Una pipa al bar mette in serio imbarazzo il PdV

coverpipa

Sabato sera.

— Oggi sto a casa, lavoro fino a tardi, poi vado a correre all’imbrunire, torno, mangio e leggo un po’ prima di andare a letto.

— Sì, certo.

Su whatsapp la conversazione procede in modo sospetto, nel senso che non mi permette di chiamarla per invitarla fuori come una persona normale.

“Hai per caso la fobia delle telefonate?”

“Sì.”

“Ahahahah, dai ti faccio un chiamo veloce.”

“No, davvero, non mi piace parlare al telefono. Rispondo solo a mia madre, al capo e alla banca.”

“Ah, eri seria? E come faccio ad invitarti fuori?”

“Dimmi dove devo essere a che ora e mi troverai lì.”

— Mmmmm, con tutte le tipe assurde che ho conosciuto in questi anni, come posso fidarmi di una che manco mi risponde al telefono? E se avesse una voce da trans, o fosse antipatica? In cinque minuti al telefono almeno si capisce se la conversazione scorre oppure no… e poi gli appuntamenti presi via chat non contano un cazzo, sono troppo facili disdire.

— Ricordati di M., con lei non avevi parlato al telefono eppure te la saresti sposata. Potrebbe essere una bella sorpresa. Se non ti dovesse piacere o fosse antipatica, puoi sempre andartene, sei tu l’uomo! Va’ e affronta la vagina ignota.

E così, in un mondo sempre più freddo, distaccato e sfiduciato, dove la paura del prossimo regna sovrana, la speranza nella figa resta uno dei pochi baluardi in cui un uomo può ancora riporre le proprie speranze.

Appuntamento da Signorvino per le 20.30.

Vado.

Irene è Polacca, bionda, vegetariana, ex-dipendente di una multinazionale con 500 dipendenti (andava sempre a prendere il caffè due piani più sotto, perché c’era un ragazzo sardo molto carino che si sarebbe voluta scopare), si è licenziata per capire se la vita avesse qualcosa di più da offrirle di un cubicolo grigio a Varsavia e, fra agosto e dicembre, ha pianificato un interrail che toccherà Italia, Croazia, Grecia, Macedonia, Romania e Serbia, quasi tutto grazie a Couchsurfing.

Uno spirito che si è appena liberato.

«Come ti trovi su Couchsurfing?», le chiedo.

«Benissimo! Ho conosciuto un sacco di gente spettacolare, tranne l’ultimo ragazzo, che era un po’ strano.»

«Perché, ci ha provato male?»

«No, il contrario! Eravamo in due a casa sua, io e quest’altra ragazza spagnola, bellissima. Lui abita in un podere con una grande cantina per i vini e la piscina, sembrava il set di un film porno!»

«Ahahah, e cosa non è andato allora, vi ha proposto un threesome?»

«Macché, mentre lui era al lavoro io e lei ne abbiamo anche parlato, in piscina, ed eravamo d’accordo. Voglio dire… gli abbiamo lanciato CHIARI segnali, ma nulla… quando è tornato, noi eravamo lì a prendere il sole e non ci ha provato con nessuna, anzi, si comportava in modo strano.»

Ecco come sono andate le cose

«Cioè lui si è perso un threesome e non lo sa?»

«Mm-mmh.»

«Oddio, lo sai che glielo devi scrivere nella recensione, vero? Ahahahah gli verrà un infarto!»

«Ahahahah, sì, e mi procurerebbe offerte di vitto e alloggio gratis per i prossimi trent’anni, o almeno finché non divento vecchia e brutta!»

«Beh, con i soldi che risparmi sai quanta chirurgia estetica ti puoi permettere.»

«Ah sì, potrei rifarmi le labbra e avere sempre una perfetta duck face per compiacere il mio sugar daddy.»

Conversazione tutta così, partita prima ancora che arrivassero i calici al tavolo.

— Oddio.

— Che?

