Il gay bar

Ehm. Sono finito in un gay bar col Pianista. What else?

«Quella cretina di Tinder prima mi ha chiesto di uscire e ora non risponde più. È sparita nel nulla. Cheppalle.» – dice il Pianista.

«Dai vieni con me dalle ragazze, ce n’è una single che ti potrebbe piacere.» – gli rispondo.

«Ok andiamo.»

«È stato facile!»

Per strada lo aggiorno sulla situazione:

«Allora, in pratica questa tipina si è trasferita qui per amore, ma non avendo saputo rispondere alla domanda di lui, più che lecita, su quali fossero le motivazioni serie – al di là del suo pene – che l’avessero spinta a mollare amici/casa e famiglia, si è ritrovata improvvisamente single. E qui entri in scena tu.»

«Grazie per avermi raccontato questa storia proprio ora.»

«In che senso?»

«Che se una fa una cosa del genere significa che è brutta, oppure ritardata.»

«Ma che ne sai? Fattela prendere bene, magari è carina!»

«No, è impossibile.»

Invece è carina.
E mette un sacco di allegria.

Il mio amore nei suoi confronti raggiunge l’apice nel momento in cui cerca di far partire una rissa in un locale per adolescenti americani ubriachi bestemmiando in sardo (è sarda) e dando una spallata ad un tizio gigante con i capelli lunghi e la barba, che non si smuove di un millimetro, la guarda, ride e la prende in spalla come Vercingetorige, portandosela via.

Mentre saluto il suo culo – ad altezza uomo – che sparisce in modo esilarante tra la folla, il Pianista decide di esprimere il suo disappunto mettendosi il cappotto e dicendomi che se ne vuole andare eccetera. Purtroppo pare non condividere il mio stesso entusiasmo per la situazione. Dico alla mia tipina di liberare l’amica dal vichingo e lo raggiungo fuori.

«Andiamo al Crisco. Da soli.»

(Il Crisco è un locale per soli uomini gay.)

«Che’ssei grullo? Siamo già fuori con le tipine e dobbiamo andare in un locale gay?»

«È sabato sera, c’è sicuramente una serata speciale aperta a tutti e sarà pieno di figa.»

– In effetti nei locali gay si rimorchia bene, perché ci sono meno sfigati tamarri e le tipine sono più rilassate.
– Ma sei scemo? Ce l’hai già la figa! Perché mai dovresti andare in un locale di barbacappelle alle due di notte??

Acconsento.

– Noooooo

Salutiamo le ragazze.
Arriviamo al Crisco.
Prima porta.
Anticamera blindata con tesserine e buttadentro sessantenne con i capelli ingellati all’indietro.
13€ con bevuta.
Seconda porta.
Entriamo.

Grappoli di occhi sparsi nella notte del locale, illuminati solo dal passaggio delle luci stroboscopiche al neon, si girano verso di noi come animali nella foresta.

Sono tutti maschi.
Tutti.
Maschi.
Gay.
Di quarant’anni.
Nel buio.
Che ci guardano.

– Puttana la maiala! Gira il culo ed esci da qui!!
– NON POSSO SI SONO GIRATI TUTTI SAREBBE UNA FIGURA DI MERDA PAZZESCA!
– E QUINDI QUALE CAZZO SAREBBE IL TUO PIANO?
– Boh ho pagato un drink, intanto bevo!
– CERTO PERCHE’ SBRONZARSI ALLE DUE DI NOTTE AL GAY BAR È UN BUON PIANO!

Ordino un Gin Tonic. Un giapponese efebico con i capelli lunghi fino al culo mi guarda appollaiato s’uno sgabello a tre metri di distanza.

Un ragazzo italiano un po’ viscido si avvicina, mi saluta e lecca in modo sensuale la cannuccia del mio cocktail.

«Piacere di conoscerti.»

«Piacere mio, era un modo per farti regalare il drink?»

«Figurati, semmai vorrei qualcos’altro in regalo.»

– Ahahaha, mi sento come una fighetta!
– ALLARME! Allarme! Rientrare le palle! Serrare il buco del culo!
– Serrande chiuse! Sfintere protetto. Divertitevi e buona serata.
– Ma dove è finito il Pianista?
– Fottesega, io mi rintano, cazzi tua!

