Il Magico Weekend di Spartaco

magico weekend

Questa è la storia di Spartaco, un Victorino che ha ottenuto la benedizione della Santa Cappella e le cui gesta meritano di essere narrate qui, nella culla del Victorianesimo.

Capitolo 1: la rottura

Dopo più di un anno di relazione, la mia ragazza mi lascia il giorno prima di San Valentino. Così… senza nemmeno una lettera di preavviso: una chiara violazione del contratto tra fidanzati (se guardi The Big Band Theory sai di cosa sto parlando).

Non sto qui a spiegare che razza di ameba infelice e miserabile sono stato: tutti siamo stati lasciati. Tuttavia non tutto il male viene per nuocere: ho praticamente rilanciato l’economia di tutti i rivenditori di alcolici nella mia zona.

Passa del tempo → recupero tutti i post di Storie del Cazzo → sto meglio.

Capitolo 2: l’avventura come unica risposta alle sfighe della vita

Un venerdì, decido che ho bisogno di uscire di casa per fare qualcosa che non sia ingurgitare litri di alcool. Prendo una borsa, ci infilo dentro un paio di cambi e vado in stazione.

La tipa alla biglietteria mi dice che il primo Frecciarossa in partenza va a Venezia. C’è un’offerta last minute che posso usare per prendere a/r a 70€ in business. Crepi l’avarizia, questa volta starò comodo.

Arrivo alla carrozza di quelli vestiti bene, spengo la sigaretta, mi siedo al mio posto e tiro fuori il libro. I libri hanno qualcosa di speciale, molto meglio dei kindle o dell’ iPad: puoi toccarli, sentire la carta, la sua consistenza e il suo odore (sì, amo annusare i libri).

Un tizio in completo sulla sessantina seduto di fronte a me, perfettamente a suo agio nell’essere vestito bene nella carrozza di quelli vestiti bene, mi guarda con sufficienza e tira fuori il suo iPad con un sorrisetto.

Circa un’ora dopo il coglione scoprirà di avere la batteria scarica e di aver dimenticato il caricabatterie e allora sarò io a sorridergli indicando il mio libro e apostrofandolo con un «Questo nun me se scarica mai!».

In business class sono tutti vecchi e profumati, io so di sbaraglio e Eau de Camel Blue. Alla stazione di Porta Susa sale una donna, vestita bene ma non elegante: gonna nonostante il freddo, scollatura media, capelli biondi sciolti.

Capitolo 3: l’incontro con il Mentore

Mentre si avvicina al posto libero accanto a me noto che ogni singolo uomo vecchio e profumato gira la testa per guardarle il culo, stirandosi le rughe del collo come una batteria di tacchini abbronzati. È davvero una scena pietosa.

Sorrido con amarezza e torno a leggere. Lei si siede accanto a me. Il vecchio di fronte sbava. Non sono abbastanza sicuro di me ubriaco per provarci con una più grande che viaggia in business. Dopo circa mezz’ora mi viene in mente che forse dovrei cercare un albergo dato che il mio biglietto di ritorno è per lunedì mattina.

Quindi poso il libro sotto la rivista di trenitalia (non so perché
l’ho fatto) e apro booking. Lei vede l’autore del libro (Andrzej Sapkowski) ma non il titolo in italiano che è coperto, e mi inizia a parlare… in polacco.

Dio bono, io non lo so il polacco!

— Non temere Victorino, poiché io sono giunto a te.

— Chi sei?

— Victor.

— Ah, ma non eri già apparso nella storia dell’altro ragazzo?

— Embè?

— Boh non c’hai da fare col tuo proprietario?

— Nah, c’è una brasiliana che lo ha praticamente castrato, son lì che fanno i piccioncini, ieri hanno dormito insieme senza scopare, non lo sopporto più, quindi son venuto ad aiutare te.

— Parli polacco?

— No.

— E quindi, come funziona? Devo fare quello che dici tu e poi scopo, giusto?

— Nella migliore delle ipotesi.

— E nella peggiore?

— Beh potresti ritrovarti col cazzo moscio a far squirtare una tipina col ciclo nel bagno di una lussuosa camera d’albergo, con un piede incastrato fra il bidet e il cesso, trasformando la stanza nel set di Shining 2.

— Non dovevo chiedertelo.

— Tutti sanno iniziare una serata, pochi sanno finirla come si deve.

— Entusiasmante. Senti, che devo fare?

