Papera Vanagloriosa alla ricerca del pene scomparso nella terra dei Pretzel

Cover Image by Luis Quiles

Fiera di settore in Germania.

Quattro giorni di delirio dentro a dei giganteschi capannoni industriali illuminati al neon.

Al loro interno, biondissime veline tedesche adescano clienti ignari, che si avvicinano agli stand finché non vengono acchiappati dagli imprenditori.

Verranno liberati solo dopo essersi fatti appioppare, ad un prezzo spropositato, una qualche merdaglia prodotta in Cingalonia.

Alle sette di sera, 130.000 uomini d’affari assetati di soldi, birra e figa vengono vomitati tutti insieme fuori dai capannoni della fiera e una gigantesca fiumana di cravatte colorate appese sotto a facce stanche si riversa per le stradine di Dusseldorf.

Io ci son già stato diverse volte e la trovo una città piuttosto pallosa, quindi apro Tinder e a botta di culo becco all’istante una ragazza (mi sa che quando sei nuovo in città ti mettono in cima alla lista).

Dopo un tot di chiacchere la conversazione sfocia in una proposta di appuntamento in cui lei avrebbe dovuto portare due birre e io due fette di torta al cioccolato.

– Cosa non t’inventi pur di farti ‘na trombata.
– Apprezza l’ingegno!

Der Frauen accetta, ma non solo. La conversazione raggiunge un vero punto di svolta quando lei mi dice che la torta potevamo mangiarla direttamente a casa sua:

 

Con tanto di indirizzo e presentazione del gatto!

 

– No vabbè, appuntamento al buio direttamente a casa… Vola tutto!
– ICH LIEBE DER VAGINA
– Ma come cazzo parli?
– Sto imparando il tedesco, ho deciso che rimaniamo a vivere qui.

Preso dall’euforia, accetto l’invito e poi spiego ai colleghi che probabilmente dopo cena sarei misteriosamente svanito nel nulla e di non fare domande.

Una collega più grande, che chiamerò Papera Vanagloriosa, si mette a fare domande.

«Dov’è che vai stasera?», dice Papera Vanagloriosa.

«Mi vedo con una ragazza di qui.»

«Ah ok, bellino ti sei già trovato la fidanzatina! Dove vi incontrate?»

«A casa sua.»

«Ah, ma scusa, la conosci?»

«No, non ancora, la conoscerò stasera!»

«Ma sei matto!?», inizia a starnazzare.

«Oddio che c’è, che ho fatto?»

«Non la conosci e vai a casa sua?»

«Eh sì che c’è, è meglio scusa, almeno siamo già a casa.»

«Ma se poi non ti piace?»

«Eh vabbè, ci faccio due chiacchere e me ne vado, che problema c’è?»

«Io non mi fiderei mai, prima una persona devo annusarla e percepirla a pelle, in un luogo pubblico e sicuro. Poi ci posso andare a letto anche subito se mi tira, ma mai e poi mai ci prenderei appuntamento direttamente in casa, che’ssei grullo!»

«Stai ragionando da donna, non invertire i ruoli. Qui sono io l’uomo, è lei che dovrebbe avere paura ad invitarmi in casa senza avermi conosciuto prima. Ci siamo parlati al telefono e mi sembra a posto, figurami se io devo stare a preoccuparmi per una cosa simile.»

Pensavo fosse finita lì.
Mi sbagliavo.
L’istinto rompicoglioni materno di Papera Vanagloriosa continua a manifestarsi per tutto il fottutissimo pomeriggio con una serie di scenari sempre più catastrofici:

«E se è fidanzata?»

«E se il fidanzato è a casa e vuole guardarvi mentre fate sesso?»

«E se il fidanzato è via e lei lo vuole tradire con te ma lui rientra mentre state facendo sesso?»

No dai continua

 

«E se questa si è appena lasciata col suo fidanzato ma questo qui è uno stalker e sta appostato sotto casa sua tutte le sere e ti vede entrare da lei?»

A una certa mi si sta sigillando la mano sulle palle, quindi me ne vado e inizio ad organizzarmi la serata. Mi servono alcune cose. Innanzitutto dei preservativi. Vado in farmacia e li compro, easy.

Poi mi serve della cioccolata.

Trovo, piuttosto sorprendentemente, una cioccolateria artigianale con una selezione davvero variegata di cioccolatini di tutte le forme e dimensioni. Senza esitare scelgo quelli fondenti al peperoncino. 4 fiammelle su 5, questi spaccano. Li compro ed esco in strada.

