, che gentilmente la faceva accomodare nel suo insolito salotto e al contempo la salvava. Ben presto capì che non avrebbe potuto restare la per molto, quella realtà non le bastava, desiderava conoscere e studiare, desiderava vivere. Fu all’età di quindici anni che, riempita la valigia di coraggio e poco altro, prese la difficile decisione di andarsene via da casa.
Come poteva una ragazza tanto ingenua quanto indifesa, affrontare da sola, d’ora in avanti, il mondo là fuori, cinico e spietato, sconosciuto?! -se lo chiesero tutti, lei compresa- e poi il problema erano i soldi, che non c’erano e mai si erano visti.
Non le importava molto, dei soldi. Non pensava che essi costituiscono il fattore limitante fondamentale alla propria realizzazione e felicità, se non ne hai affatto. Lo capì ben presto, e a sue spese.
I suoi genitori erano persone semplici e fin troppo concrete, non badavano molto al destino e le loro attenzioni, ridotte all’osso, venivano equamente divise tra quattro fratelli. Un figlio che parte, in fondo, sarà mal di poco. Questo non significa che non si preoccupassero affatto di Lei. Infatti, ebbero la premura di raccomandarla a una lontana parente, sino a quel momento sconosciuta, che abitava sulle rive di un bellissimo lago, a Losanna. Furono anni quantomeno spensierati, i tempi del liceo. Quando un bel giorno la zia morì.

Mio padre ‘el cachorro’ non meriterebbe di essere nominato da qualsivoglia fonte, neanche da me. Proviene da una criminosa e puzzolente città immersa nello stato del Parnamiri, uno di quei posti che può provocarti la pelle d’oca al solo pensiero.
Infatti era un criminale, che dico, era Il criminale!
Non ne so poi molto, ma so che gestiva il narcotraffico di tutta la regione. Puoi immaginarti il resto, non mi soffermerò nel descriverlo.
Fatto sta che abbia vissuto i primi anni della mia vita, a mia insaputa, fuori legge e fuori di testa.
Qualche tempo dopo la mia nascita ci trasferimmo in Europa, ma questo lo leggerai più avanti, fu comunque la mia di fortuna.

Dopo la morte della zia la casa sul lago venne venduta rapidamente. È così strano pensare che il posto il quale custodisce i tuoi ricordi più gioiosi, possa da un giorno all’altro non appartenerti più. Non poté rimetterci piede, mia madre.
Quel gazebo di glicine incolto, lasciato sfiorire, qualche mese dopo rappresentava soltanto un amaro ricordo di quei tempi dove nulla mancava, dei pomeriggi a studiare quieta sotto la sua ombra. Adesso dalla sua stanzetta impilata in quel palazzone vedeva il cemento, e le tasse e le bollette da pagare adagiate su quel microscopico tavolino monoporzione la minacciavano come la scure del boia che non ammette pietà.
Ci volevano i soldi, per una stanza di appena dodici metri quadri, il cibo, l’università, e perché no, qualche vestito nuovo ogni tanto e un boccale di birra a natale.
Se è vero che il fine giustifica i mezzi, ma solo se lo fosse, fece la scelta giusta, l’unica che ritenne percorribile e fruttuosa per quei tempi.
Terminate le lezioni di economia in facoltà mia madre tornava a casa ogni giorno a piedi e si metteva a studiare quanto più riusciva prima che giungessero le nove di sera. Afferrava qualcosa da mettere sotto ai denti e in tutta fretta si preparava per uscire a lavoro. Sempre sulle sue gambe, raggiungeva uno squallido ma popolare locale notturno della zona. Un posto per ricchi; cappelli scuri e luccicanti si muovevano sinuosi in quell’ampio spazio dalla luce soffusa, prospicente il bancone del bar. Lei li osservava ammirata e intimorita allo stesso tempo, i suoi ‘possibili’ clienti, dall’alto della balconata che dava sulla sala principale, prestando attenzione a non essere vista. Non si poteva!
Fu proprio una sera di fine novembre che lo vide per la prima volta, sfondata la porta con una manata e impadronitosi dell’attenzione di tutti i presenti.
Diversamente, i loro sguardi non si sfiorarono affatto, mentre lei teneva le mani conserte dietro al fondoschiena, lui, mio padre, aveva già afferrato un bicchiere.
La scelse. Come si farebbe con un quadrupede al canile. Le linee del suo viso trasudavano compassionevole pietà per quella donna, che inconsapevolmente stava naufragando verso il suo destino. Però, era un bell’uomo!
Se solo avesse saputo la vita che l’aspettava, non si sarebbe fatta aprire la portiera del Bmw da quell’amabile criminale brasiliano. Così fu. Trascorsero due anni di aspettative e promesse, mia madre si affrettava a concludere gli studi mentre lui non mancava di andare a trovarla ogniqualvolta fosse capitato nel vecchio continente per i suoi viaggi ‘d’affari’. La convinse a trasferirsi in Brasile, le promise il cielo, poco dopo arrivai io. Passione e tormento!-

Questa storia in effetti è un’introduzione, un prequel, poiché la parte che parla di me, giace in un cassetto scritta d’inchiostro. Era per lui.