— Beh, intanto cerca di capire cosa sta dicendo la tipina.

La fisso confuso. «English?» dico. Lei ride e ripete in inglese. È una fan dello scrittore e voleva sapere il mio parere su alcune vicende della trama.

Ora, io l’inglese lo capisco come se fosse italiano, ma hai mai sentito un romano che parla inglese? In pratica non so com’ha fatto quella a capire che cazzo stavo dicendo (qui hai un esempio concreto).

La conversazione parte, mi sento fomentato, sono lanciato a chiederle il numero e ad invitarla ad uscire stasera quando:
“Siamo in arrivo a… Milano Centrale. We’re now arriving in… Milano Centrale”, e lei scatta in piedi, mi saluta al volo e scappa via.

Non so nemmeno come si chiama.

Quando se ne va una tipina con cui non hai avuto il tempo di provarci

— Era sicuramente la donna della mia vita e io l’ho persa.

— Eh oh, capita.

— Pensavo che saresti stato più utile.

— Vabbè dai, tanto eravate diretti in città diverse e poi ti piaceva solo perché ti sembrava irraggiungibile. Vai apri Tinder vediamo un po’ chi c’è a Venezia.

— Non ho Tinder.

— Scusa?

— Non ho Tinder, non lo uso.

— Victor?

— Come sarebbe a dire non hai Tinder ma dove cazzo pensi di essere nell’America degli anni ’60 con i pantaloni alla zuava le canne ovunque e il sesso libero ma ti rendi conto che l’altra sera un tizio apparentemente normale si è avvicinato in discoteca a Tranquilla Giancarla e le ha chiesto se poteva leccarle le tette così come se fosse ok tanto erano le tre di notte?

Viviamo nella società più superficiale e spiritualmente stuprata di sempre, le donne non sanno più distinguere i ragazzi che cercano passione da quelli che cercano una prostituta e gli uomini confondono le donne che gli fanno sesso con quelli che rispettano troppo per farci sesso e tu che ti fai problemi con una Polacca sul treno pretendi d’arrivare a Venezia e trovare una tipina da trombare per colorare la tua ansia esistenziale con un atto d’amore… dove? In una discoteca dove sono tutte fidanzate o lesbiche o si fingono morte per evitare l’ennesimo approccio da parte dell’ennesimo coglione ubriaco? Come puoi voler dare a quest’avventura di soli due giorni il sapore della figa e della vittoria senza usare l’unico sistema che oggi ti permette di cercare e trovare LA tipina che Venere ti dona senza perderti nel groviglio disumano del clubbing?

Capitolo 4: Tinder

Imposto il GPS su Venezia e inizio a scorrere foto su foto. Dopo cinque minuti e nessun match mi sono già rotto il cazzo: Tinder non fa per me. Mi rimetto a leggere.

Venti minuti dopo, a sorpresa, mi arriva la notifica di un match. Lei si chiama Elizabeth, ha 24 anni e per dirla in modo molto elegante è ‘na turbofregna che farebbe schioda’ pure Gesù Cristo per faje ‘n saluto.

Sto per scrivere “Ei ciao” quando mi ricordo che Victor mi osserva e vado con un approccio meno tradizionale: “…”

Risponde dopo 25,8 secondi con “???” e qui ho sfoderato tutta la mia sapienza da liceo classico rispondendole: “!!!”

Emoticon che ride.

Da qui traduco in automatico la chat dall’inglese:

«Perché mi hai scritto “…”?»
«Perché se avessi scritto “ciao” o “come stai?” o “sei bellissima” non mi avresti mai risposto.»

Altra emoticon che ride.

«Sei simpatico. E apprezzo l’originalità»
«Originalità un cazzo: non è farina del mio sacco, l’ho copiata ad un tizio che scrive un blog del cazzo, letteralmente. Hahaha grazie, ci provo.»

Parliamo, riesco a farmi dare il numero, ci spostiamo su whatsapp, la invito ad uscire. Accetta e mi chiede dove ci vediamo.

Ora, la mia conoscenza di Venezia si basa interamente su Assassin’s Creed II e anche se la Ubisoft fosse stata accurata come Google Maps nella ricostruzione dei luoghi, sono sicuro che dal 1480 le cose siano un po’ cambiate… magari hanno aperto altri locali.

Mentre messaggio e faccio finta di essere un gran conoscitore dei canali, chiamo D’can, un mio amico di Padova (sì, il soprannome è esattamente per il motivo che pensi tu, del resto è veneto) che va a Venezia una settimana sì e l’altra pure e che sicuramente conosce qualche posto.

