Perché è sempre sbagliato portarsi una trombamica in vacanza

Serata in una villa stralusso.

Le festa è di quelle serie, quindi siamo tutti tirati, incamiciati, ingellati … e completamente sporchi di una strana polvere appiccicosa che stava attaccata alle canne di bambù che io, Bro e Coinquì abbiamo usato come bastoni da guerra lungo il sentiero per arrivare là.

Non ci smentiamo mai. Alla fine passeremo la serata fra di noi a farci le canne e a deridere quelli che ci passano davanti in smoking.

Ti ci voglio vedere dopo a ballare la Dubstep vestito da pinguino, fava.

Entro in bagno per pulirmi la camicia dallo sperma delle canne di bambù, ma non vuole venire via.

Mi guardo allo specchio e penso:

 

 «Sono un disastro, ma vabbè, tanto non è che stasera come per magia mi metterò a provarci con le tipe, ci faremo i cazzi nostri come sempre.»

«Smettila di fare lo sfigato. Stasera, se vedi una carina, vai lì e ci parli, senza storie.»

«Ok Victor, ok.»

 

La festa è noiosa. Piena di gente che crede di essersi vestita talmente bene da meritarsi sguardi di approvazione da chiunque li veda. Camminano lentamente, guardandosi intorno non per osservare la scena, ma per verificare che la scena stia osservando loro.

Poi arriva lei. Una delle ragazze immagine ingaggiate dagli sponsor della festa. È ovviamente fica, ma è vestita in modo talmente ridicolo (leggins argentati, magliettina rosa e cappello) che ci faccio poco caso.

Ci intervista, ma senza quel finto entusiasmo tipico delle ragazze immagine che mi fa venire voglia di stenderle con una testata.

Lei lo fa con l’aria di chi, proprio, se ne fotte. Questa cosa mi piace, è umana. È come la farei io. Ci chiacchero un pochino, poi ci salutiamo. Mi scordo di chiederle il nome. Quando inizia la musica la vado a cercare, ma non la trovo.

Peccato.

Dopo una settimana, mi arriva una richiesta di amicizia su facebook da parte di una ragazza. Non la conosco.

Le scrivo che è piuttosto strano che una ragazza così carina chieda l’amicizia ad un ragazzo e che vorrei mi confermasse che non è una serial killer ingaggiata da qualcuno per uccidermi.

Lei mi risponde che invece è proprio una serial killer ma che, siccome sono giovane, ha provato pietà e mi ha contattato per lasciarmi libero di decidere di che morte morire.

Colpo di fulmine virtuale.

Chattiamo per un paio d’ore e scopro che è la ragazza immagine della festa, che mi ha ritrovato perché le avevo dato il nome durante l’intervista. La invito istantaneamente a cena fuori.

La settimana dopo ci vediamo, ceniamo, scopiamo. La invito a rimanere a dormire ma preferisce tornare a casa sua.

Io sono felice, Victor è felice.

Questa cosa va avanti per diverse settimane. Lei è super carina, generosa, scopa come una groupie e, soprattutto, non rompe il cazzo, è uno spirito libero.

 

«Mi piace.»

«Anche a me.»

«Glielo voglio dire.»

«No! Non cominciare eh. Single. S-I-N-G-L-E. Me l’hai promesso ricordi?»

«Si ma lei è speciale, fa teatro, è colta, è fica.»

«È solo la prima decente che trovi da quando ti sei lasciato dopo 9 anni di fidanzamento. Nove. Mobbasta. Se ti ci metti insieme io vado in pensione e poi le endorfine te le vai a comprare in fialetta.»

 

Continuo a frequentarmi con la groupie massimo una volta a settimana ed entrambi, quando non stiamo insieme, ci facciamo davvero i cazzi nostri. Nessuno rompe i coglioni all’altro su cosa fa nel suo tempo libero.

Ciononostante va a finire che andiamo in giro tenendoci per mano, dormiamo insieme, ci facciamo la doccia insieme, cuciniamo e laviamo i piatti insieme.