Mentre guardo le vetrine dei negozietti tipici del centro mi viene da sorridere al pensiero di come accidenti farò a raccontare storie come questa ai miei figli (quando io e Sbrìnci saremo sposati e avremo dei figli, fra tipo 90 o 100 anni).

 

«Ed è così che papà si ritrovò a girellare per le strade di una città che non conosceva, con il cuore colmo di speranza e un sacchettino pieno di preservativi e cioccolata al peperoncino…»

 

Sento sempre più gente nostalgica,
che vorrebbe tornare indietro agli anni ’80.
Io col cazzo.
Sto bene ora.
La vita nel 2016 è meravigliosa,
con i suoi aerei economici,
e le connessioni universali,
e le crisi esistenziali,
e i governi caduti.

Raggiungo i colleghi a cena, nascondendo il mio armamentario in una tasca della giacca. Mangio, saluto, chiamo un taxi.

Mentre osservo distrattamente le luci delle case che si rincorrono senza mai acchiapparsi sui vetri dei finestrini, mi tornano in mente le parole di Papera Vanagloriosa.

– Certo che è un po’ strana, ‘sta cosa che la tipa m’abbia invitato direttamente a casa sua.
– Perché?
– Eh boh, non ci siamo mai visti, di solito non si fa così.
– E che te ne frega?
– No, nulla, è solo che poi metti che c’ha un coltello e mi vuole rapinare?
– Ma è una femmina, ti saprai difendere no?
– Eh ma metti che c’è anche il suo uomo e che sono due squilibrati tossici o gente tipo quelli di Hostel o due ladri di reni o due stupratori gay sadici o magari sono degli amici di una ragazza che ha subito violenze da parte di uno conosciuto su Tinder e allora hanno deciso di organizzare degli appuntamenti punitivi per farla pagare a qualunque maschio utilizzi questa applicazione anche se è un tipo per bene e non c’entra assolutamente nulla e poi mi vogliono inchiodare il pisello ad un tagliere di legno?
– Ma la smetti di fare la checca? Ti devo ricordare di Barcellona?* Non fare la checca!
– Okay.

 


* Scena: ero a Barcellona.
Tipa di Tinder vuole per forza che la passi a prendere sotto casa.
Vado, un po’ titubante, in questo cazzo di quartiere loschissimo.
La chiamo.

«Hey, sono io, scendi?»
«Io sono qui con i miei coinquilini che stanno girando una canna, ti va di salire?»
«Con sto gran cazzo che salgo in una casa di tossici spagnoli sconosciuti, ma sei scema? No dai vieni giù tu che ci beviamo qualcosa.»

Scende, ed è semplicemente meravigliosa.
Mi saluta, non sto scherzando, con un bacio a stampo in bocca.
Per coerenza non le dico che sarei tornato su subito.
Avrei tanto voluto avere una macchina del tempo in quel momento.
Poi da lì diciamo che me la sono gestita un po’ male.

È andata a finire con lei che, giuro su Dio, mi ha detto che usciva a fumare una sigaretta e poi è SCAPPATA dal locale spegnendo il cellulare.

Penso sia stato l’appuntamento più assurdo della mia vita.

Fine.


Arrivo sotto casa della tipina.
Mi raccatto i coglioni che erano rotolati sui tappetini, pago il tassista pensando che forse è la penultima faccia che vedrò nella vita e vado a suonare il campanello.

La porta si apre in modo sinistro. Salgo le scale con la faccia di Thor e le gambe di Gollum finché non mi trovo davanti ad una porta aperta.

«Vieni vieni, sono dentro», dice una voce femminile.

– Mi sto cacando sotto.
– MUOVITI… Vile pusillanime che non sei altro, prima che inizi a manganellarti le tibie!

Appena entro in casa le palle mi cascano di nuovo e poi cercano di darsi alla fuga rotolando giù per le scale.

– Ferme! Ferme pure voi, dove cazzo andate!! Le palle di un uomo non possono fuggire di fronte al pericolo quando c’è odore di figa!

Il problema è questo: la casa è davvero splendida.
Cioè, più che una casa è un Loft. All’ingresso, vengo accolto da un tappetone morbido che ospita un grande tavolo di legno brunito al di là del quale si trova un divano a “L” che guarda uno schermo piatto da almeno 50 pollici sospeso a mezz’aria grazie a dei cavetti d’acciaio collegati al soffitto realizzati da un qualche designer Olandese.

