Portare un paraplegico a puttane (una storia bella)

mdprost

Ok, ok, questa storia non è mia, ma di Jim Jefferies. È una storia vera, poco conosciuta, mai tradotta in italiano e che mi ha quasi provocato una crisi d’asma da quanto m’ha fatto ridere.

Non potevo non tradurla.

Buona lettura.


Bene, devo raccontarti una storia.

Questa storia è abbastanza lunga e i primi tre minuti sono molto depressivi, ma c’è un momento preciso in cui questa storia decolla, quindi devi darmi fiducia e ascoltarmi finché non arriveremo a quel momento. Ti assicuro che sarà una bella storia.

Sono cresciuto al civico 3 di Tamara street. Al numero 5 abitavano i miei due migliori amici d’infanzia: Andrea e Daniel Connor.

Daniel è nato con una malattia chiamata distrofia muscolare.

Se non sai cos’è la distrofia muscolare, in pratica è una malattia orribile che si mangia i tuoi muscoli. Ti viene diagnosticata quando hai circa a sei anni, e ti danno le stampelle, a dieci anni sei in sedia a rotelle, a vent’anni sei in uno stato vegetativo irreversibile e la maggior parte dei malati non supera il venticinquesimo anno di vita.

Daniel è arrivato a trentadue anni di vita, ancora vivo e vegeto… cioè, insomma, diciamo vivo.

È morto ben sette volte ed è stato rianimato col defibrillatore.

Sette!

Una volta gli ho chiesto: «Dan, cosa succede quando moriamo?»

E lui mi ha risposto: «Niente.»

Quindi auguro buona fortuna a tutti i fedeli… io preferisco fidarmi di una statistica reale.

Comunque, dopo l’infanzia io mi sono trasferito e non ho più visto Daniel per anni. Poi un giorno suo fratello, Andrea, è venuto a vedere un mio spettacolo e mi ha portato a vedere Daniel.

Daniel ormai non riesce più nemmeno a muovere i muscoli delle palpebre, quindi guarda il mondo attraverso due fessure minuscole che ormai sono i suoi occhi.

Respira da una maschera per l’ossigeno che continua a fargli funzionare i polmoni, perché non controlla più neanche quelli.

Ha un elettrocardiografo perennemente attaccato al petto, nel caso in cui vada in arresto cardiaco durante la notte e qualcuno lo debba rianimare per l’ottava volta.

Appena l’ho visto così, un ragazzo con cui ero abituato a correre in giardino da bambino, sono scoppiato a piangere. Non c’è niente di peggio che possa succedere ad un essere umano.

Sono uscito in corridoio. Mi sentivo una merda totale. Mi sono asciugato gli occhi e sono tornato dentro, per stare con lui mentre suo fratello andava al lavoro.

Abbiamo parlato per un po’, e dopo circa venti minuti di chiacchiere, Dan mi dice: «Jim, ho trentadue anni, non sono mai stato con una donna, mi porteresti da una prostituta?»

Ed è qui che la storia decolla! Perché io gli ho detto: «CAZZO Sì!» e lui mi ha risposto: «Però non dirlo a mio fratello, lui non capirebbe.»

«È qui che ti sbagli. Ho conosciuto tuo fratello per tutta la vita. Fidati, capirà.»

Contro ogni probabilità, quando Andrea è tornato dal lavoro e gli ho detto: «Andrea, questo è il piano. Dan mi ha chiesto di portarlo a puttane. Lo farò sia che ti piaccia l’idea o meno, ma credo che in quanto fratello dovresti venire e dare una mano.»

Lui mi ha risposto: «Non faremo niente del genere.»

«Perché?»

«Perché lo ucciderebbe.»

«Pffffffffff… Deve morire comunque, no? Questo è un bel modo per andarsene. Certo, dovremo rispondere a qualche domanda, ma che vuoi che sia?»

«Non lo porteremo a puttane!»