La presento ai miei amici. Piace.

Una volta mi dice che ha il ciclo e mi chiede se voglio rimandare il nostro appuntamento. La invito lo stesso a casa mia. Ingoia.

Questa ragazza è davvero speciale.
Allora elaboro un piano per fregare Victor.

 

«Lei continua a piacermi.»

«Bene, anche a me.»

«Pensavo, visto che si avvicina l’estate, che potrebbe venire in vacanza con noi e gli altri ragazzi. Si scoperebbe veramente veramente tanto!»

«Che bella idea! Io ovviamente approvo.»

 

È stato più facile del previsto.

D’altronde, se non mi lasciassi manipolare dal sesso, da cos’altro dovrei lasciarmi manipolare?

Ed è così che, pieno di speranze e di conflitti interiori irrisolti, parto per una vacanza di 5 giorni con una trombamica che frequento da due mesi per capire se mi ci voglio mettere insieme.

Geniale.

E infatti, puntualmente, la vita mi ha fatto pagare questa cazzata. Molto duramente. Come un mattone grezzo di cemento lasciato cadere dall’alto direttamente sullo stomaco, attraverso la pelle e i muscoli, una decina di volte al giorno, per tre settimane buone.

Fin dal primo giorno della vacanza, la trombamica aveva iniziato a comportarsi in maniera strana, ad essere decisamente troppo distaccata. Io, che volevo fare la coppietta felice in vacanza, stupidamente, me ne sono risentito.

Lo ‘stupidamente’ vale per entrambe le cose, sia perché volevo fare coppia con lei, sia perché le ho mostrato che mi poteva in qualche misura ferire col suo atteggiamento.

In questi casi, tendenzialmente la tipa si annoia e poi molla il coglione innamorato.
A me è andata molto peggio.

Siamo partiti in quattro per una vacanza sulle rive del lago di Garda. Io, lei, Coinquì e Anoressia. Una vacanza a coppie, sembravamo dei liceali. Ero felice.

La Groupie poi era super presa bene, aveva deciso insieme ad Anoressia dove andare, avevano guardato le feste insieme eccetera, non l’avevo minimamente pressata.

I primi giorni vanno da Dio.
Poi, il terzo giorno lei inizia a comportarsi in modo strano. Gradualmente, risponde a monosillabi, evita il mio sguardo, si appiccica ad Anoressia, via da me. Io non dico niente, lascio correre. Il quarto giorno diventa assolutamente palese che mi stia evitando. Glielo dico. Non ha niente. Il quinto giorno decide imperativamente di voler andare prestissimo ad un festival di merda. Non c’è problema, prende volentieri un taxi insieme ad Anoressia, almeno io e Coinquì possiamo andare al lago.

 

«Qualcosa non mi torna, perché non vuole stare con te?»

«Non lo so, penso mi stia testando, oppure si sente sotto pressione. In ogni caso, faccia quello che vuole.»

 

Coinquì non vede l’ora perché Anoressia era insopportabile e ci voleva solo scopare, quindi l’idea di passare una giornata senza di lei lo entusiasmava.

Dopo cena raggiungiamo le ragazze a questo festival sudicio e fangoso dove un branco di fattoni urla a squarciagola le parole delle canzoni de Lo Stato Sociale. Mi ambiento subito.

Cerco la groupie.
Non c’è.
Anoressia mi vede e tipo scappa.
Al cellulare non risponde.
Io e Coinquì ci dividiamo alla ricerca della rispettiva figa.

Li ritrovo mezz’ora dopo. Anoressia sta piangendo.
Non lo sapeva.
Non se l’aspettava.
Non mi vuole dire di che cazzo si tratta.

Son tre giorni che qualcosa che bolle in pentola, la fisso negli occhi finché non si rompe ed inizia a svuotare la realtà nelle pozze di fango.

La Groupie è nel backstage. Sta aspettando che il gruppo finisca di suonare per incontrare il suo ex.