Mentre risponde mi tempesta di domande e, tra una bestemmia e l’altra, riesco anche a capire il nome di un paio di posti dove andare.

Mi faccio dire in quale hotel sta Elizabeth, le dico che ci vedremo lì e poi la porterò in un posto molto carino che conosco.

Accetta e poi stacca perché ha da fare.

Oddio.
Ha accettato.
È la prima tipina con cui esco da due mesi.

Elettroencefalogramma di un uomo che esce con la prima tipina dopo una rottura

Capitolo 5: la sera del primo appuntamento

Arrivo a Venezia ed esco dalla stazione con la camminata spavalda del conquistatore che è arrivato in città per trombare, bere e piantare bandierine, ma l’unico che mi caga è l’indiano che vende rose. Mi perdo cercando l’hotel, un taxi mi dice che con soli 50€ mi ci porta davanti (stocazzo), il vaporetto costa 7,50€ PER UNA SOLA CORSA, cammino, piccioni ovunque, mi perdo di nuovo, indiano che vende souvenir, trovo l’hotel, lancio lo zaino in faccia al concierge e riesco, Elizabeth sto arrivando!

La vado a prendere e alla prima occhiata capisco che:

1) è bellissima, ben oltre la mia portata;
2) ho il 76% di probabilità di andare in bianco;
3) questa è una ragazza davvero coraggiosa.

Il punto tre è dovuto al fatto che sta tirando un vento della madonna e ci sono quattro gradi ma lei ha comunque deciso di mettersi un vestito (bellissimo per carità), ma che la lascia mezza nuda anche con la giacca sopra, e probabilmente le si sta congelando qualunque parte anatomica al di sotto dell’ombelico.

Ora, le donne hanno sempre freddo, io mai, ho anche sciato a maniche corte con -5°. La saluto e attacco con: «Beh, ora che ho visto quanto sei bella mi dispiacerebbe molto se ti congelassi.» e le do la mia giacca, che le arriva oltre il ginocchio.

All’inizio la tipina rifiuta (sconvolta dal fatto che io sia in camicia e stia benissimo), ma grazie al mio charme e al vento che tira, accetta poco dopo.

— Bravo! Bella lì.

— Grazie, comunque non sono mica come il tuo proprietario, nella vita ho trombato anche senza di te.

— Mai complimentarsi con quelli di Roma, ve la sentite troppo.

Camminiamo veloce per non congelare e arriviamo al locale consigliato dal mio amico. È molto carino ma è piccolo e strapieno. Lei non parla un cazzo italiano e manco il proprietario, che parla veneto stretto. Riesco a capire che il concetto è: “appena si libera un tavolo se riuscite a sedervi in fretta è vostro”.

Mi guardo attorno ci sono altre sei persone in piedi come noi. Sto per dirle di andarcene quando due coppie si alzano lasciando i rispettivi posti liberi.

Uno è in mezzo ad una fila di altri tavoli (quindi dovremmo stare per forza uno di fronte all’altra) praticamente davanti a noi, mentre l’altro è all’angolo, ma dall’altra parte del locale.

PdV insegna che sedersi ad un appuntamento di fronte alla ragazza è una gran cazzata quindi le biascico un «Follow me!» mentre mi sto già lanciando in mezzo al locale nel delirio di tavolini, dribblando una ragazza e pestando un piede al tizio che stava con lei.

Non molto educato, lo confesso, ma la mia ospite ha davvero apprezzato molto il fatto di non dover uscire di nuovo al gelo. Il suddetto tizio è venuto poi al tavolo a dirmi che lui c’era prima, ma con molta delicatezza l’ho informato che: «Io da qua nun schiodo. Si voi sta’ lì a fissamme pe’ tutta la sera stacce. Er padrone dice che chi fa prima se pija er tavolo.»

Mi fissa male, ma evidentemente capisce che non potrà mai raggiungere i miei livelli di ignoranza romana senza sfigurare davanti alla sua donna (cosa della quale io non devo preoccuparmi perché lei tanto non capisce la mia lingua) e se ne va sconsolato.

— Mi piace questa devozione paramilitare ai principi dell’imbrocco Victoriano. Sai cosa devi fare ora?

— Boh, parlarci?