Curiosonedelcazzo

Perchè non te la sei lavata prima di rimetterti le mutande??

Eudes-Conrad

Non dico un italiano dantesco, ma almeno una concordanza dei tempi, azzeccala !

Brodino Vegetale

Si può sapere cosa cazzo c’entra la storia della vita di tua madre col fatto che con le mutande che indossavi quel giorno dopo il coito PdV poteva fare una zuppa che avrebbe sfamato tutti i vampiri della Transilvania e parte di quelli di twilight?

P.S: Su FB non vi sto considerando perche al momento hanno bannato il mio account, ma sorgerò dalle mie ceneri non preoccupatevi

#BrodinoOut

Brodino Vegetale

Brodino è ubriaco ed ha confuso la figlia del Narcos con la regina delle Zuppe al Ragoût ma stigrancazzi, Brodino può

IlPianista

Prima di tutto hai scritto questo commento in una storia che non c’ entra niente con te; ergo, hai fatto uno sforzo un po’ inutile, ma faremo in modo di rimediare immediatamente.

Secondariamente, la tua reazione era stata prevista; non avevamo idea di come e dove si sarebbe manifestata, ma sapevamo che ci sarebbe stata.

So che non ti piace essere categorizzata perché pensi di essere un fiore di Loto unico, imprevedibile ed indomabile.

Purtroppo, però, non è così; come tutti noi segui degli schemi comportamentali di cui nemmeno ti rendi conto; tutto ciò che hai fatto dall’ inizio alla fine del tuo contatto con il PdV aveva un suo perché. ( come quello che ha fatto lui )

Una volta letto il suo blog, quello che hai fatto è stato di mettere immediatamente le mani avanti dicendo che non lo avresti mai incontrato perché ” te non saresti stata un’ altra delle sue storie “.

Quando lui ha iniziato a cercare di inquadrarti e a capire chi ci fosse dietro le tue parole ( scrivi benissimo e lo avevi incuriosito ), hai iniziato a sottolineare di come lui non avesse capito niente di te e di come fosse fastidioso quel modo di provare a psico-analizzare le persone, il tutto accompagnato dalla tua ascesa verso lo status di ” inarrivabile ” che non sarebbe mai uscita con lui.

Si sentiva proprio tra le righe quanto tu volessi mettere in chiaro questa cosa; volevi convincere lui, ma soprattutto te stessa, di essere quella che aveva il controllo di questa storia.

Quello di cui però non ti rendi conto è che nonostante lui ti abbia iniziato a cercare di inquadrare, quello che hai fatto te è continuare a giudicarlo senza mai smettere.

Ad un certo punto lui ha fatto chiaramente marcia indietro e ha cercato di avere una conversazione ancora più ” intima ” con te perché probabilmente genuinamente interessato alla tua storia e alla tua persona, ma te, purtroppo, hai continuando a tenergli una pistola puntata alla testa per tutto il tempo.

Quello che poi hai fatto è stato dirgli che se avesse parlato di te, ti avrebbe persa insieme alla tua storia.

Una volta fatta questa premessa ti sei iscritta alla mailing list per controllare se avesse parlato di te via email o se lo avrebbe fatto in futuro prossimo.

Un po’ ci speravi che lo facesse e un po’ lui – nonostante probabilmente dirà di no – sperava che tu ti fossi iscritta e che tu avresti letto.

Una volta lette la sua serie di email gli hai detto che se lui avesse raccontato la tua storia personale, sarebbe finito tutto per sempre. ( ancora una volta )

La sera prima che l’ email con la tua storia personale venisse inviata, è stata fatta leggere a due o tre persone persone ( me compreso ) perché il PdV voleva assicurarsi che non si capissero bene i fatti e che rimasse tutto confuso.

Quello che poi hai fatto è venire qui di tua spontanea volontà e raccontare parzialmente la tua storia, in modo chiaro.