Non ci posso credere.
Aspetto che il concerto finisca.
Che il gruppo esca di scena.
Che la gente sfolli.
Devo sapere.

La security consiste in uno spaventapasseri appoggiato ad un cancello che guarda il cellulare. Vado nel backstage. La groupie sta pomiciando col cantante. Questa era la nostra vacanza.

Sicuramente è complesso cercare di spiegare cosa prova una donna quando scopre di essere stata tradita dal suo amante. E forse è impossibile descrivere in modo davvero completo l’atroce caleidoscopio di sensazioni che prova se scopre il suo compagno in flagrante.

Con un uomo è più facile.
Prova odio.

 

«Maledetta troia schifosa.»

«Non state insieme…»

«Stai zitto, vaffanculo, stai fottutamente zitto.»

 

Ora, se io fossi stato un uomo, già all’epoca, mi sarei presentato e avrei fatto amicizia con lui. Avrei accettato il fatto che la mia trombamica, aveva un passato, intenso. Che aveva il diritto di baciare chi vuole e quando vuole, facendo saltare qualsiasi relazione in un’istante, così come io l’avrei abbandonata senza esitare per una donna importante del mio passato.

Mi sarei fatto presentare le altre ragazze che bazzicavano nel backstage, mi sarei divertito con loro. Le avrei lasciato il suo spazio e mi sarei preso il mio. Le cose sarebbero andate diversamente. Invece mi sono mostrato vulnerabile alla competizione. Ho ceduto. Sono andato lì, li ho interrotti. Non ho guardato lui in faccia perché se avesse fatto pio sarebbe partita una rissa e sarei stato nel torto. Ho guardato lei negli occhi e le ho detto che me ne stavo andando e che, se non veniva via all’istante, l’avrei lasciata lì con lui.

Mi giro e inizio a camminare via da quel posto di merda senza aspettare una risposta. Dopo dieci passi me la ritrovo al fianco. Non la voglio guardare, non le voglio parlare. Spero solo che il mio silenzio riesca a trafiggerla.

Inizia a parlare lei. Anziché empatizzare con me e scusarsi, inizia a giustificarsi dicendo che quello era un suo ex, e che l’aveva fatta tanto soffrire. Lei, soffrire, dopo che le avevo staccato la bocca dalle labbra di un altro uomo.

In quel momento penso che mi siano serviti tutti i ventiquattro anni di educazione alla non-violenza per trattenermi dal tirarle un ceffone e rigirarla dall’altra parte. Devo ringraziare mia madre per questo.

È scesa dalla macchina vicino ad un parco giochi per bambini, con la valigia e tutto, dopo aver convinto suo padre a passare a prenderla.

Non l’ho più rivista.

 

Ma l’ho sognata, per due settimane. Allora le ho scritto:

 

Non volevo scriverti.
Non volevo avere mai più a che fare con te in alcun modo. 
Pensavo che una volta che fossi scesa dalla macchina saresti uscita dal mio ecosistema in tempo 0.
 
Ovviamente non è andata così e sto continuando a pensare a tutte le cose che non ti ho detto, quindi le metto su carta, per liberarmi del veleno che mi sono tenuto dentro.

 
Sei stata stupida, hai rovinato tutto. Un uomo non invita una trombamica in vacanza, meno che mai in una vacanza che comporti qualcosa di diverso dallo stare in casa 24h/24 a scopare. In quel caso potrebbe avere un senso, nel mio caso no. Dovevi capire che il mio era un invito per conoscerci meglio, per stare insieme per più tempo e capire se poteva nascere qualcosa di più. Anche se non te l’ho detto, dovevi fottutamente arrivarci da sola, non sei mica una bionda!

A quel punto cazzo dovevi solo fare una cosa. Guardarti dentro, capire che la tua situazione emotiva è un disastro e dirmi: “No, non me la sento di fare una vacanza in coppia, preferisco prendere le cose con più calma”. That simple.
Pensavo fossi abbastanza grande da avere quel grado di maturità, ti ho sopravvalutata.

