Come la dea medusa, con due tette del genere trasforma la minchia di chiunque le guardi in pietra

Cazzo, di due cervelli non se ne fa uno.
Abbiamo appuntamento in piazza del Duomo, a luglio.
Per strada ci sono 40° e un tasso di umidità del 97%.
Mentre cammino, i vestiti mi si incollano sulla pelle e mi sento come se mi avesse appena sborrato addosso una balena.

C’ho il sottopalla così sudaticcio che l’idea di fondare una Start-up per vendere lo Scrotalyptus™  (un boxer “assorbente” da uomo al profumo di eucalipto per rinfrescare il sottopalla d’estate) non mi sembra più così assurda.
Poi la vedo.
La riconosco subito, è da un po’ che ci sentiamo su Tinder.

La prima cosa che mi colpisce della ragazza è che presenta una deformità fisica evidente: ha le tette più grosse della faccia.

 

<<Ciao! Finalmente ci veTETTE TETTE TETTE TETTE TETTE TETTE TETTE TETTE .. ualcosa?>> dice lei

Silenzio.
Non ho idea di cosa mi abbia detto.

<<Ehm.. Ciao !! Dai andiamo, ti porto a bere quella birra strabuona che ti dicevo, ti va?>> dico, cambiando argomento.

 

 

Arriviamo al locale e il cameriere ci indica un tavolo abbastanza grande, con due sedie disposte una di fronte all’altra.

 

<<SECONDO TE COME CAZZO FACCIO A FARE KINO SE CI METTI SEDUTI DISTANTI?>> Urlo mentre afferro un boccale pieno di birra dal bancone e glielo sfascio in faccia. Il cameriere crolla a terra, privo di sensi. <<Coglione.>> dico, mentre scavalco il suo corpo esanime e accompagno la ragazza ad un altro tavolo che ha le sedie ad angolo, una vicina all’altra.*

 

* = parte dei fatti narrati potrebbero non corrispondere a quanto realmente accaduto.

 


Una piccola parentesi sul contatto fisico al ristorante

Una cosa che ho notato, ultimamente, è che non mi va di mettere le mani addosso alla ragazza per toccarla analiticamente, come fanno le vecchie coi meloni all’Esselunga.

Quello che mi viene più spontaneo è sporgermi verso di lei quando dice qualcosa di carino, o avvicinarmi mentre ridiamo insieme di qualcosa.

Insomma, avvicinare il cuore, lo stomaco e le palle. Tutto insieme.
Sentire il suo odore, il calore del corpo.

Le parole scandiscono il ritmo su cui i corpi danzano mentre imparano a conoscersi. – Abraham Lincoln

 

Per questo per me non c’è niente di più frustrante che stare seduto per un’ora di fronte ad una ragazza che mi piace, senza potermi avvicinare.
Ogni volta che entro in un ristorante e vedo un ragazzo che si allunga tutto per raggiungere la sua bella, contorcendosi fra bicchieri, piattini e bottiglie – cercando di seguire i suoi istinti senza però sembrare ridicolo – mi chiedo com’è che i ristoratori non capiscano ‘sta cosa banale.

La gente si deve poter strusciare.
Se mai avrò un ristorante mio, lo chiamerò così:

“Da Victor! Il primo ristorante per coppie dove si mangia come si tromba: a novanta gradi.”
Fino ad allora, a cena fuori ci vado solo con gli amici, e con le tipe che mi sono già scopato, se meritano.

E al pub metto le sedie come cazzo dico io.


 

 

Ora, l’inglesina è bionda, e come tutti sanno, parlare con una bionda è un po’ come parlare con una gallina con le tette.

Quindi mentre ci beviamo la birra tento di distrarmi per proteggere i miei neuroni dal tritello di frasi fatte che ha interiorizzato durante la sua adolescenza a base di libri di Coelho.