Mi giro e vedo il Pianista che svolazza come una farfalla da una conversazione all’altra, scroccando cicchini e cocktails. È proprio una puttana.

Appoggio il drink sbausciato sul bancone e guardo il viscido ciucciacannucce che ci va a provare con qualcun altro. Intanto il giapponese androgino continua a fissarmi. Una coppia limona fortissimo dietro di me e immagino le ispide barbe che prendono fuoco a causa dello sfregamento.

Provo quella lieve sensazione di disagio che deriva dal capire che si è fuori posto.

«Te sei etero, vero?»

Mi giro, c’è un tipo palestrato con la barba e un taglio militare.

«Sì, abbastanza.»

«Eh sì vede. Come ci sei finito in questo covo di ricchioni?»

«Ho accompagnato lui.», dico, indicando alle sue spalle.

C’è il Pianista che apprezza la morbida setosità del foulard di un tipo.
Sostituisco la cannuccia del mio Gin Tonic senza che nessuno mi veda e ricomincio a bere.

«Capisco.», dice il palestrato.

«Neanche tu sembri gay. Non che io abbia un radar particolarmente sviluppato, ma se ti avessi visto fuori da qui non l’avrei detto.», gli dico.

Avrà tipo 35 anni. Una cicatrice da cazzotti sulla fronte e una voce profonda.

«Eh, perché io alla tua età mi trombavo un sacco di fighette. 8 anni fa ero ancora fidanzato con una ragazza, poi è successo che l’ho tradita con un uomo, e da lì non ho mai smesso. Per sei anni sono andato sia con donne che con uomini, poi da due anni invece vado solo con uomini.»

Non stento a crederlo. Si vede che non è il tipo da rimanere senza figa o cappella. Chiaccheriamo del più e del meno e che ti devo dire, era pure simpatico. Cioè a me capita raramente – per non dire mai – di avere conversazioni interessanti con altri ragazzi conosciuti al bar, perché tendenzialmente nei locali fiorentini fra maschi non c’è cameratismo, ma solo quel disinteresse incarognito e competitivo derivante dal fatto che tutti si sono spruzzati il Sauvage e messi la camicia solo per scopare.

Questa conversazione invece è piacevole.

– Oh.
– Sì?
– Ti vuole trombà.
– Sì ok, forse, ma non sta mica facendo nulla di strano.
– Oh.
– Che c’è?
– STA FACENDO LA STESSA COSA CHE FAI TU CON LE FICHE.
– Vabbè ho capito, ma non ci posso parlare?

Forte momento di realizzazione di una cosa pesa

Tecnicamente lui non ha detto né fatto nulla di imbarazzante, di viscido, o di sessualmente esplicito. È solo una conversazione. Ma io sto in ansia perché siamo in un contesto decisamente poco familiare e non so come comportarmi. Non dovrei parlare con un tipo simpatico solo perché è un gay in un gay bar? No, è palesemente una stronzata. Ma allora sono davvero solo due chiacchere? Come posso gestire questa interazione senza rischiare di essere trombato o di ficcarmi in situazioni imbarazzanti? Devo mettere le mani avanti e dirgli che non glielo do anche se lui non ci ha ancora provato?

– Ma quante seghe mentali ti stai facendo?
– Ho un pene puntato addosso. Sto in ansia.
– Ma sei un maschio!

Il mio scroto si illumina come una lampadina per la sconcertante rivelazione. Per terra è pieno di cannucce leccate e mozziconi di sigaretta.

– Merda.
– Che?
– Ho. Capito. Le donne.

Ho finalmente percepito, in modo nemmeno troppo fugace e alla veneranda età di 28 anni, come si sentono le donne nei pub.

Forse attirato dalla luce che filtra dalla mia zip, il Pianista si aggiunge alla conversazione e a quel punto – anticipando la p.v. rottura dell’equilibrio conversazionale – il palestrato decide di fare LA MOSSA.


La mossa

«Sentite ragazzi, ma visto che siete qui, e che vi piace chiaccherare e si vede che siete curiosi, perché non venite a farti un giro in dark room per vedere che succede?»