«Perché?»

«PERCHÉ GIÀ TU NON PIACI A MAMMA, FIGURIAMOCI SE LE AMMAZZI IL FIGLIO!»

«A TUA MAMMA NON SONO MAI PIACIUTO, ECCO PERCHÉ SONO LA PERSONA GIUSTA PER UCCIDERE TUO FRATELLO!»

«Ok va bene, lo facciamo. Ma non può avere un rapporto completo. Un rapporto sessuale vero lo ucciderebbe. Però può farsi fare un pompino.»

E allora io ho pensato che questa fosse una soluzione del tutto ragionevole. Allora siamo tornati nella stanza di Dan, lui era esattamente dove l’avevamo lasciato, e gli ho detto: «Dan, ecco il piano. So che mi avevi detto di non dirlo a tuo fratello, ma l’ho fatto, quindi io e lui ti porteremo in un bordello domattina, però non puoi fare sesso, puoi solo farti fare un pompino.»

E Dan ha detto: «Ma io voglio scopare!»

E Andrea gli ha risposto: «Dan, tu non sei nella posizione per discutere con nessuno, mai!»

Al che, Dan ha accettato la proposta con riluttanza.

Ora, la prostituzione è legale in Australia, quindi ho passato il pomeriggio sulle pagine gialle a cercare un bordello con l’accesso per la sedia a rotelle.

Il miglior pomeriggio di sempre.

Alla fine ne ho trovato uno, il più grande della periferia sud di Melbourne. Gli australiani lo chiamano: “quattro piani di puttane” e in pratica è un bordello aperto 24/24h perché le ragazze si danno i turni e l’Australia è un paese magnifico.

Abbiamo deciso di andare presto al mattino, molto presto, tipo alle sei, perché volevamo che il bordello fosse il più vuoto possibile, per non attirare l’attenzione.

Quindi svegliamo Daniel alle sei, è difficile capire se sia sveglio o meno, e lo mettiamo sulla sua sedia speciale: una specie di astronave metallica retrattile che si può muovere in tutte le direzioni e reclinare fino a diventare un letto completo; penso che il modello si chiami l’Hawking.

Lo mettiamo su questa sedia e chiamiamo un taxi speciale. Arriva una macchina col muso normale, ma che poi si alza dietro, in modo che ci possa entrare una persona seduta sulla carrozzina.

Legano Dan con un sacco di cinghie ed eccolo lì, seduto in alto, con tutti i finestrini intorno, come una specie di Papa tetraplegico.

Quando arriviamo al bordello, ci vogliono dieci minuti per tirarlo fuori dal taxi. Questo è il mio momento.

Corro dentro al bordello e urlo: «RAGAZZE, VELOCI, VENITE TUTTE QUI, NON HO MOLTO TEMPO!»

Quattordici ragazze vengono verso di me e gli dico: «Allora, ecco il piano. Ho un amico, gravemente disabile, che sta per entrare. Se avete domande, fatele adesso, o tenetevele per voi.»

Una ragazza mi chiede: «Quanto è grave?»

Le rispondo: «Ehehahaemmmmmhhhhhh… Fottutamente grave.»

In dieci dicono che non l’avrebbero fatto.

«Lo rispetto, ma per favore, potreste andare a nascondervi? L’ultima cosa che gli deve capitare è di essere rifiutato da una prostituta.»

Queste dieci ragazze corrono via nei loro lunghi abiti da sera con i tacchi alti e la gonorrea che casca un po’ dappertutto.

Rimangono quattro ragazze.

Dan entra.
Sembra Jabba the Hutt e respira come Darth Vader.

Due ragazze corrono via.

«Ma mi prendete per il culo, stronzette? Ve l’avevo chiesto gentilmente!», gli urlo dietro.

Restano solo due ragazze, le più belle di tutte, le altre erano goblin di merda.