— Una bionda intelligente ed autoironica.

— Embè?

— Mi piace, tanto!

— Daje, poi si voleva fare il sardo in ufficio quindi ha sicuramente il pallino per gli italiani, non fare il coglione mi raccomando.

Irene mi tocca per sbaglio il piede sotto al tavolo.

«Oh, scusa.»

«Non ti scusare, capisco che la tentazione di toccarmi fosse irresistibile.»

«Ahahah, no guarda, sono imbranatissima, è già tanto che ti abbia toccato piano e non ti abbia rifilato un calcio negli stinchi!»

«Allora aspetta, ti metto in posizione di sicurezza.»

Ora, sta cosa è difficile da spiegare, ma insomma le ho preso i piedi da sotto e li ho messi fra le mie caviglie, allungate a lato del tavolo, come se fossero i fili di una treccia.

Questa è la posizione n° 3 del Kamasutra del Ristorante. È meglio del piedino perché, non so te, ma io mi sentirei abbastanza ridicolo a togliermi le scarpe e toccare una con i piedi mentre la guardo negli occhi. Cioè, che faccia dovrei fare in quel momento?

Così va bene?

E poi non siamo più nel 1700, dove potevi fare il viveur illuminista, riparato da lunghe tovaglie di seta che arrivavano fino a terra. Oggi se fai piedino al ristorante ti vedono tutti.

Eppure un modo per cercare il contatto fisico quando c’hai un cazzo di tavolino in mezzo lo devi trovare, sennò sembra che sei a cena con tua madre.

Alla fine nulla, ci ritroviamo completamente svaccati sulle sedie, con i piedi intrecciati, a chiacchierare in modo abbastanza allusivo e bere vino sul lungarno fiorentino.

Stiamo bene.

Se non si sposta, è fatta.

Non si sposta.

— Mamma mia quante seghe mentali! Ti puoi pure alzare e andare a baciarla, ma chissenefrega, che sono tutti ‘sti rigirii coi piedi illuministi…

— Dai ho trovato un modo carino per avvicinarmi a lei nel contesto in cui siamo.

— Ma ti senti? Sei a provarci con una e parli come un ragioniere! Spontaneo, più spontaneo.

Finito il vino, andiamo a mangiare un Açai, che le ho venduto come la cosa più buona del mondo (perché lo è).

«Cazzo, è buono davvero!», dice Irene, divorandolo.

«Eh sì. Leccati le labbra però, sei tutta viola ahah.»

«Ancora?»

«Sì.»

«Ancora?»

«Aspetta.»

Le passo un dito sul labbro superiore.

L’açai, che ormai è diventato amico mio, non se ne va.

«No, non va via. Aspetta.»

La bacio a stampo; lei prima indietreggia un attimo, poi mi bacia, con una lingua ruvida che si muove in modo dolce. Le passo una mano dietro alla vita e la stringo a me, poi però sento Victor che inizia a svegliarsi e mi stacco.

«Ecco, ora non c’è più.», le dico.

«Oh, grazie. Chissà come avrei fatto senza di te.»

Mi piace come bacia, mi piace come chiacchiera e voglio stare ancora con lei, quindi mentre continuiamo a mangiare il gelato di Dio, ci spostiamo verso uno dei miei bar preferiti, a cui darò un nome di fantasia perché ci abbiamo fatto cose velatamente illegali.

Lo chiamerò Montepaola.

Il Montepaola è un posto magico, tipo Narnia, dove tutto è rimasto fermo agli anni ’60 e tu puoi bere mojito sdraiato s’un letto leopardato, in un’ambientazione mista fra bordello e casa di un poeta maledetto.

Irene va in bagno, io prendo due Gin Tonic, mi sdraio a letto e scatto questa foto:

Quanto mi piace questo posto

Irene torna, si butta a letto e iniziamo a pomiciare selvaggiamente. Si mette su un fianco e praticamente mi risucchia una gamba fra le sue, io le tocco le tette, scoprendo che è senza reggiseno, lei mi sbottona due bottoni della camicia e io uno del suo vestito che, avendo uno scollo già abbastanza profondo, le scopre un capezzolino polacco, chiaro e perfetto.