 

<<Perché sai, puoi dire di capire una persona solo una volta che l’hai conosciuta e…>>

– Guarda che tette

<<…devi dare il meglio di te per poter raggiungere i tuoi obiettivi. Sei tu che devi decidere il tuo destino, non lasciarti trascinare dalla corrente, in balia del destino stesso, che decide per te.>>

– Minchia, ma quanto parla questa?

<<.. e poi ho capito che un’emozione, se la senti, conviene viverla.>>

– Voglio sborrare

<<..coccodè, coccodè.. e poi nulla, sono vegetariana ..>>

 

scusa che hai detto?
scusa, che hai detto?

 

La disperazione si impossessa di ogni cellula del mio corpo. Realizzo di non averle fatto la mia domanda di rito. Non le ho chiesto se preferisce bacon o avocado. (una vegetariana non ti dice che preferisce l’avocado, ti dice che è vegetariana. E una vegana ti insulta perché hai osato chiederle se le piace il bacon.)

 

– Stupido, stupido, stupido

– Che te ne frega di quello che mangia? Le fiche mangiano di tutto: cetrioli, salsicce, zucchini, wurstel, fave, piselli, salami…

– Smettila di fare l’idiota!

 

<<Ah si?? Peeeeeso, io sono super carnivoro, qui in toscana mangiamo proprio tutto: stomaco, intestino, fegato, milza, il cervello fritto poi MMMMH è una bontà!>> le dico, per testarla

<<Figo, io prima mangiavo un sacco di carne, ma il cervello, mai assaggiato! Ora sto provando la dieta vegetariana e mi trovo bene :)>>

 

La totale assenza di un qualsivoglia rimprovero o tentativo di rotture di coglioni è ammirevole, per una vegetariana, sembra quasi una persona normale.

 

<<Per essere bionda e vegana, non sei scema>>

<<Non sono vegana!>> fa lei, tirandomi un pugnetto sulla spalla.

<<E poi, rispetto alle altre inglesi che ho conosciuto, mi piaci decisamente di più>>

<<Ah si? Cos’è che ti piace di me?>>

– LE TETTE! SE SEI UN UOMO DEVI DIRE LE TETTE!

<<Beh, sei decisamente la più carina di tutte!>>

– SEI UNA DELUSIONE

 

Rimaniamo a guardarci negli occhi un secondo di troppo.
Parte la pomiciata.

– LE TETTE

Le sfioro le tette con la mano.

– SCOPAREEEEEEE

– Dio cristo, contieniti!

– SCOPAREEEEEEE

– Siamo in un pub! MA poi porca troia ce ne scopiamo una diversa a settimana DEVI IMPARARE A CONTROLLARTI

– AMBURRACCIUGAGNENEEEEEEEE

 

Niente da fare. Mi serve una exit strategy.

 

<<Ti sbatterei al muro, ma non qui.>> le dico all’orecchio, mentre nascondo il cazzo dietro alla tasca dove tengo il cellulare.
Poi mi alzo e mi faccio seguire.

 

Camminiamo fino a casa sua, lei apre il portone, ci baciamo, tentenna un po’, ma alla fine niente. Non mi chiede di salire.

Io non insisto, la saluto e mi giro per andarmene.

 

– Dove cazzo vai!

– Oh, se mi voleva invitare in casa, l’avrebbe fatto.

– Ma che sono ‘sti discorsi da frocio, torna indietro!!!

<<Hey!>> sento alle mie spalle

<<Hey>> rispondo, voltandomi

– Lo vedi che ti sta chiamando!?! Vai a trombarla!

<<Però ci rivediamo una di queste sere!>>

<<Certo>> Le rispondo, e riprendo la mia strada.

– NOOOOOOOOOO!!!!

– Non ci si autoinvita. Mai.

– Sei frocio. Non ho altra spiegazione. Ancora non lo sai, ma te, dentro, sei frocio, te lo dico io.

 

 

 

Qualche giorno dopo le scrivo

 

<<Hey, come stai? In questi giorni sono stato super impegnato, ma domani potremmo vederci per un drink, tipo verso le 23… Comunque vediamo con calma domani. Buonanotte :°>>

Non risponde.