Dico a Dan: «Dan, ci sono solo due ragazze che lavorano oggi, quale ti piace?»

«Quella col vestito verde.»

Ora, nessuna di loro aveva un vestito verde.

Guardo Andrea: «Ma che sta dicendo?»

«Ah sì… è pure daltonico, ma non è colpa della malattia, è solo una coincidenza!», mi risponde.

Cerco di non ridere e vado a parlare con la ragazza. Le dico che pagherò tutto io.

La ragione è semplice.

Ho detto a Dan e Andrea che avrei pagato tutto io se mi avessero dato il permesso di raccontare questa storia a un milione e mezzo di persone.

«Certo che puoi Jim», mi hanno risposto, «ma sii rispettoso e cambia i nostri nomi.», che suona un po’ come la cosa giusta da fare, no?

Però io non ho cambiato i nomi. Si chiamano davvero Andrea e Daniel Connor da Melbourne, Australia.

Mi sarebbe piaciuto cambiare i loro nomi, sarebbe stata la cosa giusta da fare, ma io la vedo così: anche se avessi cambiato i nomi… se una sera i loro genitori si fossero messi a guardare il mio show, avrebbero forse pensato “wow tesoro, non ti pare che Randy e Steve assomiglino davvero tanto ai nostri bambini? Non sapevo che Jim avesse così tanti amici con la distrofia muscolare qui nel quartiere.”

Quindi ho chiesto alla prostituta: «Quanto costa un’ora?»

«180 dollari.»

«Te ne darò 250, perché mi rendo conto che sia una situazione particolare.»

«Ho una domanda.»

«Quale?»

«È anche mentalmente ritardato?»

«… Certo che sì. Questo è quello che faccio. Cerco uomini con ritardi mentali e li porto a puttane mentre io mi masturbo in un angolino. Lui non sa nemmeno di essere qui.»

«Okay va bene, ma se siete in due allora…»

«NON È MENTALMENTE RITARDATO! È stata una sua scelta quella di venire qui.»

«Cosa dovrei fare con lui?»

«Non lo so, non ho mai fatto la prostituta. Però potresti ballare un po’, strofinargli le tette in faccia e poi fargli un pompino. Ma non scoparlo, lo ucciderebbe.»

Arriviamo alla camera al primo piano. Io e Andrea guardiamo Daniel come due genitori fieri che guardano il loro bambino andare al suo primo giorno di scuola.

Quando entra nella stanza ce ne andiamo. Appena siamo fuori do ad Andrea una pacca sulla spalla.

«Sei stato un buon fratello oggi.»

«Grazie.»

Poi ci abbracciamo, e alla fine c’è quel momento che c’è sempre fra due uomini che si abbracciano dove facciamo la lotta per ricomporre la nostra virilità e ad un certo punto mi viene spontanea una domanda: «Andrea, ma come fa Dan a spogliarsi?»

E Andrea ci pensa un po’ su e poi dice: «Cazzo!»

Torniamo dentro.

Andrea mi spiega che Dan è molto delicato e solo lui sa come alzarlo dalla sedia, quindi lui lo tira su e io gli devo togliere i pantaloni.

Ok.

Andrea lo solleva prendendolo dalle ascelle con una presa banalissima che ovviamente sarei riuscito a fare pure io.

Io invece sono in ginocchio e cerco di levargli i pantaloni della tuta. Ha sempre usato solo pantaloni della tuta, non si è mai interessato alla moda.

Nel momento in cui li sfilo, sicuramente ti starai chiedendo: «Ma Dan può avere un’erezione?»

La risposta è sì.

Anche se i muscoli non gli funzionano più, il pene non è un muscolo quindi se lui si eccita tutto funziona esattamente come dovrebbe.

Ora, quello che non mi sarei davvero aspettato da parte di questo vergine di trentadue anni è che avesse una minchia gigante!

Sto parlando di quasi venti centimetri di cazzo che sicuramente sono la ragione per cui tutti i muscoli del suo corpo hanno smesso di funzionare.