Victor si sveglia e inizia a cantare la marcia imperiale dentro ai boxer, pregustando l’avvicinarsi della trombata sportiva, però poi lei inizia a sbottonarmi i pantaloni.

— Siiiiiiiì!

— No no no no no.

— Ma cosa no?!

— Siamo al Montepaola!

— E QUINDI?

— E QUINDI È UN LUOGO PUBBLICO E NON CI PUOI CHIAVARE

— SEI SU UN LETTO LEOPARDATO SU CUI HA CHIAVATO MEZZA FIRENZE TRA CUI QUEL TEPPISTA DEL ROMA CHE CI HA PERSO LA VERGINITÀ A SEDICI ANNI MA DI CHE CAZZO PARLI

— NO, DEVO DIRLE DI FERMARS-

Irene inizia a farmi una pipa al Montepaola e io inizio a sperimentare una serie di reazioni fisiologiche contrastanti: Victor s’è fatto di adamantio e non vuol sentire ragioni, però c’ho il buco del culo che in pratica mi è risalito fino al diaframma e lo stomaco si è trasformato nel buco nero di una galassia di sudori freddi.

Non respiro

— Dai cazzo, ma se ci sgamano è pesissimo! Non si può fare.

— Taci, omosessuale.

Victor si protende verso di lei e il mio collo si protende verso destra e sinistra per controllare che non arrivi nessuno.

In pratica sembro una giraffa con un attacco di panico che ha preso il Viagra.

«Sei in imbarazzo?», mi dice lei, fermandosi.

«Eh sì, c’è gente nel locale, non voglio che ci vedano.»

— Ma che cazzo. MA CHE CAZZO. A cosa t’è servito andare con donne di mezzo mondo se poi ti cachi in mano per una pipa al bar! Nulla, non hai imparato nulla. Devi dire: “Ti amo, continua.” Fine!

«Ok, ho capito.», dice lei.

— Ecco, vedi? L’hai fatta raffreddare, stupido ebete scimunito. Ti augurerei una vita di seghe se solo non fossi il tuo pene.

Sono incantato dai suoi capelli biondi e dal suo spirito libertino, quindi la bacio, poi le bacio la pancia, poi la bacio fra le gambe. Lei ansima e mi tira su a missionario.

Aridaje.

«Voglio farlo con calma, ci serve tempo.», le dico.

«Ah, per me ce ne basta anche poco!», mi risponde lei.

«No, davvero, c’è gente, qui ci buttano fuori se ci sgamano, andiamo.»

— Pure la sveltina hai rifiutato! Ma porca la puttana miseria lphrpphmnnnhhh mhhhgfhhh thhfhhffpffffft

Victor continua ad inveire mentre lo richiudo nei boxer.

Andiamo a casa del suo host di Couchsurfing a riprendere la sua roba e poi voliamo da me (scusa amico).

La situazione con il viaggio e tutto si è un po’ raffreddata, ma con calma, un passo indietro, due chiacchiere e tre shottini di vodka, ritorniamo dove eravamo rimasti poco prima, solo che stavolta siamo a letto, per benino, come due persone arrapate ma civili.

«Sai, a me piace essere dominata, quindi se tu avessi qualche perversione, puoi fare praticamente tutto quello che vuoi, anche prendermi a schiaffi… o sputarmi addosso.», dice lei con un mezzo sorrisetto mentre la spoglio.

Coloralo di rosa e avrai una foto di Victor in quel momento

Ora, io normalmente sono della scuola Brazzers, cioè una volta fatta bene e basta, ma a questo giro si vede che la centralina di Victor aveva prodotto testosterone in eccesso, forse complice l’attesa, o perché lei mi piaceva davvero tanto, fatto sta che l’abbiamo fatto due volte di fila senza periodo refrattario, cosa che ha compensato l’assenza di schiaffi e sputi (non sputo e non ferisco ciò che amo) e ha messo l’Italia al primo posto come luogo in cui essere chiavata a modino nella classifica personale di Irene.