– Merda. È sicuramente sposata. Una a 27 anni non può pagarsi ‘sta roba.

Mentre il mio sguardo perlustra l’ambiente sotto la lente del maschilismo, lei sbuca fuori dalla camera da letto, lasciando la porta socchiusa e la luce del comodino accesa.

È bassa, ha i capelli rossi, due tette giganti e un golf largo a V.

«Allora, dov’è la cioccolata?», dice sorridendo.

– È tutto così surreale.
– Sie halt die Klappe! Tira fuori ‘sta cazzo di cioccolata!

«Eccola.»
«Ahahahah, l’hai portata davvero!»
«Sì, oh comunque ciao!», le dico e mi avvicino per darle un bacio sulla guancia.

Lei si irrigidisce un sacco e io mi sento sollevato abbestia perché è una reazione normale. È tesa ed è normale. Oltre ad essere normale, è anche una junior manager alla Siemens.

Questa guadagna più di me, marito un cazzo. Ho conosciuto diverse donne di successo che avevano un sacco di problemi con gli uomini. Per una donna in carriera è difficile trovare un uomo che la sappia scopare come si deve.

O che la sappia scopare punto.

Gli uomini di oggi c’hanno troppe paranoie e se lo misurano con la carta di credito, che è tutto sommato il righello sbagliato.

Appena trovano una femmina che ha più successo di loro diventano pallidi e iniziano ad arretrare parlando in falsetto. C’hanno la telecamera per la retromarcia e le palle retrattili.
Non è una roba proprio eccitante.

– Guarda che pure te ti sei comportato da maschilista terrone e retrogrado.
– Ma veramente no io ho pensato una cosa un po’ diversa.
– No no no, non mi freghi, adesso per scusarti le devi mostrare quanto sei al passo con i tempi. Tirami fuori.
– Ahahahah. No.

Io e Der Frauen iniziamo a cazzeggiare guardando Friends su Netflix e bevendo birra. A un certo punto prendo la cioccolata al peperoncino e la mangio. Quando fa per prenderla anche lei, la fermo e la bacio per fargliela assaggiare.

È molto presto, ma ovviamente mi ci sta.
C’era solo una cosa che non avevo considerato.
‘Sta cazzo di cioccolata brucia quanto le fiamme dell’inferno.

Inizio a urlare come una checca isterica e mentre annaspo alla ricerca di un bicchiere d’acqua mi viene pure il singhiozzo. Der Frauen ride talmente forte che manca poco non casca dal divano.

Quando mi ripiglio, per recuperare un minimo di onore e testosterone, do inizio ad una violentissima lotta coi cuscini che finisce con me vittorioso seduto sopra di lei che la tengo in bilico per metà fuori dal divano mentre mi implora di non lasciarla cadere perché è pieno di peli di gatto e s’era lavata i capelli.

 

– Aaaaaaaah bastaaaaaaaa è un’ora che continuo a sbattere la testa contro la cerniera dei pantaloni son tutto storto
poi ti lamenti che pendo a sinistra
fammi uscire!

 

La tiro su e iniziamo a limonare duro, ma lei continua a fermarmi quando cerco di spogliarla. Dopo un’altra ora siamo ancora lì. Non mi sento più la lingua e mi fanno male le palle.

Un po’ per metterla alla prova, le dico di chiamarmi un taxi. Non so perché, ma immaginavo che questo aut aut le avrebbe irresistibilmente fatto precipitare la lingua sul mio uccello, e invece no.

Mi chiama un taxi senza nessun segno di un possibile precipizio sul prepuzio.
Parole di circostanza colmano l’attesa, riempiono lo spazio vuoto fra noi mentre i nostri cervelli distratti si imbevono di fantasie sessuali. È incredibile come a volte le ragazze riescano a mandare a puttane i tuoi piani a un millimetro dalla linea di traguardo per motivi che non capirai mai.

Dopo dieci minuti il taxi suona al campanello.
Penso che una scopata mancata fra due persone che si piacciono palesemente sia una cosa più triste della morte della mamma di Bambi.
Fuori piove.

Io sono pronto, Der Frauen mi accompagna alla porta e mi bacia per salutarmi, solo che non mi bacia a stampo, mi infila cinque centimetri di lingua in bocca.
Io ovviamente ricambio.
Sento una mano che mi afferra il pacco.

