Regali di Natale e scopate tristi

Viene da me come una fiera,
Gambe lunghe per i vermi,
Culo basso per gli dei,
Banchettiamo con due ossa bucate.

Ci riempiamo di midollo e di chiacchere,
Il vino le tira fuori di bocca parole sincere,
Cerca di pagare, ma io ho sempre avuto l’impressione che, di noi due, sia sempre stata lei a fare l’investimento più grande.

Forse con tutti quei capelli che le appesantiscono il cranio non riesce a contare,
Ma rinunciare ad amare tuo marito è un prezzo che val bene una cena.
Quindi le offro il vino,
il cibo,
la dolcezza,
e l’assoluzione, che è in definitiva il motivo per cui continua a cercarmi.

Mi ero detto che non sarei mai andato con una donna sposata,
Non cono una che mi deve nascondere, almeno,
Perché so cosa vuol dire vedere una famiglia che si abbatte su se stessa,
E non voglio essere io il martello.

Ma sei debole e per ogni regola hai tre eccezioni.

Non ci sono mai fronzoli fra noi,
Sono io ad andare in bagno,
È lei a spogliarsi per prima, in camera mia, aspettandomi sotto le coperte,
Credo che nessuno al mondo si sia mai lamentato per la Naked Lady,
Non sarò certo il primo.

Però, in tutto questo, come ti viene in mente di eliminare ogni finzione?
Come ti viene in mente di non fare almeno finta che porca puttana  ci si possa piacere, sedurre di nuovo, di anno in anno, lasciando i pensieri liberi di correre veloce su una strada nuova con la sicurezza di sapere già tutti e due dove porta?

Come puoi allontanarti, mentre sto parlando alla parte più intima di te, per girarti e affondare la testa fra i cuscini?
Non mi guardi non mi vedi non mi vuoi vedere non vuoi sapere non vuoi essere lì ma hai fatto tutto da sola cazzo e ora mi stai invitando mentre rimani in silenzio.

Stai piangendo, la sotto? Ti stai mordendo le labbra? Stai pensando a tuo marito? Stai contando i capelli delle altre donne sulle lenzuola?

Volevo una donna intera e ne ho trovato solo la metà meno nobile.

C’è un silenzio fottuto nella camera mentre penso a cosa fare e guardo i suoi capelli e il suo naso e la sua faccia che vengono risucchiati dai cuscini.

Lo stesso silenzio di una stanza di un uomo sovrappeso di quarant’anni che si fa le seghe guardando donne giovani mentre i figli dormono.

Un silenzio che sa di accettazione e di vegogna più che di passione,
Non lo posso sopportare.

Lo riempio con il rumore degli schiaffi, che però non riescono a coprire il rombo di una delusione che si nasconde all’udito.
Continua a rimbalzarmi in testa sempre più velocemente e da lassù dà comandi allo stomaco di rigirarsi sottosopra.

Solo due occhi attenti potrebbero vederla, e liberarla, ma evidentemente non siamo qui per farci del bene.

È ora di farla finita,
È quello che mi sta chiedendo, credo,
E il più velocemente possibile, se non ti dispiace,
Chissàdi che natura è il brivido che ti percorre la schiena.

Perché non riesci ad accettare questo regalo? Non è detto che volesse qualcosa per se stessa.
Predichi l’egoismo ipotizzando che gli altri siano altruisti. È stupido.

Chissà perché ti fai del male così, ragazza,
E perché io me ne approfitto,
E perché continuerò a farlo.

Ma non stasera.

La mia forza diventa carezza,
“Cosa c’è che non va?”
“Forse ho bevuto troppo”
Risposta di merda in un momento di merda.

Devi stare attenta alle risposte che dai,
Prima o poi qualcuno potrebbe dirti quello che pensa,
Perché ci sono tradimenti felici e tradimenti comandati, sporchi e che rendono gli amanti tristi.

Nella mia testa c’è una tempesta,
Fra le gambe confusione,
Che lei cerca di risistemare con la lingua,
È come se mi leccasse una ferita che non si rimarginava da un anno,
Dall’ultima volta che ci eravamo visti.

Voleva me voleva Victor voleva sentirsi usata voleva rievocare le sensazioni di un tempo passato in cui ci eravamo dati la caccia, quando era ancora libera?
Vorrei smettere, ma la ferita ormai è rimarginata.

Non sei più tu a controllare il tuo corpo.
Mio Dio quanto sono debole.
Non è importante, interrogarsi è inutile, e impartire lezioni tratte da risposte a domande sbagliate è dannoso. Prendi quello che ti vuole dare e non giudicarla.
È egoista.
È umano.

Quando io divento acqua, lei in pratica è già rivestita.

Rientro in contatto con la realtà in quel modo che non posso definire doloroso ma che sicuramente è davvero poco piacevole e assomiglia a quell’improvviso risveglio che spezza un bel sogno. Il regalo delle scopate tristi.

Mi piacerebbe avere voglia di abbracciarla, ma questa è l’ultima volta.

Quattro volte in quattro anni,
Un giorno non ci penserò più,
Come se non fosse mai esistita.

Non l’accompagno fuori,
La scorto come una guardia, a distanza.

“Ciao bello!”

Faccio finta di essere stato bene.

I miei sogni di quattro anni fa si sono trasformati in un film sbiadito dal sapore insipido.
Siamo in tanti a guardare film come questi.
Cuori grandi in fiche strette e viceversa.

Per non annoiarsi.
Forse per rimettere ordine ognuno nelle proprie tempeste.
Per non dire di no a qualcosa che ci viene regalato, allo stesso modo in cui non riusciamo a dire di no ad un bel niente.

Com’è che non riesci neanche ad essere felice per i regali. Vuoi proprio rovinarti la vita tu, pur di scrivere, o di crogiolarti sotto le tue coperte calde fatte di pensieri tristi.

Io ho bisogno di miliardi di mani e di miliardi di spalle,
Per appoggiarci tutti quanti e rimettere ordine nelle nostre tempeste.

Perché qui nessuno c’ha capito nulla, e i regali di Natale e le trombate tristi servono solo a farti stare bene finché non ti risvegli.

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