Sarei tentato di chiederle se per caso ha un suo database degli uccelli del mondo, ma mi trattengo.

Probabilmente mi avrebbe risposto di sì, perché è un maschio dentro un corpo di donna.

Sono le quattro di notte. Lei è nuda nel mio letto.

Si addormenta quasi subito. Io no, resto li a guardarla.

Ho voglia di scrivere di lei, e penso alle migliaia di parole con cui avrei potuto descrivere questa notte, alternando quelle più nobili a quelle più grezze.

Penso a quella masnada di idioti che non esiterebbero a vantarsi della trombata con i loro amichetti sfigati al bar, raccontando questa storia come la racconterebbe una scimmia: “Ah ah ah, quella troietta mi ha fatto una pipa al bar e poi l’ho sborrata, uh uh uh”.

Maschi standard che venderebbero la propria madre al mercato pur di passare una notte con una come Irene, solo per poi prenderne le distanze – perché una ragazza per bene certe cose non le fa – e rimettersi alla ricerca di una figa di legno vergine, che passa le sue serate a fare centrini con la faccia della Madonna.

La donna perfetta per i maschi standard.

Quanto non capiscono un cazzo.

Io invece vorrei sdraiarmi accanto a Irene,
abbracciarla e sentire ancora il calore della sua pelle,
rientrare dentro di lei e addormentarmi così,
respirare i suoi capelli biondi,
e l’aria di libertà che le riempie i polmoni,
affinché ispiri anche me.

Vorrei che una lacrima di gioia mi rigasse il viso, e si legasse a lei, per tenermela vicina, un po’ di più, per consumare queste emozioni.

Vorrei capire come smetterla di torturarmi per donne che stanno per andarsene, e anche perché c’è così tanta magia in quello che può succedere in una sola notte con una persona appena conosciuta, quando lasciamo le nostre alchimie libere di esprimersi, incontrarsi e fondersi in un torrente rapido di sentimenti meravigliosi e cangianti, che rimane forse una cose più belle da vivere in un mondo che muore.

5.00 AM

Suona la sveglia.

Il treno per Napoli è fra mezz’ora.

«Se poi ti rompi il cazzo in Serbia, lo sai che puoi tornare qui, vero?», le dico, prima che esca.

«Grazie, tanto il tuo numero ce l’ho, non devo nemmeno cercarti su Couchsurfing.»

Sia io che Victor speriamo che lo faccia.

busta150

La Posta del Pene

Una mail al giorno, dal lunedì al venerdì, per allietare le tue pause al cesso.

30
Lascia un Commento

19 Comment threads
11 Thread replies
1 Followers
 
Most reacted comment
Hottest comment thread
23 Comment authors
J.B.

Bella storia! Uno dei miei sogni vivere un’esperienza così…con l’adrenalina dovuta al rischio di essere scoperti, ma che rende tutto molto eccitante!!…

Tony Bracci

Cioè… te la sei trombata dopo che ti ha visto con quelle ciabatte simil divisa da gondolaro veneziano? 😂

Bro

“con una lingua ruvida che si muove in modo dolce.”
Hai pomiciato un gatto!

Artista

Questa cosa che chiami le ragazze per invitarle fuori è semplicemente fantastica. Finale poetico, mi è piaciuto moltissimo.
Ps. Sto ancora aspettando la password per gli articoli protetti del blog che sono anche gli unici che mi mancano da leggere, per favore grazie!

Carmenelettralamb93

Che dolce pdv ma figa di legno si usa solo da me a Parma
Ma comunque
Che dolce

Haruki

1) hai trovato una polacca che bacia decentemente

2)le bionde polacche non seguono la regola delle bionde. Anzi le italiane dovrebbero solo imparare dalle polacche.