La sollevo di peso e la porto in camera, lancio il piumino e le scarpe e i pantaloni miei, suoi, le mutande, la striscia arrotolata di preservativi, un pullover, la sciarpa, una camicia, i calzini, tutto quanto per terra a caso, poi mi tuffo nel marasma alla ricerca di almeno uno di quei preservativi e alla fine ci siamo.

Il taxi suona di nuovo.

La guardo, senza dire niente.
Lei mi prende il preservativo di mano.

Anneghiamo i sensi di colpa per aver dato buca al tassista in una scopata liberatoria.

Metto piede in albergo alle 5 di notte.
La mattina dopo io e i colleghi – tutti tranne Papera Vanagloriosa che si tratteneva un giorno in più – abbiamo il volo di ritorno in Italia.

Mi chiedono com’è andata. Racconto il raccontabile e poi qualcuno ha l’idea più geniale di sempre:

Collega A: «Facciamo uno scherzo a Papera Vanagloriosa! È iper-apprensiva e paranoica, sai come ci rimane!»

Collega B: «Oddio sì ti prego facciamolo. Che ieri sera te non lo sai ma quando sei andato via ha continuato a stressarci tutti per du’ ore con ‘sta storia che ti saresti infilato in casa di una col fidanzato matto.»

Collega C: «Eh ma chi la chiama?»

Collega A: «Io no, quando dico le bugie si sente subito.»

«La chiamo io.»

Silenzio.
Aveva appena parlato la Presidente.

Una donna di sessant’anni tutta d’un pezzo, serissima, ultra cattolica e responsabile legale dell’azienda. Quella che paga tutti i nostri stipendi con un click. Più seria della morte stessa. I fornitori la chiamano Rottweiler.

Ci voltiamo a guardare la Donna Che Nessuno Ha Mai Visto Ridere.

«Signora, davvero la chiamerebbe lei?», chiedo rispettosamente
«Sì, serve una persona fredda per fare una telefonata del genere.», dice lei, calma.

Rimango sospeso come in un sogno mentre guardo il mio capo – che non ha la minima idea del blog o di Victor o di niente di tutto questo – prendere il telefono per fare uno scherzone ad una collega incentrato su una mia scopata.

«Papera Vanagloriosa, mi senti? Ascolta, il Proprietario di Victor non era in albergo stamani e non è ancora arrivato in aeroporto. No… Non so dove sia… No non posso… Senti, noi adesso dobbiamo spegnere i cellulari per salire a bordo. Trovalo e riportalo con te quando torni.»

Perfettamente impassibile fino alla fine della telefonata.
È semplicemente perfetta.
Stanislavskij applicato.

Durante le sue pause, riusciamo a sentire dei quaaaaack agitati e il frrrrrrr di ali che disperdono nell’aria i suoi Odddiiiiiiiioooo, i Madoooooooo’ e anche qualche gliel’avevo detto iiiiio!

C’è cascata proprio in pieno e io ho le lacrime agli occhi.
Provo un misto di divertimento, ammirazione e sorpresa che non riesco a definire con una parola sola. Una collega si soffoca nella sciarpa per non fare troppo casino.

Alla fine della telefonata, tempo due secondi e mi squilla il telefono.
È Papera Vanagloriosa.

«Cazzo, mi sta chiamando!»

Mi giro in preda al panico e vedo una ragazza palesemente non italiana seduta dietro a me che stava seguendo la nostra vicenda chiedendosi cosa c’avessimo tutti da ridere.

«VELOCE AIUTAMI DILLE QUALCOSA IN TEDESCO E RIATTACCA», e le passo il telefono.

Lei non ha un attimo di esitazione: «ICH WEIB NICHT WER ES IST, ER HAT MIR NUR DEN ABSHIED GEGEBEN» e riattacca.

La vorrei ringraziare ma sto morendo soffocato dal ridere.
Collega C inizia a lamentarsi che gli fanno male gli addominali.

Nell’ultimo atto di questo glorioso sketch in attesa dell’aereo, Papera Vanagloriosa richiama la Presidente:

«Presideeeeeeente QUAAAAAAACK! Che sconsiderato!  Chissà che ha combinato quello! Mi ha risposto una ragazza ma non c’ho capito nulla! E adesso come quaaaaaaack facciamo? Io gliel’avevo detto!! Mamma miiiiiiiiiia chissà dov’è! No via come fo? Oioooooiiii c’ho già l’ansia!! Lo sapevo io che si cacciava in un quaaaaack guaio!! C’era il fidanzato! C’era l’amante!! Io chiamo la poliziiiiiiiiia ma in tedesco che gli racconto madonnina saaaaanta»

Sono completamente smostrato dal ridere, non ce la faccio più.
Le dico che sono vivo e che la stavamo prendendo in giro tutti quanti.
Lei prima inizia ad insultarmi in tutte le lingue che conosce, poi si stoppa di netto.