Nonostante ti sembri strano che tu l’ abbia raccontata ad uno sconosciuto, c’ è un perché subdolo che ho avuto la sfortunata di sperimentare sulla mia pelle: spesso raccontiamo le nostre storie più segrete a persone che non conosciamo minimamente perché sappiamo che se il giorno dopo quelle persone decideranno di divulgarle, sul titolo del libro non ci sarà il nostro nome.

Poi, a volte, quello che succede dopo ( se il pubblico e lo scrittore sono quelli giusti ), è che appena vediamo che la storia viene divulgata, in realtà vogliamo raccontare di più.

In realtà ci piace, ne abbiamo bisogno, ma non vogliamo ammetterlo.

Avevamo detto che quella storia doveva rimanere segreta e che ci sarebbero state delle conseguenza se questo patto non fosse stato rispettato, ma adesso che essa è diventata inaspettatamente il centro delle attenzioni di migliaia di persone, la sensazione non è così male, in realtà.

Abbiamo bisogno che la storia venga divulgata, ma non per fare un piacere agli altri, ma perché in realtà serve subdolamente a noi stessi per curare chissà quali ferite del passato che a volte non abbiano nemmeno esattamente capito da dove provengano, nonostante sappiamo in quale direzione, indicativamente, guardare.

Dopo esserci resi conto che questa sensazione ci piace ma che vada contro la premessa iniziale dell’ ” interrompere i rapporti se non fosse stato rispettato il piatto “, l’ unico modo che abbiamo per continuare a raccontarla senza ” sentirci incoerenti “, è quello di dare la colpa a colui che l’ abbia scritta, dicendogli di avere infranto la sacra promessa fatta e che le sue parole non abbiano reso giustizia né a te, né alla tua storia.

Quindi, dato che le carte in tavola si sono inaspettatamente invertite, la cosa più sensata da fare è cambiare anche quelle della storia, smettendo quindi di parlare di uova di drAgO ed iniziando a parlare di quelle di drOgA.

Stai andando verso la direzione giusta.

Le storie non raccontate controllano la tua vita, quelle divulgate, a volte, ti servono per capire come riprendere il controllo della tua vita.

So che mi odierai perché ho tentato di inquadrarti e analizzare quello che stia succedendo, ma sappi una cosa: non sto analizzando l’ ape Maia, sto semplicemente osservando su quali fiori si sia posata.

Su quali si poserà, non ne ho idea…

Ricordati però che se continui a raddoppiare i prezzi ogni volta che i patti non scritti vengono rispettati, perderai tutto.

Comunque andrà a finire, un abbraccio sincero.

PS Questi sembrate voi due; il PdV è il cane.comment image

PPS Brodino, non insultarmi dicendomi che sono gay e logorroico, perché avresti ragione. Grazie.

Eudes-Conrad

Scrive benissimo? Ma dove?
P. S. : per chicchetta, stampati il commento del Pianista e studiati, due orette buone al giorno, la concordanza dei tempi, sia mai da tutta questa storia tu possa imparare qualcosa…
P. P. S. :Pianista, sei gay e logorroico, ma hai parecchia ragione da vendere.

Tralenuvole

Molto ben detto IlPianista, alla fine siamo meccanismi semplici. Giusto uno svarione coi congiuntivi in questa parte… Dopo esserci resi conto che questa sensazione ci piaccia ma che vada contro la premessa iniziale dell’ ” interrompere i rapporti […] è quello di dare la colpa a colui che l’ abbia scritta, dicendogli di avere infranto la sacra promessa fatta e che le sue parole non abbiano reso giustizia né a te, né alla tua storia.

IlPianista

@Tralenuvole: Grazie mille. Ho riletto il messaggio solo una volta e purtroppo non ho minimamente visto l’ errore che avevo commesso; chiederò al PdV di modificare il commento e correggermelo, se ne ha voglia.

Buona giornata. :)

Eudes-Conrad

tu possa *arf, sono un analfabeta. Seguirò il mio stesso consiglio e mi studierò il commento del Pianista.

BumBum

“Scrive benissimo? Ma dove?”mi accodo: ma dove??

Beer&Wine

Ma che bel ragionamento lucido, razionale e coerente :D

pumitrozzola

Novante minuti di applausi al pianista!

Beer&Wine

Pensa che se avessi avuto un minimo in più di pazienza, avresti potuto scrivere questo bel commento sotto ad una storia tutta per te, evitando l’incoveniente di essere scambiata per una che non si lava la figa.

Ma non ce l’hai fatta, l’idea di avere i riflettori puntati addosso era troppo allettante. Lo capisco.

Hai una bella storia d’origine che sai anche raccontare discretamente bene, potresti sfruttarla nel marketing e generare una marea di PR spontanee che Elon Musk levati. Io lo farei al tuo posto.