 
Le cose poi sarebbero finite lo stesso fra noi, perché te sei innamorata di un altro e perché io non cercavo una trombamicizia con te, ma non sarebbero finite così. Cazzo non riesco nemmeno più a guardarti negli occhi da quanto la tua vista mi fa male allo stomaco. Mi hai fatto stare malissimo.

 
Perché il mondo fa quasi tutto schifo, i conoscenti, gli estranei, i falsi amici, i colleghi, si trattano tutti di merda in questa giungla di egoismo e menzogne. Ci deve essere un limite, oltre il quale questi atteggiamenti del cazzo devono finire.
 
Amici, parenti, amanti. 
 
Perché se ti fidi di una persona al punto da aprirti con lei emotivamente o fisicamente, non ha un cazzo di senso trattarla male, perché quella è una persona degna di fiducia, e ce ne sono veramente poche in giro. Le ragazze con cui sono uscito, di cui mi sono fidato e con cui ho condiviso qualcosa sono diventate le mie migliori amiche e confidenti. Tu sei la prima ragazza della mia vita per cui provo del rancore. Mi hai mancato di rispetto nel modo più profondo, una mancanza di considerazione allucinante e per di più senza neanche rendertene conto, da quanto sei assorbita dai tuoi problemi.
 
Quando mi stavi spiegando perché ti sei comportata come una merda, piangendo, ti sei messa a riflettere ad alta voce sulla possibilità di tornare con il tuo ex.
“Forse si, forse no, sicuramente no, sniff.”
 
Questo significa che non sei stata neanche in grado di uscire per un secondo dai tuoi casini mentali per renderti conto che stavi parlando a me, che ti avevo invitata in vacanza, dei possibili sviluppi della tua situazione sentimentale con un altro uomo. Una mancanza di sensibilità degna di nota.

 
Mi hai detto che non vuoi che io pensi che sei una manipolatrice. Non lo penso. Io penso che tu sia debole di spirito. Non in senso religioso, parlo di una mancanza di forza interiore che comporta l’incapacità di affrontare le situazioni, patti non onorati, compromessi, omissioni e “comunque posso sempre scegliere”. La tua cultura è cresciuta, ma a livello emotivo fai gli stessi errori che facevamo tutti a 14 anni.
 
Ieri ho pensato lungamente a quanto avrei voluto vendicarmi. Parlarti e far soffrire emotivamente anche te, per riportare un po’ di giustizia sulla bilancia. Ma quello era solo il bambino dentro di me che si sentiva ferito e umiliato. In realtà ti auguro di riuscire a risolvere i tuoi casini e di diventare abbastanza forte da riuscire ad uscire un po’ da te stessa e a guardare la situazione che stai vivendo tenendo conto anche delle persone che hai accanto.
 
Buona fortuna.

 
 
Ho ricominciato a correre per non pensare a lei. 6km, 10km, 12km. Con le giunture in fiamme, sperando che il dolore fisico attirasse l’attenzione del mio cervello più di quello emotivo. Non ha funzionato. Una volta mi sono dovuto fermare a bordo pista per piangere. Non sapevo che era solo la prima volta.

Poi ho imparato a correre più veloce, fino a riuscire a sentire solo i battiti del mio cuore e la terra sotto ai piedi. Ho meditato, seduto di fronte ad una cascata sul fiume vicino a casa mia. Mi sono confidato con amici ed amiche che mi hanno fatto ridere e dimenticare, almeno per una sera. Ma nulla sembrava servire ad espellerla dal mio sistema.

Poi, un giorno, arriva un aiuto tanto inaspettato quanto risolutivo:

 

«Hey amico, ho capito che sei triste e tutto quanto, ma son 3 settimane che non si batte chiodo. Una trombatina ce la vogliamo fare o no!?»

 

Il migliore amico dell’uomo è il proprio pene.

 

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