Traviando le menti di giovani fanciulle

[...] Ma io non sono una ragazza qualunque, sono una discepola di Victor e se lo leggo da tutto questo tempo qualcosa in me e nella mia mentalità bigotta avrà inevitabilmente modificato. Prima ancora di fermare la macchina gli chiedo se vuole parcheggiare e salire da me o se deve andare [...]

L’altro giorno mentre mi stavo disperando perché a Copenhagen le tipe sono brutte (se trovo il tizio che ha sparso le voce che tutte le scandinave son fighe lo faccio morbido) una Victorina ha postato sul gruppo questa storia.

Segue un racconto che andrebbe bloccato in quanto possibilmente appartenente alla serie “anke io scopooo!!1!1!”, ma che invece si è meritato addirittura di essere pubblicato sul blog:

Lui è turco, conosciuto su tinder.
Mi ha proposto di uscire il giorno prima ma ero stanca dal lavoro.
È da 10 giorni che gira l’Italia e dopodomani riparte.

È gentile, divertente, un gran gnocco, un mix di eleganza e mascolinità. Una bellezza livello victorino S******i, per intenderci (ma si, usiamolo come metro di misura, che ci frega?!) e soprattutto insiste il giusto per vederci.

Durante il percorso da casa al luogo del ritrovo ci scriviamo con costanza, una volta arrivata vicino lo chiamo, risponde una bella voce calda che mi dice di fermarmi davanti alla gelateria della piazza.

Io vado, aspetto e mi guardo in giro. Ho visto poco più avanti un ragazzo che potrebbe essere lui ma improvvisamente provo un imbarazzo quasi inesistente fino a quel momento che prende il sopravvento e continuo a scrivergli sperando che mi noti e si avvicini per primo.

Lo fa, si avvicina ma con la testa bassa fissa sullo schermo mi si piazza davanti, appena lo vedo scoppiamo a ridere e ci baciamo sulle guance.

L’imbarazzo svanisce. Gli chiedo come si pronuncia il suo nome. Ora che ce l’ho davanti, suona ancora meglio.

Iniziamo la nostra passeggiata per i vicoli di Trastevere, sono talmente presa dalla conversazione, che solo leggermente noto il seppur bellissimo contesto che ci avvolge. Parliamo entrambi una lingua che non è la nostra, ma con la disinvoltura di due persone che si conoscono, scopriamo di avere origini comuni e ci interroghiamo ognuno della vita dell’altro.

Prima di salire su un ponte lo sento che mi osserva e poi dirmi che sono bellissima. Io ringrazio e cambio subito discorso, non vorrei che dai miei occhi si capisse che penso che da domani, accanto alla parola “bono” nel dizionario dovrebbe esserci la sua foto.

Percorriamo un pezzo di Roma e mentre ci raccontiamo gli spiego alcuni particolari di quei posti. Indico un localino, è un po’ distante e chiedo se gli va di camminare. Certo che mi va di camminare, mi dice, con un sorriso rubato a Patrick Dempsey.

Scelgo il posto accanto a lui e non di fronte, con lui non voglio permettermi errori da principiante! La serata scorre fluida, si dimostra ancora più interessante, qualche drink accompagna i nostri discorsi.

Gli chiedo se non sarà un problema guidare al ritorno e mi dice che guida molto bene, di non preoccuparmi, che mi porta a casa salva. Sana, di mente, non sapevo che non lo sarei stata il giorno dopo.

Facciamo il percorso al contrario e la sensazione di piacerci non si è mai affievolita. Non c’è fretta, camminiamo verso la nostra meta e commentiamo ciò che ci circonda. Mi dice che vuole tornare a Roma, gli dico che per vedere Roma a lifetime is not enough e mi risponde che vuole tornare quando sarò in vacanza.

Arriviamo sotto l’albergo, chiama la sorella che si affaccia dalla finestra e ci saluta. Parlano in turco, mi piace il suono di ciò che sento ma non capisco una parola.

Arrivati alla macchina, mi apre la portiera e me la richiude non appena mi ci sono sistemata (ora, non pensavo di apprezzare questo gesto ma, cavolo, sembra così naturale che mi incanta).

Entra, partiamo, attacco il navigatore ed inizia a scegliere le canzoni dal suo iphone. Frank Sinatra. Mi chiede se conosco My Way. Chi è che non conosce My Way?!

Me ne fa ascoltare altre e poi mi chiede che tipo di musica voglio ascoltare. Dico una canzone turca, chiede romantica o più ritmata? Dico una che ti piace. E allora mette una canzone di Sertab che sussulto non appena riconosco poiché è l’unica canzone turca che io abbia mai sentito: vinse un festival dell’Eurovision.

Lui ha scelto proprio quella e la canzone si intitola “Amore”. Da inguaribile romantica mi piace pensare che l’abbia scelta apposta e che si tratta di una coincidenza che ha qualcosa di mistico. Quante cazzate penso, penso.