— Sì ma non solo. Cerca di conoscerla, e quando senti che hai voglia di avvicinarti a lei, fallo! Insieme alle parole devi creare anche un dialogo fisico, altrimenti tutti quei momenti un po’ più alti a livello emotivo si dissolveranno nel nulla, mentre le sensazioni evocate dalle parole dovrebbero sfumare nel corpo. Se non sai dialogare anche a livello fisico, lei si farà un’immagine di un uomo che mantiene le distanze e lì sei fottuto, perché se poi dopo cena ti trasformi in un polpo la spaventi. È il classico errore dei ragazzi che si tengono le mani un culo per tutta la sera, poi credono di meritarsi il bacio sotto casa, ma si prendono le porte in faccia.

— Eseguo.


Ordiniamo vino e iniziamo a parlare. Lei è alta circa uno e sessanta, capelli castano chiaro lunghi fino alla vita, occhi verdi e avrà come minimo una quarta.

La mascella è un po’ squadrata ma in compenso c’ha un culo che pare je l’abbia fatto Michelangelo. Si chiama Elizabeth come sua nonna, vive a New York e suo padre fa l’avvocato in uno studio importante, quindi c’ha i soldi. Lei però vuole essere indipendente e vive in un appartamento condiviso vicino alla NYU, che paga facendo la cameriera.

Si è fatta pagare dal papi solo la vacanza di un mese in Italia perché ama il nostro paese, come tutti gli americani.

Chiacchiere e vino consumano la serata. Confesso che me la sono sentita matta e ho fatto molto l’acculturato, grazie ad un mix fenomenale di rimembranze del liceo classico, serie tv americane e conoscenze geografiche delle medie.

Memore delle doctrinas cazzibus ogni tanto le sfioro la spalla, mi avvicino un po’, insomma tutti i soliti gesti vaghi ma che vaghi non so’ manco pe’ niente. Sembra che lei ci stia.

Prova del nove quando, in un momento di non-lucidità dovuto al vino, le metto una mano sul ginocchio, anche se non so con precisione cosa avessi intenzione di fare.

Sento che lei si irrigidisce e sto già preparandomi a fa il vago e ad inventare una scusa mentre levo la mano quando sento la sua che mi ferma. Mi prende il polso e mi rimette la mano sul suo ginocchio, poi inizia a tirarla a se, facendola scorrere sulla coscia e avvicinandosi a…

— Booooom, bravo soldato, stasera si tromba!

— Sì, ora, con calma… magari se va tutto bene.

— Che è ‘sto tremolio nella forza? Ti ha dato il via libera, baciala!

— No oh, è troppo presto.

— Presto? Oh ma son due mesi che non scopi, datti una mossa!

Nel mentre, lei mi sta fissando dritto negli occhi mentre io sento una vena che mi pulsa per lo sforzo combinato di mantenere a bada l’erezione e al contempo di ricambiare il suo sguardo senza far scivolare il mio nella sua scollatura che, essendo lei piegata in avanti verso di me, mostra molto più di quanto non dovrebbe.

— Oddio quanta voglia ho di toccarle le tette.

— Fallo.

— Siamo in un ristorante!

— Dille che sembra che abbia davvero delle belle tette, peccato per la scollatura, e poi infilaci in dito per approfondirla.

— Eh? No sto cercando proprio di non essere volgare e di trattarla come una signora.

— Ma quale signora, COSA CAZZO DICI, ti ha praticamente messo una mano sulla figa! Le donne son diverse dagli uomini solo finché non decidono che gli piaci. ‘Sta tipina se potesse si farebbe trombare pure sul tavolino del ristorante, quindi… Tette! TETTE PORCA PUTTANA!!

Non riesco a toccarle le tette, è davvero troppo per me, però a questo punto sono quasi incapace di continuare questo sforzo sovrumano e mi serve un diversivo.

La bacio.

Mi ci sta.

Il resto della serata si può riassumere in: abbiamo finito il vino, pagato il conto metà per uno, siamo andati al mio hotel, non ho avuto bisogno di inventare una scusa per bypassare i filtri sociali, dato che lei mi aveva detto chiaramente di portarla da me, e siamo andati a letto.

Capitolo 6: perché sparire il giorno dopo, quando potete scopare ancora?


La mattina dopo facciamo sesso di nuovo, poi colazione col servizio in camera. Ci facciamo la doccia e facciamo sesso un’altra volta. Dopo due mesi di astinenza ho più testosterone in corpo di un bodybuilder prima di una gara.