Insomma questo coso è letteralmente guizzato fuori dai pantaloni e mi ha colpito in bocca.

Allora la prostituta ha detto: «dai, usiamo la luce.»

“La luce” è un esame con lampada e lente di ingrandimento per verificare che uno non abbia schifezze sul pisello. Tutte le ragazze lo svolgono prima di un rapporto, per ragioni di sicurezza.

La prostituzione in Australia è governata da regole che proteggono entrambe le parti. Ad esempio le ragazze si fanno i test per le MTS ogni mese, quindi in pratica in Australia è più sicuro andare a letto con una prostituta che con una ragazza incontrata al bar, ma non scenderò nei dettagli di questa argomentazione di nuovo. Provaci tu a spiegare questa cosa ad una ragazza… è un fottuto campo minato.

Comunque sia, la sedia a rotelle non riesce a passare per entrare in bagno dove c’è la postazione per l’esame del cazzo, quindi vado dalla ragazza e le dico: «non possiamo usare la luce, non ci passa.»

«Se non usiamo la luce, non lo farò.»

«Ma daaaaaaaaaaai, cosa vuoi che abbia? È vergine!»

Lei mi sussurra all’orecchio: «In realtà, ho più paura delle sue condizioni igieniche.»

Andrea, che l’ha sentita, con fare orgoglioso esclama ad alta voce: «L’ho pulito prima di uscire di casa!»

Ora, tu potresti pensare di essere un buon fratello, una buona sorella, una brava madre, un bravo padre, un bravo amico o qualsiasi cosa tu creda di essere a questo mondo, ma non sei NIENTE finché non hai lavato il cazzo del tuo fratellino disabile prima di portarlo a puttane.

Questo è amore.

Amore fottutamente tangibile.

La ragazza accetta. È tempo di andarsene.

Guardiamo Dan: «Ce ne stiamo andando, c’è qualcosa che ci devi dire?»

FKKKKZZZZZZZZZZZZZZZZZZZT

La sedia si reclina all’indietro.

«Andatevene!»

Io e Andrea andiamo a bere al bar con le altre ragazze. Cinque ragazzi da Londra entrano nel bordello, strafatti di cocaina.

Quando cinque o sei ragazzi si riuniscono e pippano durante la settimana, tipo di martedì, arriva sempre quel momento all’alba dove si mettono a chiamare tutte le amiche che hanno in rubrica, ovviamente senza successo, e poi finiscono in un bordello.

Uno di loro mi riconosce e dice: «Jim cazzo Jefferies! Come stai? Hey Jim Jim Jim, vuoi un po’ di coca?»

Al che rispondo: «Mmmmmh, sì!»

Quindi sono andato in bagno e ho tirato una linea di coca, lasciando Andrea solo troppo a lungo.

Quando torno è sommerso di dubbi.

«E se avessimo fatto la cosa sbagliata? E se stesse morendo proprio adesso? Cosa cazzo facciamo se smette di respirare porca troia questa cosa non dovevamo farla.»

«Tranquillo, tranquillo, se capita lo rianimo io.», gli dico in modo accelerato.

«Sai farlo?»

«No, ma quanto potrà mai essere difficile? Spingi spingi, soffia soffia. Che ci vuole?»

A quel punto la prostituta torna nella lobby. Ci siamo io e Andrea, i cinque ragazzi fatti di coca e dieci ragazze.

Mentre viene verso di noi, il tempo si ferma.

Finalmente parla: «Beh, è finita.», dice.

«È morto?» chiediamo all’unisono io e Andrea, con un filo di voce.

«Ah, quello non l’ho controllato.», dice lei.

Giuro, sono state le sue esatte parole.