Invece fingere che l’idea di diffonderla ti turbi per poi essere tu stessa a pubblicarla, per altro ancor prima dell’invio della mail (potevi almeno aspettare di leggerla), beh, questo è veramente molto fastidioso.

Tra l’altro, cara Maia, hai raccontato molto di te ad uno sconosciuto. E non lo hai fatto perché “ti sei fidata” (andiamo, chi è che si fida di uno sconosciuto?), lo hai fatto perché ne avevi voglia e va benissimo così. Non serve giustificarsi, davvero.

Voglio dire, togliti il dito dal culo e non cercare pretesti per raccontarti. Qualcuno ti insulterà perché dirà che stai strumentalizzando la tua storia tragica… e allora? Mica si può piacere a tutti.

P.S. un piccolo consiglio: non andare MAI a casa del lupo, dove ci sono tutti i suoi amici e parenti a difenderlo, ad insultare il lupo. Nessuno ti darà ragione. Non so cosa volessi fare con questa mossa ma è stata davvero poco astuta.m da parte tua. Avresti potuto indispettirlo in maniera molto più efficace (e anche più divertente).

Vagiullo

Ieri sera, alla prima lettura, la mia empatia verso di te era totale: la volontà di mantenere del riserbo, il non volersi vedere sbattuta su internet alla mercè di tutti, non far perdere dignità al proprio vissuto. Sentivo tutte queste cose.
Complice la birra, ho mentalmente inveito contro il PdV e la sua sete di storie altrui.
Ma sbagliavo: tu volevi finire qui, solo con le tue regole e mantenendo uno status di eccezionalità rispetto alle altre, il perchè non lo so e non mi interessa; riconosco solo una certa arroganza e un certo modo di catalogare le altre che qui ci sono già finite, riconoscendole quasi come “storie di serie b”.
Bene, ci sei riuscita, hai anche dato il finale strappalacrime che ci ha fatto piangere (“oh mio dio aveva messo nero su bianco tutto e solo per lui, se solo lui avesse scelto leiiiiiiii”), e per qualche ora saremmo tutti interessati a te: da domani finirai nel dimenticatoio, esattamente come succedeva dopo ogni mail che ci arrivava di te e che leggevamo solo perchè già presente nella casella durante i nostri bisogni mattutini.
Non sentirti offesa, il punto è semplice: siamo qui per la leggerezza del blog e qualsiasi cosa vada troppo oltre tende a stonare; non ci interessa giudicare nè ne abbiamo il diritto o il modo, al più facciamo battute e diamo del gay. Tu stoni completamente.
Ma hai avuto i tuoi 15 minuti di gloria, ora vai in pace.

Don

Tutto questo pippone nasca dalla tua necessità di sentirti inclusa e dal tuo egocentrismo, in psicologia quelle come te vengono chiamate “attention whores”. Plata o plomo

Edwige

Era più bella la versione delle uova di drago.

Maia.Le

Allora, non andiamo per ordine. Premesso che non abbia bisogno di giustificare quel che ho fatto, poiché d’impulsività e legno mi immaginate costituita, il messaggio del Pianista mi ha toccato. Trovo in parte la mia linea di fuga tra quelle parole e la prospettiva descritta non si allontana molto dai sentimenti che tutto ció mi ha fatto provare. Per questo ti ringrazio.
Vorrei sottolineare come la parola ‘visibilità’ sia strettamente dipendente dal contesto alla quale si applica, in questo caso il contesto siete voi. Odio deludervi, se essa fosse stata il mio fine ultimo avrei quantomeno controllato i tempi verbali. Potrei ricevere gratificazione pubblicando liberamente, la mia famiglia possiede una rinomata casa editoriale europea. Non l’ho mai fatto. Non è da me.
Ma per fortuna, ognuno è libero di tenersi le proprie idee, e chiaramente, esprimerle.
Sorrido mentre leggo il modo in cui mi descrivete e l’idea che vi siete fatte di me. Se sbagliando s’impara, giudicando di più. Nessuno è impassibile innanzi a un giudizio proveniente da sconosciuti, suscitando sempre una certa reazione, interiore o esteriore che sia. E le reazioni delle persone, quanto più rapidamente osservate, sono lo specchio perfetto. Ma io sono chirale. E tutti quanti lo siamo.
Da ragazza riservata e impopolare che mi definisco, non crederete mai che mai me la sono tirata da quando ho le tette (tra l’altro poche!), non saprei neanche da che parte rifarmi. Non sono nemmeno brava con gli uomini, spesso li tradisco e spesso pesco in quella categoria di persone che voi definireste ‘sfigati’. Pur essendo cosciente che il mondo là fuori mi considera, spesso, bella. A volte troppo.
Che volete che vi dica, io non ho convocato il Gran Consiglio per spremere la questione, a differenza del PdV, e ho tante cose a cui pensare in questo periodo. Se manco di logica e coerenza, va bene lo stesso.