Riproduzione del pene di Spartaco

Lei, inconsapevole del purgatorio emotivo che mi aveva permesso di accumulare la stessa voglia di figa di un Vietcong dopo due anni passati nella giungla a scoparsi i caschi di banane, pensa di aver trovato l’italiano dalla minchia bionica, al che si riveste e mi fa: «Io oggi ho da fare, però sta sera mi piacerebbe rivederti. Ci vediamo alle 6 al mio hotel e vestiti elegante che ti voglio portare in un posto.»

Confermo che ci sarò, che il mio massimo di eleganza è una camicia con jeans scuri e una giacca, la bacio e se ne va. Io crollo sul letto e dormo per la maggior parte del giorno. Sono fuori allenamento e sono esausto. Mi ha
spompato alla grande, non so se riuscirò di nuovo stasera.

Alle sei sono al suo hotel. Ha un vestito elegante ma non lungo, che la copre ancora meno della sera prima. Le presto di nuovo la giacca perché c’è gianna nonostante l’ora, e stavolta conduce lei.

Mi ha portato all’opera. Sì, hai capito bene, a teatro a vedere l’opera. Nonostante io sia un romano ignorante, oltre ad essere in grado di parlare e scrivere correttamente in italiano, amo anche il teatro, i libri e sì, a volte anche l’opera.

Ma non di 4 ORE IN TEDESCO!!

Penso alla ritirata strategica, alla simulazione di un attacco di diarrea improvviso e alla morte cerebrale… ma poi cedo. Mi piace, ha comprato i biglietti, posso sforzarmi di passare una piacevole serata in compagnia.

— Alt!

— Che?

— In che senso ti piace? Stai andando oltre. Lo sai vero che è un’avventura di un weekend di pura passione e che non vi dovete sposare, vero?

— Sì vabbè ma…

— No vabbè ma un cazzo, quell’ebete del mio proprietario ci perse una donna fantastica all’opera e da allora l’opera viene considerata una merda nel Victorianesimo, a meno che tu non ci vada con una Vera Fidanzatina Stabile. Cioè dai, saresti mai, MAI NELLA TUA VITA andato a vedere quattro ore di tipi che cantano in tedesco? No! E dato che la risposta onesta è no, perché devi mentire a te stesso e far finta che ti interessi andarci con una tipina con cui dovresti fare tutt’altro? La devi scopà, non sposà. Lo vedi che c’è una consonante diversa?

— Senti ormai sono qui, e non me la sento di dirle che me ne voglio andare. Mi rassegno a quattro ore di tedesco in cui mi romperò i coglioni e non capirò un cazzo.

— Capisco. Come ogni ragazzo gentile, sei disposto a far cose che non ti piacciono per assecondare ragazze che non rivedrai più. Fa’ ciò che desideri e chiamami fra 4 ore.

Nel palchetto siamo soli. Dopo mezz’ora mi rendo conto che anche lei si è rotta il cazzo dell’opera. Ne sono piuttosto sicuro perché mi mette una mano in mezzo alle gambe e mi afferra il cazzo. Io la guardo e lei sorride.


— Bada lì. Quattr’ore son volate.

— È passata mezz’ora. Mi sa che s’annoia.

— SCOPALA QUI E ORA.

— Ma tu sei scemo!

— E tu sei frocio.

Vedendomi immobile ma compiaciuto, tipo una statua greca barzotta, Lizzie (le piace essere chiamata così) mi si mette in ginocchio davanti e inizia a spompinarmi come se non ci fosse un domani.

Il mio buco del culo si stringe con la forza di Hulk. Non avevo mai fatto roba in pubblico, anche se il palchetto non è proprio pubblico, ma è comunque assurdo. Sono a metà tra il terrorizzato che ci becchino e l’eccitato come un riccio in calore per la trasgressione.

L’unica pecca è che mentre tre dei miei sensi sono concentrati su di lei, le mie orecchie registrano il sottofondo di: «War des sichern rohrs crucchen, abends bracht’ ich nich capisch un cazzen, und wie über eignes pompinen…».

Non so se ti è mai capitato di avere rapporti con una ragazza con un tizio in sottofondo che canta in tedesco ma io so’ scoppiato a ridere a ‘na certa, non ce la facevo più. Era una scena troppo assurda.

La prendo per i capelli e la tiro su per baciarla. Poi la sospingo sulla sua poltroncina, le tiro giù le mutande e inizio a leccargliela. Va tutto bene per i primi trenta secondi, poi la pazza inizia a gemere.