Arrivati sotto casa ho una scelta da fare.
Ringraziarlo e chiudere la bellissima serata, pur sapendo che domani riparte per sempre, oppure proporgli di salire e godermelo ancora un po’. Ma io non sono una ragazza qualunque, sono una discepola di Victor e se lo leggo da tutto questo tempo qualcosa in me e nella mia mentalità bigotta avrà inevitabilmente modificato… Prima ancora di fermare la macchina gli chiedo se vuole parcheggiare e salire da me o se deve andare.

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Vuole salire. Iniziamo a cercare ma mi rendo conto che ci siamo immessi nella via sotto casa dove non si trova parcheggio manco a pagarlo, lui mirisponde che non c’è problema, lui è fortunato. Dopo cinque secondi si materializza un posto! Così, dal nulla. Manco il tempo di un silenzio prolungato, manco il tempo di provare l’imbarazzo di sapere entrambi a cosa andiamo incontro…

Guardo una costellazione in cielo prendere la forma del volto del PvD che mi strizza l’occhio. Saliamo, nota il pianoforte, mi chiede se lo suono. Lui conosce solo canzoni natalizie. Meglio non svegliare i vicini, rispondo, pensando che ci sono modi ben più piacevoli di svegliare il vicinato a quest’ora. Servo il liquore, lo commentiamo, vado in bagno.

Quando esco dal bagno sembra che il tempo stia andando a rilento, lui è una visione, appoggiato dove l’ho lasciato, sul banco della cucina, tende la mano per prendere le mie e farmi avvicinare a lui.

Mi dice che il liquore gli piace ma voleva assaggiarlo dalle mie labbra. Mi avvicino ed inizia da lì un bacio coinvolgente, ci stringiamo. Mi stringe il sedere e mi fa salire sul bordo del banco.

Continuiamo non ho idea per quanto tempo, finché mi prende proprio in braccio e mi porta in camera da letto (non riesco a non pensare alla mossa del Pdv, cioè sto per scopare e penso a lui, poi penso che non sono normale).

Mi lascia sul letto e mi toglie delicatamente i tacchi, baciandomi i piedi. Non mi lascia aiutare, mi spoglia e mi tratta come una principessa. Ciò che è seguito può essere descritto solo come tutto ciò che vorrei fare fino alla fine dei miei giorni un lasso di tempo unico, magico, interrotto da dialoghi profondi, da progetti, da vanità di entrambi e la sensazione di raggiungere, insieme, la perfezione. Credo di aver assaggiato il nirvana.

Il giorno dopo lui è partito ed io ho pensato al Victorino della storia di Odessa, ho pensato che sono fortunata ad essermi innamorata dopo anni che non mi succedeva. Poi che sono una pazza a pensare di potermi innamorare di uno dopo averlo visto solo una notte, eppure questa intensa tempesta emotiva la sento e sto già cercando un rimedio che siano pillole gocce o mantra per cacciarlo via, perché ne ho paura.

Infine decido di godermi la mia melanconia d’amore, di lasciare che le cose vadano come devono andare e di sentirmi privilegiata per quel che è stato.

Se non fosse stato per il blog, io non mi sarei mai iscritta a Tinder, o Facebook, non avrei manco una Postepay, a dirla tutta. Questo ragazzo mi sta facendo fare cose che mi hanno portato a vivere questo, e scusate se non è abbastanza. Ci sarebbero talmente tante cose sbagliate nei miei comportamenti, secondo i miei amici/conoscenti/parenti, che questa storia riesco a condividerla solo con voi.

Nei momenti di dubbio o di sconforto, se ti aiuta, vorrei che ci pensassi. Sappi che qui ridiamo e scherziamo ma nel contempo stai traviando le menti di giovani fanciulle portando avanti, silenziosamente, una rivoluzione di pensiero.

Fine.


 

In risposta a questa storia, altri victorini e victorine hanno commentato sulla stessa lunghezza d’onda.

Puoi dirlo forte.

Questo è esattamente come dovrebbero andare le cose ogni volta.

Una ragazza trova uno che gli garba > se lo porta a casa > lo scopa > lo racconta agli amici > tutti le fanno i complimenti senza romperle i coglioni.

Esattamente come succede da sempre fra maschi.

E se questa cosa non è sempre possibile in Italia, la renderò possibile nel regno di Victor. La gente giusta c’è già. Il 30 settembre mi riunirò per la prima volta con i 50 membri della tavola a cappella e ho in mente grandi, grandi cose da fare insieme in futuro.

Se sei una victorina e hai letto questa storia, la prossima volta che un ragazzo non sbaglia niente e finite sotto casa, ricordati di volgere gli occhi al cielo e di immaginare Victor che ti guarda benevolmente dall’alto e approva le vostre porcate.

E invitalo a salire.

 

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