– Te l’avevo detto!

Il Pianista ride, gira il culo e si mette a parlare con un altro tipo.

– Bastardo!
– Oh ma te ne vuoi andare?? Cioè seriamente cosa cazzo stai aspettando, che ti tiri per un braccio?

«Ahahah no grazie, in dark room non si vede niente, e già si sa cosa succede.»
«Va tranquillo, semmai lasciami il numero così ci si becca di nuovo.»

– Sta facendo downsell, è bravo.
– SMETTILA DI APPREZZARE!

«Eh ma tanto sai, nel caso ci si ribecca qui, ogni tanto torniamo.»
«Ven via, ma che c’hai paura? Che vuoi che ti succeda?»

– Cazzo. Gli devo lasciare il numero.
– COSA CAZZO
– Devo. Sto facendo come le fighette stupide che se la tirano e non ti lasciano il numero nonostante tu ci abbia provato bene e ci sia stata una conversazione palesemente interessante per entrambi. È una bella persona, è stato educato, ci sa fare e non può letteralmente succedermi niente di male solo lasciandogli il numero. Chi ci sa fare va premiato.
– MA SEI FUORI DI CERVELLO??

Gli lascio il numero.

Vado dal Pianista. Sta amabilmente conversando con un signore che gli spiega che dovremmo seguire la pagina del locale per venire anche quando c’è la serata lesbo perché è pieno di tipine etero infiltrate. Accogliamo il suggerimento e usciamo dal locale.

«Oh, ma allora glielo hai lasciato il numero o no?»
«Sì.»
«Bravo. Gli risponderai?»
«Non lo so.»
«No cazzo. Lui era un figo. Ti ci butti via se ci fai una serata insieme e mica ci devi scopare per forza. Anzi, se ci fai amicizia i gay sono letteralmente pieni di amiche fighe. No ho deciso. Domani gli rispondiamo insieme e poi ci usciamo. È così.»
«Va bene.»

Arriviamo a casa.
Mi suona il cellulare.
È lui.

– No dai. Un’emoticon no. Cioè ha rovinato tutto. Dal vivo era simpatico e poi mi manda un’emoticon di merda? Ma che cazzo è? M’è scesa tantissimo.
– Ma t’è scesa cosa? Ma cooosa?

Il giorno dopo mi riscrive, dice di andare fuori una sera a fare casino.
Rifletto su cosa mi potrebbe spingere ad uscirci per fare casino in un locale senza dark room, e le cose sono tre:

1) La consapevolezza che lui fosse fidanzato, con riprova di fedeltà.

2) La consapevolezza che lui sia uno che scopa così TANTO che non gliene frega veramente una mazza di trombare pure me e che io non gli cambio la serata.

3) La consapevolezza che per lui ha un senso vedermi pur sapendo che voglio solo trombarmi le sue amiche e non lui.

Non ne ho nessuna.
Non rispondo.

La realizzazione che questi motivi sono gli stessi che portano le tipine a voler uscire con me/con ragazzi fidanzati/con ragazzi friendzonati mi illumina lo scroto per la seconda volta in dodici ore: son tutti piselli carichi ma con la sicura inserita.

– Boh magari ho fatto una cazzata, alla fine potevamo davvero andare a qualche serata.
– No. Ti vuole trombare.
– Ma che c’entra… Mica sono una figa. L’amicizia fra uomini esiste.
– Non quando c’è attrazione sessuale di mezzo. Non starai mica dicendo che hai veramente pensato di poter friendzonare un uomo gay di 35 anni?
– No, dico solo che mi sembra da stronzi non rispondere quando lui m’ha solo detto di uscire a fare casino.
– No. Lui. Ti vuole. Infilare. Il pisello. In bocca. Non c’è altro motivo per cui ti abbia chiesto il numero e non c’è altro motivo per cui dovresti rispondergli. Non puoi diventare amico di uno che ha un’erezione se ti vede nudo. End of Story.

Quindi nulla, nessuno saprà mai come sarebbero andate le cose se avessi accettato l’invito.

Una sola cosa è certa in tutta questa storia: quando prendi un numero di telefono di qualcuno, non ti presentare mai con uno smiley.

Fanno cagare.

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