«Ma… Anche la Presidente?»
«Anche lei.»
«Ma com’è possibile?»
«È quello che mi sono chiesto anche io!»
«Certo che è incredibile ‘sta cosa… Te sei un incosciente, sei anche un po’ un maiale a dirla tutta, eppure tutti ti vogliono bene e non solo, ti aiutano anche a fare questi scherzi idioti!»
«Lo prenderò come un complimento.»

Quindi nulla… Non cammino sulle acque, non so tramutare l’acqua in vino, ma sto diventando veramente bravo a trasformare i cattolici in pervertiti.
Ad ognuno il suo super potere.

Andate in pace, victorini.

 


Chi è realmente il Proprietario di Victor? Qual è la sua storia?
Perché ha deciso di aprire un blog come Storie del Cazzo?
La risposta si trova qui:


Clicca sulla foto!
Darth Water ti darà tutte le risposte.

 

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33 Commenti su "Papera Vanagloriosa alla ricerca del pene scomparso nella terra dei Pretzel"

 
presuntuosity

Io sto per sostenere un esame. Dovrei ripassare e invece sono sul tuo blog. Dovrei iniziare a farmi qualche domanda. Prima o poi me la pagherai :)

Biondina

Ma perché hai dovuto prendere la cioccolata al peperoncino?

-emme-

La parte della cioccolata infuocata mi ha fatto troppo ridere!

TheKillingMoon

E dove tutti sarebbero stati derubati, seviziati, uccisi od altro, tu hai rimediato una scopata! Bene

flalalá

Il fatto che io non sia l’unica pazza a far entrare in casa uno sconosciuto mi consola; detto ciò, sono ancora qua a tenermi la pancia dalle risate! Victor internazionale ci piace 😊

Pinky

Ci voleva un video della telefonata della Presidente… 😂
Sempre complimenti, stavo male dal ridere!

VenereFolle

@Proprietario di Victor non leggo per paura di spoilerate… e non ho ancora ricevuto le mie copie… ti do un altro gg causa consegna isola… dopo di che inizio con le lamentele… :))

Brodino Vegetale

Nonostante la storia la conoscessi già , visto che me l’hai raccontata davanti ad uno spritz rivisitato nel, secondo me, miglior locale (tempo e temperatura permettendo) dove avere un primo appuntamento…mi sono sganasciato come al solito!!! perché so perfettamente quali sono i tuoi movimenti da checca isterica e vedo la scena nella mia testa di te che preghi in aramaico antico per un bicchiere d’acqua hahahaha

P.S: PdV Giovedi mi porterà “a cena fuori come una fica” (parole sue)…. e la cosa mi inquieta parecchio…. se non vedete più commenti miei è perché mi avrà trattato come una delle protagoniste delle sue storie facendomi di conseguenza internare in un ospedale psichiatrico con tanto di camicia di forza, tremiti e un costante ripetere “eravamo amici…era una cena tra amici…perchè?… perché? ”

P.S.2: La punteggiatura è andata a farsi benedire ma m’importa ‘na mazza #hattersgonnahate

I Am Too Old For This Shit

Ok, ok…
mi hai convinto, mi sono registrato, ho comprato il magazine, sono entrato nel club..
ho fatto tutto…
Ma la password per la storia della sposina? Dove la trovo?

Mr. Roboh

Non é che posso usare il Bonus 18enni del caro Renzie per pagare il Best of?
Dopotutto piú istruttivo di questo non so cosa potrei comprare…

Dorian Gray

Sta cosa di un gruppo privato mi intriga. Sono quello che ti ha scritto che è stato a casa della stessa Der Frauen, è un bonus per entrare nel gruppo privato o ti devo invitare a cena a lume di candela?

la bella

Guarda te lo scrivo solo adesso perché ho appena reimpostato la password, credo che questa sia una delle storie più esilaranti che abbia letto sul blog!
(E ho il vago sospetto che papera vanagloriosa ti avesse messo gli occhi addosso…)

VenereFolle

Comunque Dart Water spacca!

BumBum

Ma come posso essermi persa questa storia???
Per fortuna che sei di nuovo partito con PV così me la son cercata sul blog.
Bello il nuovo superpotere!!!

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