Allora io, Andrea, i cinque amici strafatti e dieci prostitute corriamo tutti insieme verso la camera e scopriamo che Daniel è vivo, la sedia è tornata su in posizione verticale, il suo cazzo è ancora maestosamente eretto, coperto di sperma e sputi, ma per un uomo che fino ad un’ora prima non poteva sollevare le palpebre, adesso lui ha un’espressione piuttosto marcata.

tipo così

Mi sono chiesto per un istante perché avesse gli occhi così stranamente aperti, poi ho capito.

Lascia che ti spieghi, perché quella non era felicità.

Io ho trentatré anni, mi faccio le seghe da quando ne avevo dieci e in tutto questo tempo non ho mai saltato un giorno. Ogni singolo giorno della mia vita, mi sono fatto una sega.

Ogni giorno sto in qualche hotel prima di uno show col Mac appoggiato sul petto per non essere costretto a vedere quanto sono sudicio. Mi metto un porno e nove volte su dieci centro la mela, ok?

Io lo faccio ogni fottutissimo giorno, eppure sarei assolutamente MORTIFICATO se tu mi vedessi in quella situazione, vorrei uccidermi cazzo.

E lo faccio

tutti

i

santi

giorni.

Ora, immagina di non aver mai eiaculato in vita tua, hai trentadue anni e la prima volta che vieni spari otto litri di sperma dovunque e poi resti lì, col cazzo di fuori, mentre quindici sconosciuti entrano nella stanza e tu non possiedi la facoltà di mettere via il cazzo.

Riesci a immaginare come tutto ciò possa essere leggermente destabilizzante?

Comunque sia, è davvero pieno di sperma quindi io mi giro verso Andrea e gli dico: «Andre, non me ne frega un cazzo di quanto è fragile, stavolta lo tiro su io.»

Così lo tiriamo su, lo rivestiamo e ce ne andiamo.

Uscendo chiedo a Dan: «Ti prego, dimmi cos’è successo.»

«Beh, ha ballato un po’, mi ha strusciato le tette in faccia e poi mi ha fatto un pompino.»

È esattamente quello che le avevo chiesto di fare, è così soddisfacente essere il burattinaio del sesso di una persona disabile.

Ma c’è di più.

Ero abituato ad avere tutta una serie di pregiudizi su alcune persone, come le prostitute, ma mi sbagliavo.

Quella donna lo ha trattato con dignità e rispetto. Lo ha fatto sentire finalmente uomo per quest’unico, prezioso e indimenticabile momento, che rimarrà fra i pochi ricordi felici di tutta la sua vita.

Un gesto simile ha un valore incalcolabile.

Vabbè… 250.

250 è il valore esatto.

Quando usciamo prendo il telefono per chiamare un taxi, ma il tassista che ci ha portati all’andata è ancora lì.

«Ragazzi, vi riporto a casa gratis, ma dovete dirmi com’è andata!»

Fine.

busta150

La Posta del Pene

Una mail al giorno, dal lunedì al venerdì, per allietare le tue pause al cesso.

10
Lascia un Commento

7 Comment threads
3 Thread replies
0 Followers
 
Most reacted comment
Hottest comment thread
8 Comment authors
topinambur

Meravigliosa! Ora la stampo e la attacco a giro dappertutto!

Dia.hane

trooooooooooooooppo bella.

fratellomaggiore

Mi sono commosso

I Am Too Old For This Shit

92 minuti di applausi

Madame Battuage

<3

Boh

Bellissima storia! Non sono morta dalle risate come te ma ho sorriso. Di sicuro se l’avessi sentita raccontata da Jim Jefferies avrei riso fino alle lacrime

Fabio Lord

Ahahah che Cazzo di storia. Fantastica!

Potrebbero interessarti anche...

Spargi il seme di Victor!

Send this to a friend

Oh, ho trovato questa cosa da farti leggere: Portare un paraplegico a puttane (una storia bella)! Questo è il link: https://storiedelcazzo.com/portare-un-paraplegico-a-puttane-una-storia-bella/