Ps Se la pagina fb fosse stata a me raggiungibile quella sera, avrei evitato questa intrusione e l’avrei sganciata lì, la storia.
Se il mio animo non fosse stato un connubio di rabbia, delusione e noia avrei lasciato perdere tutto quanto.
Se Michel non fosse stato da tempo l’unico essere in grado di scaldarmi un poco, non starei scrivendo, adesso.
Se avessi il pisello leggereste probabilmente anche il mio blog, capre, in diretta concorrenza.

Pps @Eudes-Conrad, sei veramente un bel cazzo in culo. Con affetto.

Eudes-Conrad

Nsomma, in poche parole, sei fica solo te.
P. S. : Sono uno SPLENDIDO cazzo in culo.

BumBum

Oh! Voglio conoscerti.

Eudes-Conrad

Dici a me o a chicchetta?

VamosTodosCon Dios

C’è una cosa che riguarda lo scrivere di sé:
chi lo fa deve sapere che la prima persona a cui sta raccontando quella storia è se stesso. E la prima persona per cui uno deve scrivere di se stesso è, appunto se stesso.
Non ti crucciare se per aver fatto questo ti beccherai dei commenti che non sono in linea con le tue aspettative:
uno non deve spiegare le cose agli altri. Le deve spiegare a se stesso.
E io ti auguro di aver trovato, nella possibilità di parlare di te, la versione migliore per te della tua storia e che questo ti sia servito per esprimere (qualsiasi fosse) il tuo bisogno.

Kallypigia

Niente … Non ce la faccio…Mi annoi dalla prima volta che ti ho letta.
Peccato, non sembri male, ma devi crescere ancora un po’.. forse.

Noncommentomaimastavolta

Il mio non è un giudizio, è una reazione. Che noia.

marcellaBella

Fin dall’inizio delle mail della ricerca della fidanzata c’era qualcosa di strano che non mi tornava, non ci sto capendo più un cazzo e sinceramente PdV mi chiedo se tu ti diverta a fare esperimenti sociali o veramente stai cercando la fidanzata su Tinder, in ogni caso: stai inguaiato. Non sto dalla parte di nessuno ma secondo me questo gioco a cui state giocando tutti sta diventando perverso e pericoloso.

UnaQualunque

Ma seriamente credete alla storia di sta qua? A me pare un pot-pourri di minchiate pazzesco.
La madre di un paesino delle Alpi, il padre narcotrafficante brasiliano, lei inaspettata figa pazzesca che le piacciono gli sfigati, che sta su Tinder ma se la imbroccano rifiuta e moscia loro il cazzo di storie su storie su storie… Per arrivare a “la mia famiglia è proprietaria di una nota cosa editrice europea, potrei spaccare il culo ai moscerini se solo lo volessi”.

Sarà che probabilmente sono più vecchia del 97% degli iscritti a questa newsletter, ma a me pare più finta dei soldi del monopoli.

Ah Frozen, fai buon uso del tuo black dildo e smettila di raccontartela.

Gattara

A me dispiace per Maia, che per via della sua insicurezza ha posto delle barriere invalicabili, al punto di non dare nemmeno la possibilità di un incontro. Secondo me ha avuto troppa paura di incontrare PdV, di lasciarsi andare con una persona che non rinuncia alla poligamia, che considera uniche e speciali tutte le donne che frequenta, non solo una.

È facile andare a letto con sconosciuti che non sono realmente interessati a conoscerti, persone su cui investire poco.

A me sembra che lei si sia fatta un enorme film mentale di quello che sarebbe potuto essere quell’appuntamento che alla fine non c’è stato.

Maia.Le

Pensate cosa volete, io so soltanto che ogni volta che entro su questa pagina non riesco a staccarmi per cinque minuti buoni da quella gif del cane e della scimmia!

Quella seria

Ma davvero?! Maia.Le? Maiale?! Ma è un troll dai..PdV o ci stai pigliando per il culo o qualcuno sta pigliando per il culo te…

Potrebbero interessarti anche...

Spargi il seme di Victor!

Send this to a friend

Oh, ho trovato questa cosa da farti leggere: Ragoût de Vulvà! Questo è il link: https://storiedelcazzo.com/ragout-de-vulva/