Il giorno dopo, insisto.

 

<<Hey piccola artista, fammi sapere se esci stasera, e se ci sono le tue amiche, nel caso chiamo i miei amici e facciamo gruppo. Posso passarti a prendere verso le 23 a casa tua :)>>

<<Ti faccio sapere!!! Sembra un piano perfetto xx>>

 

Ok, mi farà sapere. Stiamo a vedere.

 

20:00

Tutto tace. Mangio

 

21:00

Nessuna novità. Abbandono ogni speranza e gioco a quake.

 

22:00

Ancora silenzio. Chiamo il Pianista e organizzo la serata con lui.

 

22:45

<<Hey, allora ci vediamo stasera? Non ho batteria!!!>> mi scrive, di punto in bianco

<<Dove sei?>>

<<Al bar cubano con le mie amiche!>>

<<Ferma lì>>

 

Arrivo al cubano con il Pianista, poi ci raggiunge Doc, che con il suo charme si mette a chiaccherare con l’inglesina e me la sequestra per una mezz’oretta buona.

Poi viene da me e mi chiede se non ci stia chiaccerando TROPPO.

Un vero signore.

Gli dico che, non è un problema, di fare con comodo, che me la voglio chiavare, ci ho già chiaccherato abbastanza.

 

Alla seconda bevuta, la prendo e la bacio, poi la prendo per mano e le dico che la voglio portare in un posto.

Tatticamente, la porto a bere un ottimo vino bianco in un’enoteca vicino a casa mia.

 

<<Sai, io non me ne intendo molto, però il vino italiano è così buono!!>> dice lei

<<Allora poi si va da me e ti faccio assaggiare un vino speciale, che sa di miele e cannella. Si chiama Polvere di Ippocrasso e non si trova nei locali, viene fatto da un contadino seguendo un’antica ricetta medievale.>> dico, prendendo la palla al balzo.

<<Dove abiti?>>

<<Proprio qui accanto! Beviamo qualcosa e poi, se siamo stanchi, ti riaccompagno a casa.>>

<<Mmmmmh, si dai, sono curiosa!>>

 

Arriviamo a casa, e il vinello medievale ci fa salire una mina che te la raccomando.

Ora, non so come si sta da te, ma trombare di luglio in casa mia è come scopare dentro una sauna finlandese.

A Firenze, chiavare d’estate senza un climatizzatore dovrebbe essere vietato per legge.

Quindi, vuoi per il caldo, vuoi per l’alcol, mentre scopavamo girava tutto e il mondo era bellissimo e colorato.

 

scopata
weeeeeeeeeeeeeee

 

Non so bene se alla fine ci siamo addormentati o se siamo semplicemente svenuti.

 

La mattina dopo, mentre faccio il caffè, mi dice che ha bisogno di controllare facebook perché il suo telefono è scarico.

<<Ok, vai su internet dal mio pc, tanto al massimo ti si apre youporn>>

<<Aahaha ok.>>

<<Comunque, lo sai che hai delle tette fantastiche?>>

<<Si, lo so!>>

<<Aspetta, ti faccio una foto>>

 

 

Ora, io di solito non faccio foto alle tipe, perché mi sembra una cosa abbastanza inutile. Le foto non fanno i pompini.

Però stavolta volevo farla vedere a Doc e ho fatto un’eccezione.

Poi ho chiesto sulla pagina fb di SdC se la volevano vedere pure i ragazzi e vabbè, mi hanno giustamente cazziato per la domanda idiota.

Quindi eccola qui:

 

di lei mi piacciono particolarmente gli occhi e le mani
Di lei mi piacciono particolarmente gli occhi e le mani.

Stasera viene a cena da me. Che cazzo gli faccio da mangiare ad una vegetariana?? Mah.. Io so solo che il dessert sarà una spagnola, perché l’altro giorno non me l’ha fatta.
England: check.

 

 

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