— Ma che cazzo fa?

— Gode! Che domande fai?

— Ma siamo in pubblico.

— Appunto.

— Se continua così ce beccano, meglio smette’.

— FOLLE! Devi seguire la melodia dell’oboe d’amore, dei tromboni, dei corni e delle tube orchestrali! Devi arpeggiarle il clitoride e sviolinarle il punto G. Non capisci come ogni elemento dell’orchestra vi stia invitando a scopare?

— Mmmmh, ok!

Capitolo 7: un epilogo felice

Non voglio sapere cosa possa aver pensato chiunque sia stato lì dopo di noi, inclusi quelli delle pulizie, trovando un lago di squirt. Onestamente non so nemmeno io come cazzo ho fatto a bagnarmi solo una parte della camicia.

Fatto sta che ho dovuto tenerle una mano sulla bocca per non farla urlare e farci cacciare o arrestare. Col senno di poi mi rendo conto che avremmo potuto fermarci lì senza fare anche sesso e che se ci avessero beccato me ne sarei potuto pentire per il resto della vita ma in quel momento io non stavo pensando affatto, o meglio, pensava la parte sbagliata di me sotto l’influsso di Victor.

Siamo tornati in hotel, sempre da me, e mi ha dato anche il culo. Credo sia stato il weekend più bello della mia vita anche perché io ho sempre avuto “storie serie” e mai avventure occasionali, a parte questa e un’altra.

E per questa devo ringraziare il Proprietario di Victor e i consigli che mi ha indirettamente dato.

Lei verrà a Torino fra un po’ e mi ha chiesto se può dormire da me.

Non vedo l’ora di rivederla.

busta150

La Posta del Pene

Una mail al giorno, dal lunedì al venerdì, per allietare le tue pause al cesso.

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Nick

Cose che capitano per caso e si rovinano razionalmente. Goditela soldato!

J.B.

Grande Spartaco! Non ha sbagliato un colpo! Potrei diventare un patito dell’opera così…ahahah!

topinambur

Si chiama Spartaco Decimo Meridio, comandante dello squirt del palchetto, generale delle tette di quarta, servo leale dell’unico vero imperatore Victor Aurelio. Padre di un culo sfondato, amante di un’americana in vacanza…e avrà il suo secondo giro…a Torino o da qualche altra parte XD

Brodino Vegetale

A cuccia topinambur! quel nome ha il copyright!

Bravo Spartaco, fiero di averti nel mondo della Goliardia da un bel po, ancora più fiero di averti preso per le palle (letteralmente) prima che andaste te e gli altri a dormire a casa della mia ragazza dopo aver letto questa storia :D

Ci vediamo venerdi

Say my name

L’hai terrorizzato talmente tanto quella sera che non solo non ci ha minimamente provato, ma non si è nemmeno fatto trovare in casa la mattina dopo 😂
#illatobuiodibrodino

francesco

Epico

Boh

Bellissima!! Vorrei ancora storie raccontate da Victorini e Victorine (che non hanno scopato con PDV)

J.B.

Approvo la mozione!!

Vainmona

Mi immagino i titoli sui giornali: opera di Venezia allagata, marea record nel centro storico!

trebisonda

grandissimo Spartaco… scopare a teatro è sempre stata una delle mie fantasie ! lei un genio!!

Boh

Molto probabilmente era una fantasia anche di Lizzie

trebisonda

direi di sicuro…ma mille punti per averla attuata su due piedi col tipo di Tinder a Venezia!!

Boh

I miei più sentiti complimenti a Lizzie che con i soldi del padre porta uno sconosciuto a teatro per dare vita a una delle sue numerose fantasie: fornicare a teatro. Ci sono quelli come PDV che come obiettivo nella vita hanno quello di completare la mappa della figa e quelle come Lizzie che come obiettivo nella vita hanno quello di fare sesso nei luoghi più strani. Mi chiedo come avete fatto a non farvi sgamare

Spaturno

92 minuti di applausi.

fratellomaggiore

Grande! W la fica e W la vita!

PJ*

Grande, che weekend epico!

Saeko

proprietario di Victor! Rivendico la maternità dell’opening “…”
Bellissima storia
😁

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Ti amo

Insomma ero a VVX, un corso di formazione vendite pieno di gente vogliosa di imparare a fare soldi con la

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