Brodino Vegetale

Oh, sei tornato alla vita ! Che gioia. Chissà che locale é… hai modificato troppo il nome originale 🤣 Non ci andavamo da anni ed in un paio di settimane finisci li, una sera a fare capriole sul tavolo di legno e l’altra a farti fare una pipa nella zona della perdizione, not bad at all! Comunque se veramente volevano fare la cosa a tre con il tipino potevano provarci loro direttamente no?

Mignolo

Non sono riuscito a concentrarmi per tutta la storia, sto ancora pensando al poveraccio che si è perso il trheesome…

Mr. Orange

storia bella, lei bella ed intrigante e tutto molto bello… ma quei fantasmini no per favore. no dai.

Fallen

Storia bellissima: amore, libertà, e velata malinconia. Mi ci voleva proprio. Grazie PdV

Edwige

Era tutto bellissimo.
Finché non ho visto la foto dei tuoi calzini.

Fratello Maggiore

Che bella storia, tanto per cambiare.

Mi sa che questa ti resterà in testa per parecchio

Boh

Anche a me sembravano ciabatte! Invece poi vedo che sono fantasmini: orribili!!! Ma una pipa sarebbe un pompino vero?
Dalla foto il locale sembra vuoto, ma hai fatto bene a portarla a casa tua. La storia non mi sembra un gran che. E’ uguale a tante altre: la ragazza giovane, bella e straniera, spiritosa, intraprendente e che viaggia; ti piace tanto, bevete, scopate, il giorno dopo riparte. Il solito schema

larossa

che meraviglia! Leggere questa storia mi ha fatto venire voglia di lasciare il lavoro e mettermi a girare anche io alla ricerca di serate del genere in ogni angolo del mondo. :)

Dr Joe

ahahahah anche io ho “rischiato” una situazione del genere, in macchina di giorno davanti alla stazione centrale, ma ho reagito come te per paura di essere arrestato……

Lagavullin

Quanto vorrei avere 25 anni di meno!!!

Lagavullin

Vorrei avere 25 anni di meno!!!

Greta

Mi sono molto identificata con Irene. Grazie per le belle parole che hai dedicato alle donne libere. ❤️

Christian

Peccato perché scrivi bene.
Peccato perché vorresti sembrare un uomo illuminato che cerca di consigliare il prossimo.
E invece…
E invece non sei poi molto diverso da quelli che giudicherebbero male Irene, hai semplicemente cambiato l oggetto del giudizio.
Quei “maschi standard” e “non sputo o ferisco ciò che amo” che lasciano passare tutta la boria di chi giudica eccome, dall alto di un trono di cartapesta fatta di autoreferenzialismo dovuto ad una capacità di avere relazioni sessuali occasionali.
O ancora il deridere giustamente la vanteria da bar salvo poi farlo su un blog. Che l ego non ha bisogno di nomi e fatti riconducibili.
Come se fosse difficile o un vanto, come se al giorno d oggi non fosse già deciso la maggior parte dalle nostre controparti molto più avanti.
È un peccato davvero, e mi spiace un po’ per Irene che si è fatta andare bene qualcuno che invece che cercare di capire una voglia, al di fuori della comfort zone per creare assieme davvero quelle esperienze magiche che vorrebbe farci credere vive, ha preso quello che voleva sputando sentenze su come lei intende le cose.
Nei dettagli si leggono i libri.
Ogni volta che trovò un seguito di persone che prendono a modello un uomo spererei di trovarne uno valido, meritevole e invece…colorati o mascherati siamo spesso tutti uguali.

Potrebbero interessarti anche...

Spargi il seme di Victor!

Send this to a friend

Oh, ho trovato questa cosa da farti leggere: Una pipa al bar mette in serio imbarazzo il PdV! Questo è il link: https://storiedelcazzo.com/una-pipa-al-bar/